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Operazione Olanda

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OPERAZIONE OLANDA PERCHÉ CALDOGNO NON SIA UNA GRANDE ILLUSIONE UNA SCONFINATA PALUDE

I responsabili (Regione, Studi professionali, industriali interessati) devono dare alcune risposte alla collettività vicentina:
1. È vero che l’invaso previsto dal progettato bacino di Caldogno (3 milioni mc) è del tutto insufficiente?
2. È vero che gli argini di perimetrazione diseguali della cassa di monte sono in pericolo in caso di piena?
3. È vero che l’attuale progetto concede all’onda limite di piena una tregua di 4 ore e che sono troppo poche?
4. È vero che l’invaso ottimale è quello longitudinale, togliendo di mezzo tutti i rifiuti che si sono accumulati negli ultimi 40 anni sulle sponde dei torrenti?
5. Perché a causa degli errori che si sono compiuti e forse si commetteranno devono restare a rischio di immersione Villaverla, Novoledo, Dueville, Caldogno, Vicenza Maddalene, Vicenza viale Trento?

GIOVANNI BALDISSEROTTO

PER NON PERDERMI LUNGO il sentiero della narrazione (fatto, questo, che mi capita quasi sempre) ho deciso di iniziare questo mio “numero-senza-rete” dalla fine, ovvero:
1 – Il Bacino di Caldogno-Siberia – alias cassa di espansione, alias serbatoio di trattenuta provvisoria delle piene del famigerato T. Leogra/Timonchio che dir si voglia – a questo grado di cottura del “pasticcio” precotto servitoci freddo dai maestri-cuochi della Regione in “sinergia” con alcuni noti industriali, deve essere assolutamente realizzato anche se purtroppo non potrà mai esserlo nei tempi ufficialmente dichiarati dal governatore Zaia a novembre 2013 in occasione della posa della prima pietra (2 anni? Impossibile, visto il recente impazzimento delle falde freatiche, che sicuramente non rientreranno molto presto nelle loro sedi primitive …).
2 – Il Bacino “deve” essere assolutamente aumentato nella sua capacità netta, oggi chiaramente striminzita e sottodimensionata vista l’area fondi-casse che è di soli 108 ettari (ossia circa un chilometro quadrato), a parte le patetiche e già più volte accertate sciocchezze/bugie sparate dai progettisti regionali fin dal 13 dicembre 2012 in Caldogno-Oratorio! Aumentarlo? Perché e come? Sì, deve essere aumentato, e pure in misura ragguardevole, se si vuole che alla fine possa servire veramente alla Vicenza del Ponte; il come lo spiegherò più avanti se avrete la curiosità e l’interesse di seguirmi.

Perché potrebbe essere, il Bacino Siberia, uno sciagurato errore o un’incredibile svista

