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Ricordi familiari di S. Pio X

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RICORDI FAMILIARI DI S. PIO X
Il papa che gli integralisti hanno eletto a bandiera. In gran parte ingiustamente

I miei ricordi – familiari – erano diversi dall’immagine che la storia (modernisti e anti-modernisti d’inizio secolo) aveva trasferito a me come a tutti. Poi arrivarono Lefebvre e i lefebvriani a portare acqua al mulino della denigrazione di tipo
conservatore, chiamando illecitamente con il suo nome la loro organizzazione che la Chiesa avrebbe espulso (e poi riammesso). Ma la verità su San Pio X è più profonda. E lo dimostra molta pubblicistica recente e antica. In particolare un libro di memorie del suo Segretario di Stato, molto più giovane di lui, Rafael Merry del Val.

 

SANDRO DAL FIOR

IL SIGNIFICATO ETIMOLOGICO di ricordare è richiamare nel cuore, dove anticamente si credeva fosse la sede della memoria, e di rammentare è richiamare nella mente: quindi la memoria, cioè la capacità di fissare e ritrovare informazioni, coinvolge il cuore e la mente, ed è una caratteristica personale unica ed esclusiva.
Recentemente mi son fatto prestare un libro di ritratti di professori scritto da un allievo (Visti da un allievo. Ritratti, di Remo Schiavo, Editore Perosini, Zevio 2007), perché alcuni erano stati anche miei insegnanti: ho frequentato il Liceo Scientifico Statale “Paolo Lioy”. In quei ritratti però non li ho riconosciuti: i miei ricordi sono molto diversi da quelli dell’autore. Nei mesi scorsi ho ricordato san Pio X.
I miei ricordi risalgono all’infanzia, quando andavo a Riese, dove è nato e dove è nata anche mia madre, che mi accompagnava a trovare i parenti e mi indicava la casa dov’era cresciuto, che ora è un piccolo museo gestito dalla Fondazione Giuseppe Sarto – Pio X.
Riese dal 1952 ha cambiato il nome in Riese Pio X (ISTAT – Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 – Edizione 2001). E a casa, dove i miei genitori avevano una reliquia del corpo e dei santini, ricordo che alla fine delle preghiere della sera recitavamo tre Gloria seguiti dall’invocazione al santo di proteggerci. E mia sorella Annamaria ricorda che un dono ricevuto per la sua prima comunione è stata una reliquia del santo, spedita da Riese Pio X dalla zia Nilla, che era imparentata anche con i Sarto. I genitori mi ricordavano anche che, quand’era Patriarca di Venezia, è venuto a Vicenza per incoronare la Madonna di Monte Berico (25 settembre 1900) ed è salito sul monte Grappa in groppa ad una mula per benedire il sacello costruito in onore della Madonna (4 agosto 1901) ed era presente alla posa della prima pietra per ricostruire il campanile della Basilica di san Marco, che era crollato l’anno prima (25 aprile 1903).

Il primo papa santificato dopo il Concilio di Trento

Ho ricordato san Pio X perché ho visto una sua grande immagine appesa sulla parete laterale del seminario di Treviso, costruito in continuità con i chiostri della chiesa di san Nicolò, con indicate le date di nascita e di morte: 2 giugno 1835 e 21 agosto 1914.
Quella grande immagine significava che Giuseppe Melchiorre Sarto era nato nel trevigiano, aveva frequentato quel seminario dopo quello di Padova ed era stato cappellano e parroco in quella diocesi prima di diventare vescovo di Mantova, patriarca di Venezia e infine papa, e che i trevigiani si preparavano a onorarlo con preghiere e convegni, lui che è stato il primo papa santificato dopo il Concilio di Trento (19° concilio ecumenico, 1545-1563) da Pio XII il 29 maggio 1954, ed è seppellito all’interno della basilica di san Pietro.
Del periodo del pontificato non sapevo niente, fino a quando, dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965), l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre fondò la Fraternità sacerdotale san Pio X per opporsi ai cambiamenti proposti (per esempio: la celebrazione della messa nelle lingue moderne anziché in latino): allora ho imparato che la scelta di Pio X era spiegata dalla battaglia che aveva fatto contro il modernismo teologico. Battaglia di retroguardia e di chiusura verso le nuove conoscenze scientifiche e idee filosofiche, che ha perso, ma non senza che siano stati fatti danni (cfr. Quando Vicenza si fece sacrestia d’Italia di Pino Dato, in ‘Quaderni Vicentini’ 1 /2014, pagine 145-157).

