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L’incredibile patto leonino. Tutti pazzi per Goldin

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L’INCREDIBILE PATTO LEONINO. TUTTI PAZZI PER GOLDIN

Due enti pubblici di prima grandezza (veneta), i comuni di Vicenza e Verona, un finanziatore semi pubblico di primissima fascia, la Fondazione Cariverona, i rispettivi sindaci, il relativo presidente pro tempore: tutti pazzi per Goldin. Lo pagano con sontuosi compensi praticamente anticipati e gli consentono tutti gli introiti, dei biglietti e del book shop (fornito da pubblicazioni sulla mostra scritte da Goldin). Il sindaco di Vicenza Variati gli consente l’uso esclusivo della Basilica per il quale accetta condizioni, limiti, obblighi e responsabilità, e gli paga tutto: dalle guardie all’elettricità, dai cassoni alle pulizie. Il contratto è un capolavoro sbilanciato a favore esclusivo di Goldin. Lo offriamo ai lettori di Quaderni Vicentini perché merita la loro attenta lettura: non vi annoierete

PINO DATO

IL PATTO CHE REGOLA PER DUE ANNI (e oltre, a giudicare dal già assicurato Tuthankamon nientemeno che a Natale 2014) i rapporti fra Marco Goldin, signor Linea d’Ombra, Paolo Biasi, presidente della Fondazione Cariverona, Flavio Tosi, sindaco di Verona, Achille Variati, sindaco di Vicenza, per la realizzazione di un ciclo biennale di esposizioni d’arte, è disciplinato da una scrittura privata siglata il 26 luglio 2011 e protocollata da Palazzo Trissino tre giorni dopo (a tempo di record). Un contratto la cui lettura è molto istruttiva perché spiega meglio di qualsiasi lezione come un privato possa ottenere dall’ente pubblico, con la collaborazione (complicità?) di un finanziatore semi-pubblico, una sontuosa commissione con pagamento anticipato per due mostre da allestire senza correre alcun rischio d’impresa.

Il color Goldin e i suoi obblighi in 4 righe

Colpiscono tre vistose anomalie alla lettura del documento che proponiamo integralmente all’attenzione dei lettori:
1. Il tono generale della scrittura: tutta impregnata di un inchiostro che chiameremo di color Goldin; se un tecnico ha redatto questo documento, è senz’altro a libro paga (magari co.co.pro.) di Linea d’Ombra;
2. Compiti e obblighi di Linea d’Ombra: articolo 3. Fare la mostra e curarne la pubblicità. Quattro righe. Senza minimi, massimi, limiti e quant’altro. Infatti gli esercizi di Vicenza hanno giustamente denunciato che non sono stati forniti nemmeno della locandina e di altro materiale pubblicitario della Mostra. Sarebbero stati a carico di Goldin.
3. Compiti e obblighi della Fondazione: pagare a Goldin quanto pattuito (4 milioni di euro per le due mostre). Acconto: un milione di euro alla firma del contratto (cioè 26 luglio 2011). Il resto dilazionato prima e durante le quattro mostre (le due veronesi e le due fotocopie vicentine). È l’articolo 8. È il caso di sottolineare che le varie rate successive fino al raggiungimento dei 4 milioni complessivi hanno scadenze diluite dal 15 dicembre 2011 al 15 novembre 2013, vale a dire con larghissimo anticipo rispetto all’esecuzione delle mostre. Una forma di pagamento anticipato senza interessi. Eccezionale. Forse unico.