3 – Il Bacino di Caldogno-Siberia, potrebbe essere un errore o, come abbiamo buona ragione di credere, un’incredibile svista. E allora, in questo caso, causerà danni spaventosi a persone e cose anche se, purtroppo, difficilmente manderà nelle patrie galere gli ir-responsabili regionali insieme a quel socio occulto e anima nera della cricca degli appalti idraulici che tutti conoscono e che fa da molti anni la cinghia di trasmissione tra un noto studio, già molto potente ai tempi di Mariano Rumor, la Regione Veneto, e alcune aziende ben rappresentate in seno all’associazione industriali di Vicenza. Qualcuno ha suggerito loro di sostituire il Sistema di Presa, ma hanno fatto orecchie da mercante. Hanno insistito nel loro errore con pervicacia e cinismo imperdonabili. E questo perché? Perché il bacino, così come prodotto dalla penna di quel famoso tecnico, deve essere assolutamente realizzato.
Ebbene, se si vuole realizzare per produrre un po’ di alti profitti, si faccia pure, però il caso vuole che le prestazioni non saranno mai quelle riportate sul progetto preliminare del 2005, né quelle del definitivo del 2007, mandate poi incredibilmente in gara nel 2013 senza alcun successivo doveroso controllo. Si sappia almeno che la V.I.A (Valutazione d’Impatto Ambientale) risale addirittura al lontano novembre 2007, vale a dire 5 anni prima della serata delle Grandi Bugie quando il progetto fu presentato al popolo di Caldogno in parrocchia. In effetti la grandissima maggioranza dei cittadini colà convenuti rimase basita di fronte allo show organizzato da progettisti e funzionari tecnici della Regione. I pochi cittadini alla fine rimasti in sala erano indignati e perplessi perché le risposte vere a domande importanti non arrivarono affatto: espropri, sì o no? falde protette, sì o no? i garages interratti, andranno più sotto di prima? I presenti erano mezzo intontiti dalle slides (è una moda che intontisce, come Renzi insegna, e lor signori lo sanno) e i sindaci presenti di Villaverla e Costabissara, oltre a quello di Caldogno, non seppero che dire. È stata però notata l’assenza di Costantino Toniolo, già storico primo cittadino del paesello ove nacque Roberto Baggio, e che avrebbe avuto certamente molte informazioni da dare sui piani interrati e seminterrati di molti edifici andati sotto l’acqua di falda. Un vero peccato. Una latitanza?

Nessuna esperienza = nessun controllo

Ho osato scrivere “senza i successivi e dovuti controlli”, riferendomi a quelli che non hanno svolto i competenti Uffici Tecnici dei comuni gravemente coinvolti in quanto soggiacenti o rivieraschi del corso d’acqua interessato sia perché, secondo la classica mentalità dei sudditi, quel che progetta la Regione tramite i suoi onniscienti tecnici è Vangelo e quindi
nulla va verificato ed eventualmente corretto in tempo utile – ossia prima, non dopo, la gara d’appalto – sia perché nessun tecnico comunale, non possedendo ovviamente la seppur minima esperienza in cantieri idraulici, avrebbe osato tanto. Il bacino di Caldogno è, come noto, il primo che si realizzerà in zona dopo ben 85 anni.
E così, volenti o nolenti, oggi si sta verificando una situazione paradossale. Quale conseguenza di un grossissimo equivoco, si è costruito il percorso di ideazione di un’opera pubblica fondamentale nel più totale silenzio e nella più totale ignoranza delle scelte fatte in Regione (nov.2007: V.I.A sulle paratoie assolutamente illecita e in contrasto alle norme dettate dal D.L. 152/2006) a nostra (di contribuenti) totale insaputa.

Tutti gioiosamente agganciati e interessati

4 – Il bacino, se verrà realizzato come previsto in gara – con un progetto esecutivo redatto e presentato a posteriori dallo Studio Marangoni /Consorzio Idra Building – è una mera formalità perché, a mia esperienza di ex funzionario idraulico del Genio Civile di Vicenza LL.PP, sono tutti gioiosamente solidali: Regione con i suoi tecnici pro-forma (che di cantieri idraulici nulla sanno), funzionari, giornali di regime, e Imprese (sempre quelle) a loro volta gioiosamente agganciate. Attenzione. Quaderni Vicentini è l’unico mezzo di comunicazione che lo dice, lo ripete, lo ripeterà. Questa “santa” alleanza potrebbe causare una catastrofe (annunciata) e sarà anche l’ennesimo spreco di denaro pubblico (n.d.r.: questo non è ancora un reato penale, come dovrebbe essere!).

