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Nello Galla è mio zio

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NELLO GALLA È MIO ZIO

Quella sui Piccoli maestri di Luigi Meneghello è la rivisitazione, ormai consolidata, di un mito che si rafforza e perpetua, si arricchisce di fatti, episodi, persone, amicizie. Anche dolori. Come quello, sofferto dagli amici che lo avevano amato e conosciuto, di assistere all’addio di Giorgio Galla, qualche mese fa: una vita, la sua, segnata in modo indelebile dal sentiero sull’Altopiano dei Piccoli Maestri, che lui aveva suggerito di creare, ricordando lo zio Nello, caduto giovanissimo sotto i colpi dell’oppressione nazifascista. Questa è una storia di intrecci, amicizia, amore, solidarietà, che ci spiega quanto sia nobile dare la vita per la libertà di tutti

ROBERTO PELLIZZARO

 GIORGIO GALLA, COME DICONO gli Alpini, è andato avanti. Troppo presto, visto che aveva solo 65 anni e che di salute stava bene, come si addice a un alpino perennemente attivo, sempre in movimento. Coetanei, amici da sempre, per 40 anni abbiamo abitato nella stessa via; che significa che ci si poteva vedere e incontrare più volte al giorno, non mancando mai di salutarci e talvolta di fermarci a discorrere: di calcio, di politica, di storia, di escursioni, di tutto; e di bottega, visto che il destino gli aveva “assegnato” di svolgere la sua attività proprio dove i miei avevano tenuto negozio per 28 anni e dove sono nato, davanti alla casa col numero civico 20, abitata per tanti anni da Fernando Bandini.
Di Giorgio mi rimane un libro con tre firme importanti: Dante, Claudio, Giorgio, 9 giugno 2011, a casa sua; il ricordo fortissimo di un caro amico a volte burbero, critico e scomodo, ma schietto, solare e dritto di schiena come si addice a un vero alpino, mai banale e sempre disponibile, piacevole conversatore specialmente nelle lunghe passeggiate in montagna (che lui tanto prediligeva), amabile ospite nei ritrovi conviviali e finissimo intenditore di vini e di cibi; soprattutto, una storia da raccontare.

Lassù, dove Nello lasciò la sua giovane vita

Nel 1997 muore mio padre e scrivo su di lui un libro, a illustrare soprattutto la sua attività di giocatore e allenatore di pallacanestro. Tra le tante foto riemerse, una mi colpì per la gioia di vivere che emana a tutt’oggi. È una foto del 1938 che ritrae un gruppo di giovani cestisti, quasi tutti della classe del 1922, del D’Annunzio, nome prebellico della squadra e del rione di S. Felice. La foto ritrae, oltre a mio padre, Mario Serblin e Piero Calvi, gli unici tuttora vivi , Franco Dal Toso e Silvano Campagnolo, da poco scomparsi, e altri che non conosco. Prendo la foto e mi reco da colui che in fatto di pallacanestro era la memoria cittadina, l’avvocato Enrico Gigi Schiavo: così vengo a sapere che il secondo in piedi da sinistra è Nello Galla, giovane studente partigiano morto, gli pareva di ricordare, nell’inverno del 1944 sui Castelloni di S.Marco. Altro non mi dice: premetto che l’unica cosa di cui ero informato è che nel 1945-46 la prima squadra postbellica di pallacanestro della città portava il nome di Nello Galla e che Nello era stato amico e compagno di giochi di mio padre.
Così, commettendo un errore, senza indagare (il tema del libro era ben lontano dagli argomenti della Resistenza), scrissi quanto appreso.
Il libro esce a fine maggio 1998. Una sera, tra fine giugno e primi luglio, mi si ferma davanti a casa, dopo aver parcheggiato il suo inseparabile motorino, Giorgio. Aveva visto la foto, aveva letto il libro; uscì con un’affermazione incredibile : “Nello Galla è mio zio!”e cominciò a parlare e a raccontarmi una storia che a poco a poco mi faceva riaffiorare alla mente e chiarire nodi intricati, disordinatamente dentro alla mia memoria, avendo io letto I piccoli maestri tanti , troppi anni prima.
E siccome, com’è noto, Luigi Meneghello non fa mai cognomi, non avevo mai contestualizzato e mi era scivolata via. Qualche giorno dopo mi telefona Dante Caneva, il più anziano, con i suoi 23 anni allora, dei piccoli maestri, amico di Giorgio; Dante aveva notato la foto che intanto era stata pubblicata su “Il Giornale di Vicenza” e aveva riconosciuto Nello, suo compagno di lotta in montagna. Ci incontrammo, diventammo amici e con Giorgio fissammo la prima ascesa lassù dove Dante ha lasciato una parte del suo cuore , e Nello la sua giovane vita.
La storia è nota: la storia di un gruppo di giovani studenti che attorno alla figura del loro grande maestro Toni Giuriolo fanno la scelta partigiana contro il nazifascismo. Luigi Meneghello è l’Autore. Scrivendo I piccoli maestri ha il merito di far conoscere le vicende di una “bandetta”che opera nel 1944 nell’Agordino tra la Valle del Mis e Rivamonte (marzo-aprile), l’Altopiano di Asiago (maggio-giugno-metà luglio circa) , poi fino ad ottobre a Torreselle, infine per poco tempo sui Colli Berici. Dopo che Alexander dichiara la temporanea cessazione delle ostilità (proclama del 13 novembre) per riprendere la lotta in primavera, il gruppo si divide terminando la sua attività.

