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Il parco della Pace? Per ora è una palude

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IL PARCO DELLA PACE? PER ORA E’ UNA PALUDE

QUADERNI VICENTINI

 IL PARCO DELLA PACE è per ora una chimera. Anzi, come vedremo, una palude. Cos’è il Parco della Pace? È un indennizzo – chiamiamolo così – che il Demanio, cioè lo Stato italiano, e gli Usa (cioè l’Esercito americano, o, se preferite, il Ministero della Difesa a stelle e strisce) hanno deciso, bontà loro, di dover riconoscere alla città di Vicenza per il danno (un indennizzo è la conseguenza onerosa ad un danno) da essa subito con la costituzione della base militare chiamata Del Din. In un certo senso sarebbe la risposta accettata a una doppia chiamata a correo: lo Stato italiano e gli Usa.
Non c’è nessuna sentenza che ha stabilito questo. C’è solo una delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che annulla una precedente delibera in cui si stanziavano 11, 5 milioni di euro per la traslazione dell’aeroporto, e si trasferiscono al Parco tutto da fare. Una delibera del CIPE non fa tuttavia legge.
Con il Comune di Vicenza che si è attivato nel frattempo a costituire un tavolo di lavoro con le varie associazioni (No Dal Molin, Rugby, eccetera), e a nominare gli esperti di rito per la creazione di un’opera che avrebbe un’estensione stimata di oltre 600 mila mq, non si sa ancora – è il buffo della questione – in quali proporzioni Usa e Italia pagheranno questo alla città. Per due ragioni su tutte:
1) Non si conosce ancora né la vera entità dell’investimento da fare né la vera entità del danno da indennizzare;
2) Non si sa in che proporzione (fra Stato e Usa) avverrà l’indennizzo.

LA STORIA È NEBULOSA PIU’ DI QUANTO non si voglia ammettere. Il risarcimento è dovuto a Vicenza per la costruzione del Dal Molin in sé e per sé. Ma c’è un terzo punto che fa franare (o, se si preferisce, allagare) il tutto. Esiste un danno successivo ai lavori di installazione della base Usa, e questo è dovuto a responsabilità dirette degli americani.
Nel piantare 3800 pali di cemento (avete letto il numero giusto) per creare le fondamenta alle palazzine e agli impianti sono state travolte le canalette d’irrigazione che erano riuscite a preservare l’area da esondazioni d’acqua in una zona particolarmente ricca di falde acquifere. Le canalette hanno una lunghezza di 7 chilometri lineari.
Il direttore del centro idrico di Novoledo, Lorenzo Altissimo, ha documentato, dopo rilievi tecnici approfonditi, il danno acquisito. Il Parco della Pace, nel frattempo, diventa una palude.
Gli americani frenano. Le indagini si possono fare (e Altissimo le ha fatte) solo sul lato est del parco, sul lato ovest non si può perché è “territorio militare off limits”. E i progetti relativi all’impiantificazione dei 3800 pali di cemento sono disponibili o no? No, segreto militare. Viva l’Italia. Tuttavia gli americani fanno sapere che sono disponibili a pagare se il danno sarà dimostrato. Ma senza analisi dettagliate di tutti i progetti, come potrà essere quantificato? Mistero buffo.

E IL COMMISSARIO COSTA CHE FA, CHE DICE? Il garante della grande operazione se ne è andato insalutato ospite. Non è una battuta. Tutti i quotidiani avevano a suo tempo dato una notizia che aveva qualcosa di lunare in sé: il sindaco Variati non era informato che il mandato a commissario di Costa era scaduto nel 2012 (vedi quotidiani veneti del dicembre 2012, reperibili su Internet). E allora, scrivono, va su tutte le furie. Noi però diciamo: è normale che il sindaco di una città in cui per molti anni non si è fatto che parlare di questa base, che avrà avuto mille incontri con Costa, che ha tentato di rispondere a tutte le domande, che ha cercato tutte le possibili soluzioni, che ha dichiarato la sua oggettiva impotenza, non sia informato che il commissario Costa, come commissario, non esiste più?
A proposito di acqua e di falde Costa non sa una mazza, ma non è la prima volta che è chiamato a rispondere per cose che non sa.
È buffo anche il fatto che Variati apprenda che Costa non è più commissa rio nel momento in cui avrebbe bisogno di lui per la questione del danno insorgente dalla rottura delle canalette e di cui tutti i giornali scrivono.
Mi immagino la scena.
Variati chiede ai suoi collaboratori: “Chiamatemi Costa per favore”.
E i collaboratori: “Costa non risponde.”
E Variati: “Ma che razza di commissario è?”
E i collaboratori: “Appunto. Non è più commissario.”
E Variati: “E io sono l’ultimo a saperlo? E ora chi chiamo per le canalette
distrutte?”
E i collaboratori: “Chiamiamo Cuccioletta.”
E Variati: “E chi è Cuccioletta?”
E i collaboratori: “È il presidente del Magistrato alle Acque di Venezia.
Quello che Costa ha chiamato nel 2008 per accelerare i lavori della base.”
E Variati: “Ah, sì? Quello che disse che il VIA si poteva evitare?”
E i collaboratori: “È l’unico che può certificare sulla rottura delle canalette.”

L’ALTRO ASPETTO BUFFO DELLA QUESTIONE è che se Costa non c’è più (è un privato cittadino in attesa di altre nomine) Patrizio Cuccioletta nel 2013 è alla vigilia della pensione. Tuttavia, obtorto collo, accetta di venire a Vicenza, premettendo che egli può dare solo un parere tecnico esterno, diciamo da semplice cittadino, perché non essendoci più Costa commissario, lui non ha mandati specifici cui rispondere come Magistrato alle Acque.
Cuccioletta oggi è un ex Magistrato alle Acque, inquisito per aver percepito stipendi e denari vari per il Mose, arrestato, che Costa aveva nominato suo esperto commissariale per l’accelerazione della base nel 2008. Effettivamente diede corpo alla tesi che la Valutazione d’impatto ambientale non fosse necessaria. Dopo la sua visita, il piano americano partì di gran carriera. Resterà alla storia, come scrive Rebesani nel servizio di questo stesso numero, la citazione del Mose fatta da Costa nella famosa lettera al Ministro Parisi nel 2007. Parole letterali: dall’intervento del Ministro dell’Ambiente (la prospettata VIA su tutti) “non possono che derivare ostacoli intuibili, la vicenda del Mose è un precedente assolutamente indicativo al riguardo”. Quella lettera fu la carta costituzionale della Base americana. Nel 2008 Costa chiamò Cuccioletta a sostenere la tesi che il VIA era inutile nella conferenza dei Servizi e Cuccioletta fu puntuale.
Oggi Costa, sempre disponibile ad essere nominato, pensa alle grandi navi ed è a capo dell’Autorità portuale di Venezia, Cuccioletta è agli arresti in attesa di giudizio, e il Parco della Pace, con gran dolore e gran dispetto del primo cittadino di Vicenza, è diventato una palude. Da cui usciremo con molta, ma molta fatica. Sarà questa l’ennesima storia istruttiva per scolari somari?