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Vicenza, il BIA, la Luiss e la nascosta verità

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VICENZA, IL BIA, LA LUISS E LA NASCOSTA VERITÀ

FULVIO REBESANI

NEL NUMERO QUATTRO DI QUADERNI VICENTINI, affrontando la questione del BIA (Bilateral Infrastructures Agreement Italia-Usa firmato il 20 ottobre1954) riportavo gli esiti di una ricerca dell’Università Luiss di Roma sulle basi USA in Italia. Gli autori, in una articolo pubblicato nella “Prassi italiana di diritto internazionale in Italian Yearbook of International Law ” , sostengono che le basi solamente USA in Italia in forza del Bia sono otto (o meglio basi e infrastrutture) e sarebbero le seguenti:1.Aeroporto di Capodichino (attività di supporto navale); 2.Aeroporto di Aviano, Pordenone (31° stormo e 61° gruppo di supporto regionale); 3.Camp Darby (Livorno); 4.la base di Gaeta, Latina; 5.la Base dell’Isola della Maddalena (non più attiva NdR)6.la Stazione navale di Sigonella; 7.l’osservatorio di attività solare in San Vito dei Normanni; 8.una presenza in Vicenza e Longare.
Per un altro verso, ma sempre in tema, va considerato che l’allora primo ministro Massimo D’Alema – rispondendo a varie interrogazioni alla Camera il 10 marzo 1999 sulla tragedia del Cermis (avvenuta a Cavalese il 3 febbraio 1998 quando un aereo militare statunitense tranciò il cavo della funivia del Cermis, in val di Fiemme, causando la morte di 20 persone) – comunicava di aver disposto la desecretazione dell’accordo BIA (Italia – Usa 20/X/1954) trasmettendolo alla Procura della Repubblica di Padova, che indagava sulla responsabilità del comando della base, e alla Procura di Trento competente per territorio sul fatto.
Non escluderei a priori che qualche studioso della Luiss in materia specifica possa aver sbirciato certe parti dell’accordo, specie l’elenco delle basi previste dall’intesa bilaterale. Nel mio articolo precisavo che il ministro della difesa Arturo Parisi, rispondendo alla Camera a varie interrogazioni, dichiarava il 19/IX/2006 che le basi USA in Italia disciplinate da accordi erano otto. Il conto torna con quello dettagliato degli studiosi della Luiss. Anche per bocca del ministro le basi sono USA, non Nato, perchè l’accordo era bilaterale fra Italia e Stati Uniti d’America mentre l’intesa Nato è multilaterale. Base statunitense significa che questi comandi rispondono solo ai loro superiori e al presidente USA mentre per le basi Nato ci sono comandi formati da ufficiali dei vari Paesi che possono condizionare e modificare la volontà USA. Anche il Dal Molin è una base solo USA come ha più volte affermato l’avvocatura dello Stato contrastando avanti la Magistratura amministrativa (TAR Veneto) le iniziative giudiziarie dei Comitati e delle Associazioni. Nel piano edificatorio della base Dal Molin ognuno dei 16 progetti che lo compongono si conclude affermando per iscritto che si tratta di base USA finalizzata alla difesa di questo Stato. La data di arrivo a Vicenza del primo nucleo di militari stelle e strisce è il 20 ottobre 1955 (reparto dei Red Knights). Nel medesimo mese viene ceduta agli USA la base Ederle, già dell’esercito italiano, e il 29 settembre 1955 arriva una parte numerosa del contingente destinato a Vicenza (Giacomo Lanaro – gli americani a Vicenza (1945-1965). Quindi un anno dopo la firma del BIA arrivano i soldati statunitensi.
Le opinioni diverse sono il sale della democrazia e della libertà. Questa rivista è nata per capire le cose e scoprire, laddove sia possibile, la loro verità (che è una parola alta e complessa). Fulvio Rebesani è convinto che la scelta di Vicenza-Ederle fosse già stata decisa nel BIA (Bilateral Infrastructural Agreement) che è dell’ottobre 1954. Il suo ragionamento non farebbe una grinza: dopo il BIA, un anno dopo, arrivano gli americani. Causa ed effetto.
C’è però il problema che il BIA non è stato firmato per far venire gli americani a Vicenza ma per tutti gli accordi bilaterali Italia-Usa sul piano militare. Il trattato vero da tenere d’occhio per capire la venuta degli americani a Vicenza non è il BIA, è quello che sancisce la fine della neutralità dell’Austria. Ciò perché i Red Knights arrivati a Vicenza erano quelli di stanza in Austria quando Vienna era divisa in quattro come Berlino. Fu lo storico Trattato di Stato per la re-istituzione di
un’Austria indipendente e democratica, e fu firmato a Vienna il 15 maggio 1955 , al Palazzo del Belvedere tra le potenze occupanti alleate: la Francia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e il governo dell’Austria.
Il lavoro della Luiss è del 2008 e riflette un articolo di Italian Yearbook of International Law dello stesso anno. Le mie fonti sono diverse e sono confermate da tre servizi dettagliati di Alfonso Desiderio (1999, 2007) sulle basi americane in Italia che citano gli allegati tecnici che enumeravano le infrastrutture previste dal BIA. Il trattato era secretato (e lo è tuttora) ma gli allegati tecnici con il dettaglio delle basi no (per ovvi motivi pratici). Alla firma del trattato le infrastrutture previste erano 18 e Vicenza non c’era. Nei protocolli aggiuntivi (sempre tecnici) successivi al BIA e ad esso configurati ci sono altre 16 località ma non Vicenza.
Vicenza in fondo appare ufficialmente e giuridicamente solo nel 1965, quando il comando Setaf viene definitivamente spostato da Verona a Vicenza. (p.d.)