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Tutankhamon Il debito di Goldin

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TUTANKHAMON
IL DEBITO DI GOLDIN
LA CITTÀ OBBEDISCE, LUI GUADAGNA

Anche dopo l’apertura, la mostra di Goldin in Basilica crea perplessità e interrogativi. Che sia bella o brutta, da visitare o no, è ancora in parte secondario. Prevale la constatazione di aver ceduto per un tempo eccessivo, sei mesi, il massimo monumento pubblico della città ad un unico soggetto privato i cui utili sono praticamente tutti suoi. Desta perplessità anche la circostanza che non sia stato ancora rivelato l’atto privato/pubblico che ha sancito l’accordo fra le parti. Desta ulteriori perplessità il fatto che per la cultura (ad esempio, la Bertoliana) a Vicenza non ci sia più un euro da spendere. Tutti i soldi della generosa Cariverona, sponsor tradizionale di Goldin, se ne sono andati per la sua mostra

QUADERNI VICENTINI

ABBIAMO FINALMENTE potuto vedere la mostra che ha il titolo di Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh, e come sottotitolo La sera e i notturni, dagli Egizi al Novecento e, come i nostri lettori già sanno, è una mostra che ha provocato polemiche, interrogativi e interrogazioni (comunali), il tutto senza risposta. Anzi, una risposta c’è stata. Di Marco Goldin, il curatore, che ha giudicato i professori del Pigafetta che si sono rifiutati di accompagnare i loro allievi in 45 minuti di mostra guidata in Basilica, adducendo motivi didattici tutti comprensibili (ne parliamo a parte), come dei “provinciali”. Ma andiamo per ordine, perché questa mostra, più delle due, Raffaello verso Picasso e Verso Monet, sempre di Goldin, che l’hanno preceduta, è destinata a provocare perplessità e interrogativi (speriamo anche qualche risposta) per molto tempo ancora.

Il bravo commerciante

Qualcuno dirà: è logico tutto questo? È logico che una mostra, ricca di opere belle e universali, provochi, e per molto tempo, polemiche e contrasti così vistosi? Spiego perché c’è una causa assolutamente logica in tutto ciò.
L’aspetto economico. Ecco, dirà qualcuno, i soliti invidiosi. Niente di tutto questo. Se qualcuno è bravo e guadagna, buon per lui. Goldin e la sua Linea d’Ombra (mi ripeto: mai nome a società unipersonale è parso più azzeccato) è riconosciuto da tutti (assertori e oppositori) un commerciante nato. Un commerciante, se è bravo, guadagna. E se guadagna senza sfruttare i suoi simili merita anche l’applauso.
Ma nel caso specifico c’è un soggetto non indifferente in gioco: la Basilica palladiana, il nobile contenitore, e il comune di Vicenza che ne è proprietario. Il ruolo della Basilica nel successo delle mostre di Goldin è rilevante – chi potrebbe negarlo? – , eppure Variati e Bulgarini (i due rappresentanti della nostra bella comunità) non se ne danno per intesi. Nell’accordo che siglano con il signor Marco Goldin il ruolo della Basilica è solo quello di illustre ospite anfitrione. Fa gli onori di casa, insomma. Non percepisce alcun introito per il suo indiscutibile ruolo. Nel numero 5 di ‘Quaderni Vicentini’ avevamo denunciato non tanto questo fatto, già appurato per le altre due mostre precedenti di Goldin, quanto la circostanza che in comune non fosse rintracciabile alcun contratto che stabilisse diritti e doveri, incassi e spese delle due controparti, Linea d’Ombra e Comune di Vicenza. Avevamo anche denunciato, unico organo di stampa in città (non ce ne sono molti a dire il vero) che, per un ricercato giro di furbizie facilmente smascherabili, Variati e Bulgarini avevano ad un certo punto del periodo organizzativo precedente alla mostra portato in causa la Fondazione Teatro di Flavio Albanese come organizzatrice e punto di riferimento della mostra. La Fondazione Teatro c’entrava come i famosi cavoli, le hanno addebitato una spesa inutile di 50 mila euro, le daranno 50 centesimi per ogni biglietto venduto oltre i 50 mila e buonanotte ai sonatori. Il ruolo della Fondazione finisce qui. Chi l’ha vista infatti la Fondazione in questo primo mese di esposizione? Chi ha visto Flavio Albanese, il suo presidente? La foglia di fico può anche far sorridere (o piangere) ma la sostanza resta. La Fondazione non c’entra ma il contratto non c’è. Valentina Dovigo, consigliere comunale, ha fatto più di una interrogazione al riguardo. Nessuna risposta. Si può fare una mostra con un privato concedendogli la Basilica palladiana e i tappeti rossi senza conoscerne le condizioni se si è un ente pubblico comunale? Io credo di no ma credo che anche la Corte dei Conti sia di questo avviso.