La controversia sul tango

Pio X si è impegnato anche in controversie meno ardue, come nel marzo 1914, quando gli è stato chiesto di giudicare della moralità del tango, che aveva un grande successo ma era stato proibito dal cardinale vicario di Roma Basilio Pompilj e dal Ministero della Guerra. Il Segretario di Stato cardinale Rafael Merry del Val organizzò un’esibizione per il papa che commentò: “I understand very well that you like to dance; we are in carnival time and you are young. So dance and enjoy it. But why adopt such ridiculous and barbaric contortions from Black and Indian people? Why not choose instead the nice dance of Venice, the furlana?” (José Gobello, Crónica General del Tango, 1986, da http://blogs.kcrw.com/ rhythmplanet/the-vatican-vs-rhythm-and-specifically-tango) [Trad: Capisco benissimo che vi piaccia ballare; siamo in carnevale e voi siete giovani. E dunque ballate e godetevela. Ma perché adottare quelle ridicole e barbare contorsioni originarie da popoli neri e indiani? Perché non scegliere invece la graziosa danza di Venezia, la furlana?] .
Un’altra fonte riporta un altro commento sull’esibizione, anche questo assolutorio: “Mi me pàr che sia più bèo el bàeo a ‘ea furlana; ma no vedo che gran pecài ghe sia in stò novo bàeo!”. Che la moralità del tango sia stato un problema dibattuto è dimostrato anche dalla poesia di Trilussa, datata 1° febbraio 1914, quindi prima del pronunciamento del Papa, attaccato ingiustamente perché era stato il cardinal vicario a essere stato più realista del re.

Tango e Furlana
Er Papa nun vo’ er Tango perchè, spesso,
er cavajere spigne e se strufina
sopra la panza de la ballerina
che su per giù, se regola lo stesso.
Invece la Furlana è più carina:
la donna balla, l’omo je va appresso,
e l’unico contatto chè permesso
se basa sur de dietro de la schina.
Ma un ballo ch’è der secolo passato
co’ le veste attillate se fa male:
e er Papa, a questo, mica cià pensato;
come voi che se movino? Nun resta
che la Curia permetta in via speciale,
che le signore s’arsino la vesta.

(Trilussa Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori Editore, 2004, I Meridiani, pagina 946)
Il riferimento biografico della vita di san Pio X è Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo, (Edizioni Lindau, Torino, Collana I Leoni, prima edizione aprile 2014, pagine 584, euro 32) di Giampaolo Romanato.
Sul sito dell’editore è possibile leggere gratuitamente l’“Introduzione” (pagine 7-20) e l’inizio del primo capitolo “Gli studi e la formazione” (pagine 23-33). Non c’è invece l’indice. Leggendo l’introduzione si impara che il libro riprende un volume precedente (G. Romanato, Pio X. La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992) “aggiornandolo soprattutto nel capitolo sul papato, alla luce delle acquisizioni successive” (pagina 17), e che dalla recente “revisione storiografica e culturale è emersa un po’ alla volta, sempre più chiaramente la cifra vera del suo pontificato: la riforma della Chiesa.”(pagina 11).