Le uniche vittime fra le fila del gruppo Giuriolo

La tragedia avviene in 2 tempi. Sopra Malga Fossetta il 5 giugno c’è il primo micidiale rastrellamento che interessa tutto l’Altopiano.
Le uniche vittime sono tra le fila del gruppo di Giuriolo: cadono “Moretto” Rinaldo Rigoni di Asiago, Siro Loser e Ferruccio Piccioni di Roana, Giobatta Thiella di Sarcedo e Nello Galla, che, con i suoi 21 anni e mezzo, è il più vecchio. Il 10 giugno sul Colombara il secondo rastrellamento, mirato proprio a far fuori la banda , dove muore la sesta vittima, Rodino Fontana,19 anni, che faceva parte con Nello della squadra degli studenti. Per altre note rimando alla lettura o rilettura de I piccoli maestri.
Il 30 settembre 1998 Dante, Giorgio, Silvano Basso, Gabriele Galla ed io saliamo su a Cima Incudine-Isidoro; lassù troviamo la croce di Siro , il monumentino con i nomi dei caduti , una lapide con una poesia di Ungaretti. Due anni dopo, il 10 settembre, il momento più emozionante: riusciamo a scavalcare la cresta e a scendere sul versante della Val Sugana; Giorgio finalmente corona il sogno di trovarsi di fronte alla lapide di Nello a cui mai in precedenza era arrivato. Si inginocchia davanti , non pronuncia parola , non muove un muscolo: emozione e felicità si mescolano in un turbinio di sentimenti. Tutti rispettiamo il suo silenzio, tutti condividiamo il suo turbamento. Rimaniamo di stucco quando ci accorgiamo che è appesa alla lapide la coroncina del rosario lasciata dalla zia Enrica nel settembre 1946. È stata l’unica volta che Giorgio è giunto laggiù.