Obblighi del Comune di Vicenza: quasi tutto l’alfabeto

4. Compiti e obblighi del comune di Vicenza (e di Verona). Sintetizziamo l’articolo 4:
a) assicurare la piena disponibilità della Basilica Palladiana (Gran Guardia per la consorella veronese),
b) realizzare tutte le strutture funzionali all’esposizione tramite maestranze e fornitori di comprovata capacità tecnica,
c) la biglietteria,
d) il guardaroba,
e) le sale per laboratori didattici,
f) il book shopping,
g) la postazione di noleggio per le auto guide,
h) il locale per il disimballaggio e l’imballaggio delle opere in arrivo e in partenza,
i) adeguati servizi igienici,
j) gli spogliatoi per il personale, il tutto secondo un progetto realizzato da Linea d’Ombra ma condotto da professionisti di sua fiducia. Il ché significa che le fatture di questi professionisti le paga il comune di Vicenza e non ha alcun elemento (contrattuale) per porvi un limite qualitativo o quantitativo.
l) assicurare la disponibilità di una sala accanto alle sale espositive (la cosiddetta control room) ove una guardia potrà controllare dai monitor ivi installati (ovviamente a spese del Comune) tutte le immagini registrate dalle telecamere;
m) assicurare la presenza minima di 6 guardasala (ovviamente a carico del comune);
n) assicurare un servizio di custodia armata definito H24 (24 ore su 24?), in fase di allestimento e di disallestimento;
o) manutenzione ordinaria e straordinaria delle sale e tinteggiatura ed eventuale ritinteggiatura delle strutture allestite (i cassoni, naturalmente tutto ad opera del comune);
p) sostenere le spese elettriche, telefoniche, internet, di pulizia e di riscaldamento per tutto il periodo di pre-mostra, mostra, post-mostra;
q) la realizzazione di strutture e arredi devono essere eseguite con la piena approvazione di Linea d’Ombra.

Leggere l’articolo 7 (introiti) trattenendo il respiro

I compiti del comune di Vicenza occupano nel contratto esattamente (articolo 4) sessantadue (62) righe. Quelle del signor Linea d’Ombra, come detto, 4 righe. Ma leggiamo con attenzione, e trattenendo possibilmente il respiro, l’articolo 7, intitolato Introiti:
– Gli introiti di qualsiasi natura derivanti dallo svolgimento delle Mostre saranno di esclusivo beneficio di Linea d’Ombra. Non si può non notare che Linea d’Ombra riceve due categorie di introiti: i milioni della Fondazione, disciplinati dall’articolo 8 con tutte le loro brave e anticipate scadenze e quelli dell’ignaro pubblico che accorre felice come uno scolaretto alla cassa del signor Marco Goldin Mayer. Tutti soldi suoi (“qualsiasi natura”) e guai a chi glieli tocca. E il Comune? Gira la testa dall’altra parte per non vedere.
– Nello stesso articolo è Goldin che fissa i prezzi dei malcapitati spettatori: 10, 8, e 6. Ma alla fine si riserva di aumentarli se, al momento di iniziare concretamente l’esposizione, la situazione di mercato dovesse imporlo. Li ha aumentati? Ho l’impressione di sì. Pensa a tutto quel diavolo, quando si tratta di soldi.

Il caffè “macchiato”

Una curiosa notazione sgorga spontanea dalla penna (o dalla tastiera, se preferite) alla lettura di questo abominevole patto leonino quando ci si sofferma sui titoli dei rispettivi articoli. L’articolo numero 7 è definito “introiti”, quello numero 8, il cui debitore unico è la Fondazione bancaria è definito “compenso”. Riflessione del mattino, del pomeriggio e anche della sera: gli introiti – di qualsiasi natura – sono del signor Goldin.
E i compensi – dell’unica natura conosciuta – sono ancora del signor Goldin. Ma gli altri sottoscrittori di questo foglio allucinante, Tosi, Variati, Biasi, erano nella stessa stanza o erano andati a bersi un caffè dopo aver firmato in bianco? Il sospetto è che fossero al caffè. Tutti, senza eccezione, caffè macchiato.
Ultima curiosa notazione. Le sponsorizzazioni eventuali: tutte soggette all’approvazione preventiva del signor Goldin. Al nostro non sfugge nulla. La mostra (pardon, l’incasso) può cominciare.

Agenzia Goldin, i grandi pittori come figurine
I FAMOSI VIAGGI DELL’AGENZIA Marco Goldin sono intercambiabili. Come si vede dal contratto sottoscritto con i
comuni di Vicenza e Verona la mostra del record Raffaello verso Picasso doveva essere Raffaello verso Rembrandt, sempre per una storia del ritratto in Europa. Mentre l’attuale Verso Monet doveva avere un Tiziano che iniziava (e il paesaggio restava). In sintesi: Raffaello (un quadro solo) è rimasto contro tutte le intemperie. E così Monet. Picasso ha sostituito Rembrandt (che è uscito dal campo scuro in volto), ma Tiziano non si è proprio visto. Il mercato dell’arte è peggio di quello del calcio. Non si può mai essere sicuri di nulla con queste primedonne.