Le memorie del suo Segretario di Stato Rafael Merry del Val

Che per la riforma della Chiesa si sia impegnato in modo particolare è testimoniato dal suo Segretario di Stato cardinale Rafael Merry del Val. Nella Libreria Internazionale Francescana di Santa Maria degli Angeli, Assisi, ho trovato la traduzione del suo libro Memories of Pope Pius X con il titolo San Pio X. Un santo che ho conosciuto da vicino, (tradotto da Francesca Nestor, Fede & Cultura, prima edizione marzo 2012, pagine 72, euro 10). Nel libro non c’è l’anno in cui è stato pubblicato: m’incuriosiva sapere quanti anni dopo la morte di Pio X. La risposta l’ho trovata nel sito della St. Pius X Press che il 19 novembre 2011 ha stampato la copia anastatica della prima edizione del 1939, quindi 25 anni dopo la morte di Pio X; non solo, ma anche 9 anni dopo la morte dell’autore, 26 febbraio 1930. Anche l’editore inglese ha postato alcune pagine del libro sul sito (http://www.amazon.co.uk/Memories-Of-Pope-Pius-X/dp/1467963135), così che si rileva che nella traduzione italiana mancano le due prefazioni e la nota dell’editore, che spiega che la pubblicazione è stata possibile per la benevolenza del cardinale Nicola Canali, amico ed esecutore testamentario del cardinale Rafael Merry del Val, che accolse la richiesta di numerosi suoi ammiratori inglesi e statunitensi. Il libro è composto dall’”Introduzione” e da quindici capitoli. Nell’ introduzione Rafael Merry del Val scrive: “In queste memorie si raccontano semplici fatti che io stesso posso attestare, mentre nella loro esposizione mi sono di proposito astenuto dall’oltrepassare i limiti di semplici ricordi personali.” Nei primi due capitoli (pagine 6-11) – “Il mio primo incontro con il cardinale Sarto” e “La mia prima udienza con Pio X” – Rafael Merry del Val racconta che avvennero perché era segretario del Sacro Collegio, convocato per eleggere il successore di Leone XIII. Nel quinto capitolo (pagine 17-19) racconta “La mia nomina a cardinale Segretario di Stato”, il 18 ottobre 1903, due mesi e mezzo dopo l’elezione, con una lettera che Pio X gli consegnò in una busta chiusa e senza avvertirlo del contenuto. Rafael Merry del Val y Zulueta era nato in una famiglia spagnola a Londra il 10 ottobre 1865: quando fu nominato aveva trentotto anni e il Papa sessantotto. Nei capitoli ottavo-undicesimo Rafael Merry del Val ricorda “La sua eloquenza e cultura”, “Pio X e l’arte”, “Pio X e la musica” e “La sua carità”.

“Il Codice di Diritto Canonico”: autore Pio X

Nel capitolo dodicesimo “Il Codice di Diritto Canonico” (pagine 53-55) Merry del Val ricorda così l’assidua applicazione di Pio X per comporre una raccolta organizzata e coerente di leggi per il governo della chiesa:
: “… tra le sue grandi opere ce n’è una che qui merita speciale ricordo: il nuovo Codice di Diritto Canonico. Alcuni giorni dopo la sua elezione al pontificato, egli manifestò la sua ferma intenzione di dar mano a questo grandioso lavoro che tanto voleva vedere compiuto. Prima di tutto egli era sacerdote e pastore e, per temperamento, amante di provvedimenti pratici ed efficaci. Ciò non deve suscitare meraviglia, poiché più di una volta Pio X aveva constatato la propria impossibilità di governare bene con decreti che ammettevano diverse interpretazioni, leggi complesse e antiquate, e un cumulo di disposizioni che erano lungi dall’essere sempre in armonia tra loro o dall’essere confacenti con le nuove circostanze. Una codificazione del Diritto Canonico era una misura che considerava importantissima, e che avrebbe rappresentato un contributo per mantenere con maggiore determinazione i principi immutabili e la forza della disciplina ecclesiastica, nova et vetera. Egli nutriva la speranza di vedere ultimata questa grandiosa riforma entro il termine della propria vita, e durante gli studi preparatori lo sentii esclamare: – Dobbiamo affrettare, perché io sto invecchiando e desidero vederne la fine. Ma la Divina Provvidenza aveva disposto altrimenti e, dopo undici anni d’incessante lavoro, che egli stesso aveva sorvegliato e diretto a ogni passo, lasciò il compito non ultimato al proprio successore sulla Cattedra di Pietro. Benedetto XV, promulgando il nuovo Codice, rese a Pio X un meritato, eloquente tributo di lode” e nella BOLLA PROVIDENTISSIMA MATER (Roma, presso San Pietro, il giorno di Pentecoste del 1917, anno terzo del Nostro Pontificato) spiegò perché Pio X “concepì il disegno di raccogliere in un testo organico tutte le leggi della Chiesa promulgate fino ad allora, escludendone quelle che fossero già state abrogate o fossero obsolete, e di adattare ai costumi d’oggi nel modo più opportuno quelle che lo richiedessero, nonché di promulgarne delle nuove quando si rendesse necessario o conveniente. … Nel corso dei secoli, infatti, erano state promulgate moltissime leggi; alcune di queste furono abrogate dalla suprema autorità della Chiesa oppure caddero in disuso; altre apparvero di difficile applicazione in rapporto ai tempi o meno utili al bene comune o meno adeguate. A ciò si aggiunge il fatto che il numero delle leggi canoniche si era tanto accresciuto, ed esse vagavano così scoordinate e disperse, che molte di esse risultavano sconosciute non soltanto al popolo, ma agli stessi esperti di diritto.” (Benedictus PP XV).
Giovanni XXIII nel gennaio 1959 annunciò “la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l’Urbe, e di un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale. Per voi, Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri, non occorrono illustrazioni copiose circa la significazione storica e giuridica di queste due proposte. Esse condurranno felicemente all’auspicato e atteso aggiornamento del Codice di Diritto Canonico.”
Il nuovo Codice, composto da 1752 canoni, è stato promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983. L’interpretazione autentica del Codice è delegata al Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