Quella cavea fatata davanti a Malga Fossetta

Giorgio aveva una fissa: pulire e ripassare col colore le parole del monumentino principale volute da Licisco Magagnato: pioggia, neve, grandine, stavano deteriorando e rovinando tutto. Nell’ottobre del 2011 assieme a Valter Spanevello, figlio di Lelio piccolo maestro, finalmente attua il suo disegno. Nel 2012 per il Centenario della nascita di Antonio Giuriolo l’Istrevi, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Provincia di Vicenza “Ettore Gallo”, organizza nelle persone di Giuseppe Pupillo e Carla Poncina, rispettivamente presidente e vice, il Primo pellegrinaggio civile: orazione ufficiale, molto bella, di Renato Camurri.
Giorgio ed io vogliamo che Dante sia presente: non facilissimo, ha 91 anni. “Ci penso io, tu vai avanti; lo vado a prendere e lo porto su in macchina fino a Malga Fossetta”. Cosa detta, cosa fatta: questo era Giorgio Galla. Quel giorno molto felice che nei numerosissimi presenti rimarrà indelebile (quella cavea fatata davanti a Malga Fossetta, quei personaggi come Dante e Bepi Zanella, anche lui compagno dei piccoli maestri…che bravo Giorgio Spiller a dar loro la parola, in un’atmosfera magica, fra gli applausi più sentiti!), Giorgio era al servizio di Dante e prima che partissi per il pellegrinaggio, dandomi una pacca sulla spalla, compiaciuto mi disse: “Vai ad ammirare il ‘capolavoro’ che con Valter è stato fatto!”
Vero: ora le lettere sono godibilissime.
Quest’anno, per l’8 giugno è fissato il 3°pellegrinaggio; in caso di maltempo è previsto lo spostamento al 15 successivo. Accanto all’ Istrevi hanno già dato la loro adesione Carlo Presotto per le letture (già con il suo gruppo incisivamente intervenuto nel Primo pellegrinaggio), l’Esu e varie associazioni Anpi, Avl, Cai, l’Ana di Vicenza di cui il Gruppo Ferrovieri porta il nome “A.Giuriolo”: la data cade proprio nel Settantesimo dei 2 rastrellamenti appena ricordati. I “pellegrini” saranno molti: si preannuncia una giornata in cui , nel ricordare i caduti, non si mancherà di rivolgere un pensiero al caro amico che tanto aveva a cuore quei luoghi.

“Torno a fare quello che mi piace di più: l’alpino”

Ma è parlando del 2° pellegrinaggio che voglio terminare. Il 16 giugno 2013, nel giorno-anniversario della morte di Mario Rigoni Stern, amico di tanti piccoli maestri, grandissimo nel ricordare il ritrovamento del Moretto e i suoi funerali, ci trovammo in tanti a scavalcare il ciglione e ad affacciarci sulla Val Sugana: per la prima volta cento persone poterono soffermarsi davanti ai luoghi dove persero la vita i giovani partigiani. Particolarmente difficile e così più toccante l’ individuazione della lapide del Moretto, nascosta lontana fra le rocce sullo strapiombo della valle. L’11 giugno, martedì, 6 volontari dell’organizzazione Istrevi salgono lassù ad aprire, pulire e preparare i sentieri per la domenica successiva. Sono Giorgio Spiller, Tarcisio Bellò, Mario Marangoni (classe 1945, incredibile stakanovista), Roberto Mattiello, i “lavoratori” armati di roncole e seghe, Giorgio Galla e il sottoscritto guide prudenti.
Il giorno prima avevo chiamato Giorgio invitandolo a venire lassù. Figurarsi se mi avrebbe detto di no: il richiamo a quei luoghi era un dogma. Passai a prenderlo al mattino alle 5. Era tempo che non ci si vedeva , aveva cambiato casa. Lo trovai un po’ giù di corda : aveva appena chiusa la sua attività commerciale. Ma mi rassicurò: “Meglio: torno a fare quello che mi piace di più , l’alpino”.
E mi raccontò con entusiasmo del suo impegno ormai quotidiano come volontario organizzativo degli eventi nella sede dell’Ana di Vicenza, lui già capogruppo del Gruppo Alpini “Meneghello”. Fu l’ultima volta che salimmo lassù insieme, l’ultima di Giorgio. Alla cima, mentre noi scendevamo sul versante della Val Sugana, si fermò : aveva un ginocchio dolorante. Così si godette da solo tutta quella meraviglia che lo circondava.
“Mentre aspetto, mi fumo una sigaretta”. Deve averne fumate tante perché tornammo a prenderlo stanchi morti dopo molte ore.
Alle 7.20 eravamo già a Malga Fossetta pronti a partire. Sarà stata l’aria frizzante o l’incipiente splendida giornata di sole che si prospettava, fatto sta che uno cominciò a dire: che bel sentiero; un altro: sarebbe appropriato dedicarlo ai piccoli maestri …perché no ?! “Sentiero dei piccoli maestri”, suona meraviglioso!!

