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LA GRANDE SPECULAZIONE CHE IGNORA LA CITTÀ
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UN MOLOCH BRUTTO E CATTIVO NEL TEMPIO DELLA LEGALITÀ

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Nello storico quartiere di Borgo Berga, vecchia porta della città da sud, è stato costruito, fra entusiasmi di chi l’ha voluto (Hüllweck) e alti inutili lai di chi non l’ha fermato (Variati), un Moloch di cemento che dovrebbe contenere, in cambio di urbanizzazioni al limite della demenza architettonica, di cessione di aree pubbliche diventate senza valore, per nuovi manufatti residenziali e terziario, il nuovo tribunale del XXI secolo. Lo ha denunciato anche la pubblicistica nazionale. E se ne parlerà ancora a lungo. Ma in assenza di politica vera, con un atroce sospetto: inutilmente?

CIRO ASPROSO

QUANT’È DIFFICILE FAR CAPIRE ad amici foresti, in visita alla città per ammirare la restaurata Basilica Palladiana, che non è bastata l’eredità del grande architetto per convertire i suoi lontani pronipoti all’amore per il bello e al rispetto del paesaggio. Ancora pervasi dall’eco dell’invettiva di Oliviero Toscani: “A Vicenza un diluvio di diarrea architettonica”, i miei ospiti non mi danno tregua ed anzi mi incalzano, con domande sui Piani regolatori o sulle responsabilità degli amministratori pubblici, e inoltre, non mancano di rimarcare la stridente difformità tra le soavi forme dei palazzi del centro e l’asfissiante cementificazione dei quartieri periferici, e degli assi di penetrazione viaria.
Per cavarmela elegantemente leggo loro un brano tratto da Neri Pozza non è morto (lodevole omaggio di Ardinghi e Ferrio al celebre maestro): “…Vicenza si è sempre preoccupata più di commercio che di cultura. Palladio fu un frutto della cultura veneziana e padovana e il suo mediatore, Giangiorgio Trissino, da bravo diplomatico papale, con Vicenza non aveva più niente a che fare da tempo”.
Potrà sembrare un giudizio ingeneroso, ma come negare che noi vicentini, troppo spesso, ci siamo comportati come figli viziati che danno per scontata la ricchezza ereditata dai padri, che nulla fanno per preservarla o accrescerla e il cui destino è di ritrovarsi, poveri in canna (al momento più di cultura che di schei) a maledire la cattiva sorte, persuasi di non aver alcuna colpa per la sventura in cui siamo incappati?

Quando devastarono il parco di Palazzo Leoni Montanari

Per rendere più esplicito questo mio ragionamento porto ad esempio il caso di Borgo Berga, il grande complesso residenziale e commerciale, in cui è sorto il nuovo Palazzo di Giustizia, assimilato con azzeccata sintesi giornalistica al più noto ecomostro di Punta Perotti. In città sembra non piacere a nessuno (fatto salvo per l’ex sindaco Hullweck e l’ex senatore Stefani), eppure non sono serviti il cambio di amministrazione e una giunta di centro-sinistra per rimediare al danno fatto e per scansare un’altra catastrofe urbanistica, dopo quella devastante del Dal Molin.
La questione, grazie a un’inchiesta di “La Repubblica”, ha varcato i confini cittadini e ha destato molta curiosità sapere che la Procura di Vicenza ha avviato un’inchiesta per accertare possibili abusi edilizi, nella costruzione del Tribunale, che per inciso, ospita la Procura stessa.
E’ pur vero che già negli anni ’50 vi furono molte polemiche intorno alla costruzione degli Uffici giudiziari in Contrà Canove. Dimostrando scarsissima lungimiranza, i maggiorenti dell’epoca decisero di costruire in pieno centro città, approvando un progetto nato vecchio e palesemente sottodimensionato, ma cosa ancor più grave, devastando il bellissimo parco di palazzo Leoni Montanari. Così ha sempre funzionato Vicenza, ma a differenza del secondo dopoguerra, allorquando l’esaltazione immobiliare poteva anche essere giustificata, l’operazione tribunale avviata dalla giunta H ü llweck nel 2002, fu una palese speculazione edilizia camuffata da interesse pubblico.