“L’ultima malattia e la morte”

Gli ultimi due capitoli del libro di Merry del Val ricordano “L’ultima malattia e la morte” e “La sua famiglia” (pagine 63-72). La malattia iniziò “dopo la festa dell’Assunzione, il 15 agosto, (quando) il Santo Padre mostrò segni di essere leggermente indisposto. … I medici non diedero peso a questa sua indisposizione e manifestarono il loro parere che una giornata di riposo sarebbe bastata perché si rimettesse bene. … Ma ciò che avvenne durante la notte nessuno di noi può dirlo. … Furono chiamati immediatamente i medici, i quali riscontrarono che i polmoni del Santo Padre erano congestionati e che quindi egli era gravemente malato (pagina 64) … Le energiche misure adottate dai sanitari produssero il loro effetto, e il Santo Padre parve riaversi. (pagina 66) … Verso le 23,30 entrai nella sua camera. Immediatamente egli si volse verso di me, seguendomi con il suo sguardo penetrante … mi sedetti vicino a lui, mi prese la mano e la strinse con tanta forza che ne rimasi stupito. … Mi tenne così, come avvinto a sé, per più di quaranta minuti.
Ogni tanto allentava la stretta della mano per accarezzarmi, ritornando poi a riprendere la mia mano con forza. Alla fine, posò la testa sui guanciali e i suoi occhi si chiusero. Mi sembrò che Pio X mi avesse detto addio!
Mai dimenticherò quella scena suprema della nostra separazione! (pagina 67).
Sono queste esperienze che fanno diventare i ricordi particolari e indimenticabili. Così anche per “La sua famiglia”. Rafael Merry del Val conosceva le sorelle di Pio X, che erano andate ad abitare in piazza Rusticucci a Roma. E a casa loro conobbe nell’autunno 1917 altri ventitré parenti di Pio X, “uomini, donne e bambini (che) furono costretti a fuggire in poche ore, abbandonando le loro tranquille abitazioni con nessun altro bagaglio che un piccolo fagotto ciascuno.” (pagina 69) dopo che la XIV armata austro-tedesca sconfisse l’esercito italiano a Caporetto, 24 ottobre 1917, invase le provincie venete e la popolazione si disperse.
I parenti di Pio X avevano cercato rifugio a Roma.
Io andai a visitarli, nella speranza di poter dare loro qualche aiuto. La scena alla quale assistei quella sera rimarrà sempre scolpita nella mia memoria. Li trovai tutti riuniti in una camera, parecchi seduti in circolo e altri in piedi, perché non vi erano sedie disponibili per tutti. Vidi bambini di differente età: due o tre piccini erano in braccio alle loro madri o seduti sulle ginocchia dl padre, mentre altri di maggiore età guardavano con occhi attoniti. Apparivano pienamente rassegnati e sereni. … Avendoli incoraggiati a dirmi di cosa avessero bisogno maggiormente, la loro risposta era invariabilmente questa: Vorremmo trovare lavoro per non essere di peso ad altri … Ma quello che mi impressionava più di tutto era che né allora, né più tardi, né in altre occasioni alcuno di loro faceva mai cenno, neppure indirettamente, alla loro stretta parentela con Pio X” (pagina 70).
Nel libro Memories of Pope Pius X, scritto per soddisfare la curiosità dei suoi contemporanei di sapere com’era il papa con il quale aveva collaborato, Rafael Merry del Val ne ricorda il lavoro e lo stile, senza mai riferire di tensioni o scontri con la curia i preti, i fedeli o con i politici, che pure ci sono stati, con strascichi anche dopo un secolo dalla morte perché i cattolici integralisti hanno fatto di Pio X la loro bandiera.