Volete proprio farlo, questo bacino? Ma la tregua dell’onda limite di piena deve essere almeno di ore 16

5 – Il Bacino oramai va costruito? Benissimo. Avete deciso così. E così sia. Ma allora deve essere assolutamente potenziato e passare dalla sua attuale capacità di metri cubi 3.300.000 (v. BUR – Bollettino Ufficiale Regionale – 55 del luglio 2011) ad almeno metri cubi 13.000.000 come si conviene ad un invaso finale adeguato alla criticità idro-fluviale in tempo di piena del Bacchiglione sul Ponte della Paura, già degli Angeli. Non ho scritto a casaccio, giusto per fare sensazione, 13 mln di mc: infatti, solo aumentando del 400% l’invaso “virtuale” del serbatoio la tregua che l’onda limite di piena (cm 600 sotto al Ponte) ci concederà sarà pari ad ore 16 invece che ad ore 4, il ché è tutta un’altra musica per i “cittadini-vicentini” che vivono e lavorano nei pressi dell’attraversamento e per i preziosi Monumenti (il Teatro Olimpico)
che vi stanno intorno.
6 – Il Bacino va assolutamente potenziato, senza se e senza ma, come si usa dire di questi empi tempi . Leggo, 14 aprile 2014 sul Corsera a pag.15: “Abbiamo davanti solo 15 anni per evitare il disastro climatico del pianeta” (n.d.r.: dopodiché Venezia sarà sommersa dalle acque nonostante il Mose, tanto per capirci). Ancora sul Corriere una settimana prima: “Piogge violente? Bisogna agire subito.”
E l’Onu, sapete cosa dice? “Il peggio deve ancora venire”.
“E noi cosa c’entriamo ?” interloquirà il solito scettico, “visto che dopo il 2010 non siamo più andati sotto e l’ultima piena del febbraio scorso al Ponte fu addirittura minore di quella del Retrone”. E invece, ecco un altro segno inquietante, dico io, perché anomalo. Infatti non avevo mai sentito prima d’ora che il Retrone, oggi umile scolatore di bonifica, esondasse al posto del fratello maggiore Bacchiglione. Ne convenite?
Ebbene, tornando al bacino che ci coinvolge tutti (eccetto i frati di Monte) ripeto che bisogna aumentare assolutamente il suo capacitato di almeno 10.000.000 di mc (da 3 a 13) perché la risalita progressiva e inarrestabile delle falde freatiche ridurrà sempre di più il volume netto immagazzinabile. Come dire, prudenzialmente e non pessimisticamente, fra 3/5 anni il volume dell’invaso diminuirà: da 3.300.000 mc a 3.000.000 a 2.700.000. Infatti è noto che le aree dei fondi-cassa occupano un’estensione di 1.100.000 mq. Ipotizzando, verosimilmente, che da oggi a 10 anni le falde aumentino di 1 metro rispetto ai livelli rilevati nei pozzi di osservazione fin dal 2005-07, che furono anni climaticamente nella norma, se anche prendessimo per buone le bugie sentite nella famosa sera del 13 dicembre 2012 circa le quote delle isofreatiche in zona, da un invaso di mc. 3.300.000 il trend sarebbe più verso i 2.800.000 che verso i 3.000.000. Ciò significa che la tregua durerebbe solo ore 3,5. Da questo semplice calcolo:
mc 2.800.000/ mc-sec 220 = sec 13.000
Secondi 13000/3600= ore 3.5
Come dire che la bacinella di Caldogno non servirebbe assolutamente a nulla se non ad aver fatto guadagnare dei bei soldini ai soliti furbi con la benedizione della famosa Regione e dell’importante associazione privata. I privati riderebbero (è già successo in Abruzzo, ricordate?) ma il pubblico (cioè tutti noi) no.