Il dare e l’avere del ‘grande’ progetto

La Finvi, una società dell’impero berlusconiano, all’epoca dei fatti era proprietaria dei terreni dell’ex cotonificio Rossi, che, per intenderci, non erano certo classificati tra le aree d’oro. Per ottenere il via libera alla nuova urbanizzazione offrirono al Comune il progetto di un nuovo Tribunale e spacciarono la cosa come una grande opportunità per la città di Vicenza.
Tuttavia, i numeri dicono ben altro:
– 60.000 mc di volume residenziale
– 31.000 mc di commerciale
– 55.000 mc di direzionale
– 8.000 mc di pubblici esercizi
Costi monetari a carico del proponente:
– Opere di urbanizzazione primaria (verde 1.850 mq, viabilità 8.700 mq, autorimesse pubbliche 8.135 mq, parcheggi pubblici 4.398 mq) pari a • 4.707.632.
– Opere di urbanizzazione secondaria (verde 7.730 mq, parcheggi 1.298 mq, sistemazione argini, piazza, percorsi pedonali, verde ambientale 9.405 mq) pari a • 3.096.140.
– Opere relative al Tribunale (piazza 2.700mq, rampa di accesso 850 mq, parcheggi a raso 671 mq, parcheggi interrati 400 mq) pari a •850.050.

Il poco magico assist del Ministero della Giustizia

Inizialmente il Ministero di Grazia e Giustizia stanziò 15 milioni di euro, incrementati successivamente da altri 8 milioni, a patto che la costruzione del Tribunale sorgesse sul sito di Borgo Berga. Il che corroborò i sospetti di quanti sostenevano che il tutto era mirato a valorizzare i terreni di Berlusconi.
Una volta recuperato e fatto emergere il plusvalore della rendita fondiaria, la Finvi alienò la proprietà immobiliare e dopo ulteriori cessioni le subentrò “Sviluppo Cotorossi”, una partecipata tra Maltauro e la piemontese Codelfa. Nel frattempo era cambiato anche l’inquilino di Palazzo Trissino, ma come per il Dal Molin, le speranze di rinnovamento s’infransero presto di fronte alle scelte di real-politik.
Achille Variati, sindaco della città succeduto ad Hüllweck, che da consigliere regionale si era scagliato contro l’operazione immobiliare, nel 2009, fece approvare una Variante Urbanistica che modificava la viabilità e rivedeva gli oneri di urbanizzazione (• 1.448.760 di maggiori oneri per urbanizzazione primaria; • 1.735.562 di incremento per l’urbanizzazione secondaria; • 31.903 l’aumento dei costi per opere relative al Tribunale). Tuttavia, sebbene il primo punto della premessa alla Variante parli esplicitamente di: “contesto, piuttosto fragile” e di “ridimensionamento dell’edificato”, non si verificherà un solo metro cubo di riduzione nel comparto residenziale. La tesi sostenuta dalla società Sviluppo Cotorossi è che una riduzione di cubature avrebbe fatto saltare l’equilibrio finanziario. Ma andrebbe ricordato che fu solo in virtù della valorizzazione economica concessa dal PIRUEA che il privato ottenne un’area edificabile con funzioni miste, a fronte di un sito industriale dismesso e per di più in larga parte inquinato. In secondo luogo, in base alle modalità di attuazione dei Piani di Recupero tutte le opere di urbanizzazione vanno considerate a carico del privato, mentre si può ben vedere che le cose stanno in maniera diversa. Infatti:
1. L’Ente Pubblico si accolla • 550.000 per la rotatoria, la viabilità e i parcheggi a raso del Tribunale.
2. In origine il Comune era proprietario di 31.608 mq di superficie (per un valore di circa 9.500.000 euro), mentre in seguito all’approvazione del PIRUEA mantiene la proprietà di soli 15.000 mq – peraltro messi a disposizione per la realizzazione del Tribunale – avendo ceduto 16.608 mq ai privati.
E’ un dato di fatto che in Italia gli oneri di urbanizzazione sono decisamente più bassi che negli altri Paesi europei. Tanto per dire, se a Milano sono circa l’8% del valore del costruito, a Monaco di Baviera raggiungono anche il 30% e non c’è da stupirsi se la qualità degli interventi di rigenerazione urbana in Germania sia nettamente superiore che in Italia.