Cosa perde davvero Vicenza

Uno dice: va bene. Ma questo è un aspetto, diciamo così, contrattualburocratico. Se vogliamo, è politico. Ma Vicenza città cosa ci perde? Nulla. E probabilmente ci guadagna: in presenze turistiche e quant’altro.
Questo è il refrain di chi vuole chiudere gli occhi su una questione che è sostanziale per la città sul piano finanziario al di là della circostanza esecrabile che il signor Goldin fa la parte del leone.
C’è un finanziamento in atto. Della munifica e generosa Fondazione Cariverona. È un finanziamento di 1 milione e 400 mila euro. E’ formato da due tranches di 700 mila euro ciascuna che non sono altro che il contributo per attività culturali che la Fondazione destina al comune di Vicenza per due anni, 2014 e 2015. Cosa significa, dunque? Che tutto il budget per la cultura a Vicenza per i due anni è coperto. Chiuso. Non resta un euro. Mesi fa il presidente della Biblioteca Bertoliana, Giuseppe Pupillo, aveva chiesto un circostanziato finanziamento del comune perché la Biblioteca – vero patrimonio della città – ha bisogno di spazi e di strutture nuove e rinnovate. Variati gli ha risposto che, purtroppo, non c’era un euro. Pupillo doveva pazientare. Variati, che i conti li sa fare, sapeva bene che il milione e 400 mila euro della Cariverona era già di Goldin. Fine del discorso.

C’è solo Goldin al mondo?

Vedete che l’aspetto economico è rilevante? E’ ragionevole che io, comune di Vicenza, spenda tutto il budget esterno, di sponsorizzazione (nel bilancio ufficiale del comune per la cultura c’è meno di zero) per darlo a Goldin e per una mostra che non risolve nessun problema estetico o culturale dei vicentini? Non è ragionevole. E’ ragionevole che io affitti a zero
euro per sei mesi (la mostra finisce il 2 giugno 2015) un monumento importante come la Basilica Palladiana ad una società privata gratis? E’ ragionevole che io metta a disposizione strutture e personale collaterale per la mostra senza alcun rimborso? È ragionevole che sequestrando la basilica per sei mesi con Tutankhamon rinunci all’opportunità di fare altre cose, altre mostre, di mettere a disposizione anche ad altre società questo bene massimo della vicentinità? C’è solo Goldin al mondo? E come mai Variati e Bulgarini sono così perdutamente legati a questo signore e a questo progetto? Sono più provinciali i professori che fanno una scelta didattica anche discutibile o questi politici che sembrano incapaci di capire che il mondo è un po’ più grande del signor Marco Goldin?
Tutto questo è irragionevole. Anche perché una mostra che dura sei mesi non si era mai vista. Neanche mostre di ben altro livello culturale e di ben altra ricerca intrinseca sono durate, a memoria d’uomo, sei mesi. Perché Goldin ha voluto così?

Il ruolo fantasma della Fondazione Teatro

La risposta a quest’ultima domanda è semplice, l’abbiamo già implicitamente data nel numero 5 e ora la confermiamo. Questa mostra è l’unica in cui Goldin parte senza la garanzia completa della copertura del suo budget. Lui dice che la mostra costa 4 milioni di euro e, a parte alcuni sponsor di secondo piano, di sicuro può contare solo sul milione e 400 mila euro della Fondazione Cariverona e sui 50 mila euro di Fondazione Teatro Città di Vicenza (!). Il resto è costituito dai biglietti, il cui introito è praticamente suo (a parte i 50 centesimi a biglietto oltre i 50 mila che vanno alla Fondazione Teatro).
Goldin – lo abbiamo visto nelle altre due mostre allestite – non ama rischiare. È un commerciante nato soprattutto per la capacità di attrarre attenzione e credito (a volte meritati, a volte meno) e per il marketing che sa sviluppare come impresario. Ma il rischio non è il suo mestiere. Questa è la prima mostra in cui rischia qualcosa (a priori). Per questo è meglio cautelarsi. Per questo Tuthankamon e i notturni dureranno fino alle porte dell’estate per una durata che, per eventi di questo tipo, è da considerare un’anomalia assoluta. E Vicenza (con i suoi rappresentanti silenziosissimi e sobri) sta a guardare.

I ristoranti non ci sono, qualche bar scompare

Ultima notazione sui vantaggi turistici della città. Facendo un rapidogiro in centro storico la sensazione è nettamente diversa da come viene disegnata. Alcuni bar storici hanno chiuso, il bar Commercio ad esempio, altri non hanno riaperto malgrado la mostra, la Meneghina ad esempio. Molti esercizi hanno contratti d’affitto temporanei e sono destinati a cambiare prodotto e categoria merceologica per sopravvivere. Molti commercianti, in centro, si passano il testimone di sei mesi in sei mesi. La auspicata rivoluzione turistica non si è vista. Vicenza continua a non essere minimamente città turistica in senso commerciale. Il centro storico (d’inverno è quasi una tradizione) è quasi deserto per lunghe ore nella giornata. Due farmacie chiudono e si trasferiscono in periferia, dove almeno la gente c’è. I residenti del centro storico sono una tal minoranza che, se non c’è mercato o bancarelle, non si vedono proprio. Lo struscio, con i vicentini che vivono in periferia o in semicentro, si fa al venerdì sera o al sabato. La domenica torna il deserto.
Domandate a quei pochi ristoranti che ci sono nel gioiello palladiano quanti clienti hanno visto in più nell’ultimo mese. Una città turistica, caro sindaco, ha ristoranti, luoghi di ritrovo, diffusi. Vicenza non li ha. Proviamo a chiedere a Goldin come si fa. Forse lui qualche idea ce la può dare. Potrà saldare almeno in parte il debito che da un paio d’anni ha contratto con la città di Vicenza.