La superficie dell’invaso? Vecchia storia Dc degli anni ’80

Ricapitoliamo: il volume dell’invaso deve assolutamente aumentare, e di molto, visto che la sua superficie non può ovviamente modificarsi.
E per chi non lo sapesse, spieghiamo bene perché la superficie non può aumentare. La superficie è quella lì e quella resta perché dobbiamo ringraziare i signori Dc degli anni ’80, Tomelleri e Bernini su tutti, per aver scelto quell’area agricola alla sinistra del Leogra-Timonchio, compresa & compressa (non è un gioco di parole) tra la SS Pasubio, la strada per Novoledo e Dueville, e le Vegre, limite di frontiera oltre il quale le terre sono “off-limits” perché piene di risorgive esistenti da centinaia d’anni. I pro consoli democristiani Tomelleri e Bernini, invece, avrebbero dovuto scegliere quella molto più opportuna alla destra dello stesso torrente, nella zona compresa tra la strada della Capiterlina e Borgo Redentore sito a monte tra Villaverla e Malo. Tuttavia gli espropri per pubblica utilità in questa zona avrebbero toccato interessi intoccabili (fornaci, laterizi e relative imprese) e la Storia (con la S maiuscola) ci insegna che i democristiani che in quegli anni gestivano il potere conoscevano bene quali erano gli interessi da proteggere. Ma il problema ce lo gestiamo adesso (male) per le future generazioni.
Ed ora, in appendice, parliamo seriamente di falde freatiche traslanti, oggi fuori controllo, dato che qualche malalingua ovviamente interessata o in malafede potrebbe obiettare che le mie previsioni sono quelle di un inesperto in proposito. E questo è almeno al 50% vero, salvo che io non citi a sostegno delle mie idee il parere del più localmente titolato in materia d’idrologia sotterranea, vale a dire il signor Lorenzo Altissimo che è il mitico Direttore del Centro Risorse Idriche di Novoledo-Villaverla, dal cui centro si dipartono gli importantissimi acquedotti che servono sia Vicenza che Padova (in parte).
Prego leggere l’intervista rilasciata alla giornalista del GdV da parte dello stesso luminare alla pag. 17 del 14 aprile 2014 titolata “L’acqua in casa? Colpa dell’uomo !” Affermazione piuttosto tranchant da parte di un signore in genere molto, troppo prudente. Questa coraggiosa e inaspettata dichiarazione mi trova consenziente, ma solo al 50%, perché l’Altissimo, per essere sincero del tutto avrebbe dovuto far scrivere alla Giulia Armeni : “L’acqua in casa? Colpa dei passati sindaci!” perché questa è la verità,vero, signori Pendin e Toniolo? Se posso giustificare Pendin, già storico sindaco di Villaverla con qualche nepotismo di troppo, perché ignorante in materia, non assolvo di certo il Costantino che, in quanto figlio del famoso e molto capace impresario Giovanni, sapeva benissimo delle tecnologie combinate Wellpoint-Volclay [Sistema americano che spiega da almeno un secolo come si deve fare per costruire interrati in sicurezza (ambiente asciutto)].

Come recuperare 10 milioni di metri cubi di volume?

7 – Il bacino da potenziare nel volume stoccabile. Ma come? E qui casca l’asino. Mi spiego in due tempi, e cioè:
– Primo tempo: i due nuovi argini di perimetrazione della cassa di monte devono essere assolutamente livellati alla stessa quota dell’argine ricostruito in sinistra idraulica del Leogra-Timonchio (ossia portati a quota più 68,50 metri sul livello del mare) con un guadagno di circa mc. 1.500.000 sull’intero serbatoio. Naturalmente ciò si può fare solo sostituendo le paratoie con i sifoni. E saremmo così già a quota mc. 5.000.000 !
– Secondo tempo: i restanti 8 milioni di invaso “virtuale” del bacino dovranno essere ricavati, entro il settembre 2015, sghiaiando radicalmente, ma comunque entro la sezione primitiva, i diversi alvei dei torrenti Leogra e Timonchio (circa km 25 rispettivamente dal briglione Liviera di Schio sul Leogra e dalla confluenza con il torrente Boldora sul Timonchio fino al ponte Marchese di Caldogno-Vicenza-Base USA). E se vogliamo essere seri ed esaustivi (andando oltre l’Operazione Olanda per sconfinare in quella di Vicenza-dry) bisognerà continuare a sghiaiare e rimuovere le numerose isole golenali, talune persino alberate(!!), che strozzano all’interno degli alvei l’ottimale deflusso delle acque di piena dei seguenti torrenti : Torrente Igna da Thiene in giù e Torrente Livergone/Giara/Orolo, che scende dal monte Cividina sopra Magrè di Schio, piccolo quanto carogna in quanto nel 2002 ruppe l’argine destro allagando Costabissara bassa in pieno mese d’agosto!
Con questi espurghi andremmo ben oltre i 13 milioni di mc di capienza longitudinale delle acque di piena di tutti i corpi idrici confluenti da monte verso la Vicenza del Ponte. Dalla foto qui pubblicata ognuno può rendersi facilmente conto di quanto siano intasati i torrenti che ho citato (mediamente sembra circa il 60%) e quanto queste intollerabili ostruzioni gravino sull’invaso della bacinella. Questa scandalosa situazione dura da decenni.