Un sarcofago di cemento di 180 mila tonnellate
Due portaerei da guerra sul Bacchiglione

Vi è poi il grande capitolo ambientale: innanzitutto il forte impatto viabilistico e i danni derivanti dall’accresciuto livello delle polveri sottili, poi l’aumento del rischio idraulico a causa dell’eccessiva impermeabilizzazione, quindi l’inquinamento causato dai residui industriali dell’ex Cotorossi. Per seppellire il suolo inquinato e mettere in sicurezza il terreno fu realizzato un sarcofago di cemento del peso di 180 mila tonnellate. Gli effetti di tale manufatto sono stati paragonati, dal prof. Luciano Carpo, alla presenza di due portaerei da guerra che abbiano gettato l’ancora nel Bacchiglione.

Il profitto di pochi uccide l’ultimo luogo identitario della città

Dopo la Basilica palladiana, Borgo Berga è con tutta evidenza il luogo identitario più importante di Vicenza. Dalla bonifica benedettina intorno all’anno Mille, al porto fluviale per l’Adriatico e l’Oriente al tempo della Serenissima; dai moti risorgimentali del 1848, alla costruzione di uno dei primi Cotonifici della Penisola. Per secoli questo è sempre stato un punto strategico per eccellenza, la porta d’ingresso alla città.
Ora, purtroppo, sarà impossibile riconoscersi in una simile colata di cemento e in uno stile architettonico che evoca l’architettura carceraria di Alcatraz. Non so dire a cosa si riferisca lo slogan coniato dai promotori immobiliari, Borgo Berga: la città nella città. Forse a quella post atomica di Blade Runner? L’unica cosa certa è che tutto questo non ha nulla a che vedere né con l’eredità del Palladio né con quel che resta della nostra memoria collettiva.
In questo momento rimane caldo il fronte giudiziario. Nel luglio scorso il Comitato anti abusi e Legambiente presentarono un esposto per la violazione del Regio Decreto 523/1904 (contenuto nel T.U. dell’edilizia) che stabilisce una fascia di inedificabilità assoluta di 10 metri dalle sponde o dal piede degli argini dei corsi d’acqua. La Procura di Vicenza, forse anche in seguito alla già citata inchiesta di “La Repubblica”, lo scorso ottobre, decise di avviare un’indagine affidandola al Corpo Forestale dello Stato. Infine, è notizia di questi giorni che una serie di associazioni ambientaliste ha inoltrato al Sindaco una lettera di diffida a rilasciare permessi di costruire nell’area dell’ex Cotorossi.
I miei amici mi guardano interdetti e non sanno capacitarsi: una città tanto ricca di bellezze naturali e architettoniche che non riesce a coglierne il valore intrinseco, opere d’arte uniche al mondo soffocate tra orripilanti scatoloni di cemento. Vista l’incapacità della politica di farsi carico dell’interesse collettivo e di preservare l’immagine più alta del vostro patrimonio culturale, è la chiosa al nostro discorso, non resta che confidare in un buon lavoro della Magistratura.
Io li guardo con fare rassegnato e francamente non riesco a dar loro torto.