Il luogo del rastrellamento del 5 giugno e del monumentino: cima Incudine, non cima Isidoro

L’ idea era nata e non sono così ingenuo da affermare che sia nostra primigenia , ma… Trascorsa l’estate, si passò al pratico.
Un articolo del Giornale che ne preannuncia il lancio, l’illustrazione, la serata successiva ad Asiago, i responsabile del Cai che qualche giorno dopo ci chiedono di portarli lassù. Tra parentesi scoprono, con i loro strumenti sofisticati, che il monumentino è in località Cima Incudine e non Cima Isidoro, che è più avanti, pressappoco dove si trova la lapide nuova
del Moretto.
Così dobbiamo tutti uniformarci: il luogo dell’epilogo del rastrellamento del 5 giugno si chiama Cima Incudine.
Avviene anche un fatto divertente. Arrivati a Porta Incudine, ci fermiamo per rifocillarci. Sotto la segnaletica Cai che indica Castelloni di S. Marco, in pennarello leggiamo: Sentiero dei piccoli maestri. Un preveggente? Un ottimista? O semplicemente uno che la pensava come noi e auspicava quello che ci auguravamo anche noi. Giurammo che non era un complotto: noi non c’entravamo. Finì in una risata. Il giro piace e incontra subito parere favorevole. Ma la via dell’attuazione è ben lunga e irta di scogli, ci informano. Invece la burocrazia viene superata.
Relazioni minuziose e puntuali, un paio di riunioni ad hoc, un’altra salita lassù ad ottobre, lo stanziamento dei fondi da parte della Comunità Montana, l’intervento in questo senso decisivo dell’ Amministrazione di Malo che appoggia tangibilmente il progetto.

Il sentiero richiede delicati interventi, ma finalmente si farà Giorgio Galla tra i suoi autori

A fine marzo, mai così rapidamente (dicono), il sentiero è realtà : è il successo dell’entusiasmo di tante persone. Si vorrebbe inaugurarlo in concomitanza col 3° pellegrinaggio, l’8 giugno. Molto difficile per non dire impossibile; lassù c’è ancora molta neve, gli esperti sono pessimisti: il sentiero richiede delicati interventi con bacheche illustrative, pilastrini, leggii, segnaletica Cai, lavori sul terreno e ci vorrà il suo tempo.
“Benissimo !” commenta il direttore Istrevi Carla Poncina. “Sarà motivo per recarci lassù 2 volte.”
Giorgio fu dunque tra gli “inventori” del progetto. Lo tenevo informato , era davvero molto interessato. Tra un raduno e un impegno alpino e l’altro ci trovavamo per andare a trovare Dante. Mi chiese l’indirizzo di Paolo Rumiz per un invito a una serata Ana a Vicenza. Rumiz aveva accettato subito: gratis, per gli alpini è il minimo. E Giorgio ne era entusiasta. A metà gennaio fu l’ultima visita a Dante insieme. Martedì 11 febbraio lo chiamo. Andiamo? “Non posso, sono sommerso di impegni. Ti richiamo la settimana prossima”. Il 21 febbraio, venerdì mattina, apro il giornale: una fitta al cuore. Giorgio dalla penultima pagina mi manda il suo ultimo sorriso. Corro a ricambiargli il saluto.