Perché Operazione Olanda. La perniciosa legge Bassanini

Ecco quindi il senso del titolo di questo mio “salto nel buio”: operazione Olanda, appunto, perché in Olanda una cosa del genere non sarebbe mai avvenuta né sarebbe stata mai ignorata dalle Autorità preposte alla sorveglianza e manutenzione dei corsi d’acqua pubblici. Ed ora la domanda indecente: “di chi la colpa?”
Chiaramente, essendo in Italia tutti i corsi d’acqua naturali (torrenti e fiumi) o artificiali (canali) acque pubbliche, essi sono di proprietà demaniale e i Comuni in tutto questo contesto non c’entrano assolutamente nulla, giusto per non scambiare lucciole per lanterne. Una volta, fin quasi all’anno 2000, la gestione, tutela, sorveglianza e lavori in tali acque eseguiti o da eseguire erano di competenza esclusiva dei diversi Uffici del Genio Civile-Magistrato Acque-LL.PP. (Corpo degli agenti di Polizia Idraulica come Ufficiali e Sorveglianti).
Da circa 15 anni tutte le competenze sui corsi d’acqua, per la Legge Bassanini sono passate alle diverse Regioni Partitocratiche. E di conseguenza ai tecnici dei Geni Civili Regionali (ingegneri e geometri). Ciò perché il Corpo di Polizia Idraulica, che fra l’altro garantiva il servizio di piena svolto da gente di mestiere e non dai patetici boyscouts della Protezione civile dalle sgargianti e luminescenti tute spaziali, è stato criminalmente smantellato.
E per concludere: la responsabilità delle scandalose ostruzioni mai più rimosse è stata, è e sarà ancora a lungo tutta dei funzionari statali prima e regionali ora, senza dimenticare il bubbone n°1 dell’intero “affaire” ossia la burocrazia, quel mondo fatto di figli di un Dio minore che ad ogni piè sospinto si dilettano a porre mille ostacoli affinché il loro Mondo Gattopardesco non finisca mai.
Essendo stato io, dal 1963 al 1984, Ufficiale Idraulico al servizio dello Stato e non di Galan o Zaia, so perfettamente quale è stato (e certo è tuttora) l’impedimento indicibile per il quale i lavori di pulizia degli alvei (sghiaiamenti o sfangamenti, alias dragaggi) non sono oggetto di perizie perché non appetiti da nessuno, imprese comprese: sono lavori tecnicamente rognosissimi da eseguire e controllare anche da un punto di vista contabile, che comunque non riservano nicchie abbastanza capienti per tangenti varie. Così è spiegato l’Arcano. Burosauri a parte.

I have a dream

Concludo questo mio sogno ( I’ve a dream) dichiarando:
A) Il bacino di Caldogno non si aprirà se e solo se saranno fatti eseguire entro il mese di settembre 2015 i suddetti scavi. Se invece si cercano e/o ci si sottomette alle numerosissime cupidigie che si annidano in Regione, tutto come ora tale e quale resterà e Caldogno sotto finirà.
B) In ogni caso questo mio documento-denuncia sarà riportato, forse con qualche dimagrimento e correzioni qua e là apportate da Pino Dato, direttore responsabile, sulla rivista bimestrale QV 2 / 2014 e resterà pertanto a futura memoria di quello che fu l’ex bacino di Caldogno (nemo profeta in patria): un piccolo bacino,una Grande Illusione,una “sconfinata” palude.