Galla- quadernivicentini.it - QV
Nello Galla è mio zio
9 gennaio 2014
M.R.Stern - quadernivicentini.it - QV
Rigoni Stern: la sorella Maria racconta Mario
9 gennaio 2014

L’Altopiano, così vicino, così lontano

Carta.Topografica - quadernivicentini.it - QV

L’ALTOPIANO, COSÌ VICINO, COSÌ LONTANO

L’Altopiano è un cosmo a sé. Lo è sempre stato. Un po’ lo è anche oggi. Ma oggi è vicino alla pianura e al capoluogo grazie alla moderna viabilità e alle ‘gesta’ del trenino a cremagliera Schio-Piovene-Asiago, datato 1910 e dismesso nel ‘58. Ma è stato storicamente assai lontano non solo per le scarse vie di collegamento. Fino a inizio ‘900 esistevano solo mulattiere e impervi sentieri: un vero isolato. Prima geografico. Poi culturale

BEPPA RIGONI

SE CI SI APPROPINQUA all’Altopiano dall’autostrada della “Valdastico”, esso si palesa in tutta la sua magnificenza: un massiccio roccioso quadrangolare di 560 kmq (oltre 800, se si considerano le aree montuose), delimitato a Est e a Nord dalla Valsugana, a Ovest dalla Valle dell’ Astico e a Sud dalla Pianura Padana. Mostra sul fianco sinistro – quasi fosse una linea di sutura – la strada del Costo: dieci tornanti dieci, che collegano il piano alla montagna. Montagna? Possiamo sul serio definirla tale? (Nemmeno la ULSS n.3 annovera il locale nosocomio come “Ospedale di montagna”, togliendo di fatto agli abitanti tutti i benefici che ne deriverebbero!) Ecco svelato il mio intento …

La mia lezione (dall’alto) ai xaleti di pianura – Una penisola fra Astico e Brenta

Il mio intento è di far conoscere davvero il mio territorio – che rappresenta esattamente 1/3 di quello provinciale – in ogni suo aspetto: morfologico/geografico/ambientale/storico/economico/sociale, ai xaleti (come poco carinamente vengono definiti quassù quelli di giù, per via del colorito pallido così difforme da quello rubizzo degli autoctoni, dovuto all’ossigenazione, all’insolazione e non solo).
Cercherò di seguire l’ordine sovradescritto, ma non posso giurarlo, perché ogni riferimento apre una finestra su cui vorrei soffermarmi subito prima che si richiuda, ma devo essere disciplinata!
Se invece di accedervi dall’autostrada o da una delle altre vie d’accesso (Piovene, S. Pietro Valdastico, Marostica, Bassano, Enego, Vezzena) sorvolassimo l’Altopiano in elicottero, avremmo la netta visione di quello che a tutti gli effetti è: una penisola definita da due fiumi, l’Astico e il Brenta (con l’esclusione, a valle, del territorio in comune di Marostica). A collegarla alla terraferma a nord l’Altopiano di Vezzena, oggi appartenente alla Regione Trentino, un tempo parte dei 7 Comuni.

Aspetto morfologico: I quattro livelli altitudinali del bastione asiaghese

Riferite forma ed estensione, passo all’altimetria. I livelli altitudinali del bastione in realtà sono 4: la scarpata meridionale (2/300 mt.) collegata alla pianura; l’altopiano meridionale sovrastante, con quote che vanno dai 1100 ai 1500 mt.; la conca mediana: quote dai 1000 ai 1100 mt.; l’altopiano settentrionale: quote dai 1500 ai 2300, ai 2336 per l’esattezza di Cima 12, unica vetta degna di tale nome! Ma come, un monte con al posto del nome un numero? Tutto a tempo debito…
Sotto il profilo morfologico, l’Altopiano è una piattaforma di natura carsica che mostra ovunque tutte le manifestazioni tipiche del fenomeno: doline, inghiottitoi, campi solcati, città di roccia, vaschette, crepacci, etc…

Le vie d’acqua: la Covola (Gallio), la Roggia (Asiago), il Ghelpack (Canove), il Pack (Rotzo), l’Haas (Vezzena)

Il carsismo è il principale responsabile della mancanza di corsi d’acqua a scorrimento superficiale, fatti salvi la Covola a Gallio, la Roggia o Rosa ad Asiago (vie d’acqua che fin dal 1400 incisero fortemente sull’economia locale), mentre il Ghelpack (a carattere torrentizio – con grandi piene e consuete magre – che, attraversata la piana centrale, si inoltra sotto
Canove nella valle del Bisele e nel tratto finale della Valdassa, dove si congiunge con la Valdastico), il Pack (“torrente” in cimbro) in quel di Rotzo e l’Haas (Assa), che nasce nella piana di Vezzena: tutti corsi a carattere torrentizio. Il torrente Haas ha formato la Valdassa (letteralmente Haastal, in cimbro), nella quale confluiva un tempo il Renzola, successivamente captato in bacini di conservazione, la cui acqua serve esclusivamente il paese di Camporevere (il mio!) e l’Ospedale di Asiago.
Cade a fagiolo l’articolo dello scorso numero di Gianni Padrin sulla salubrità delle acque, cui mi sento di aggiungere, quale piccola aggravante/inquinante, le deiezioni degli animali al pascolo e la frequente concimazione dei campi con le stesse raccolte nei letamai delle stalle dove i bovini svernano, summo cum gaudio dei cittadini inebriati dall’aroma.
E via, tutto quel che percola nel territorio/gruviera arriva ad imbandire le tavole in pianura! (Eh sì, tranne i pochi eletti che brindano “Renzola”, gli altri bevono acqua non precisamente Dop: quassù, in quanto pompata a monte con condotte forzate fino al Col d’Astiago e disinfettata con cloro e quant’altro e in pianura… “nature”. No via, riveduta e corretta anche lì!).

Il biancone, la roccia dell’Altopiano, tiene vivi i corsi d’acqua mentre il famoso marmo di Asiago li fa sparire

La persistenza superficiale dei corsi d’acqua Covola e Roggia è dovuta alla presenza del biancone, roccia tipica dell’Altopiano posta ad un determinato livello di stratificazione, di grana molto dura e poco permeabile, sulla quale scorrono come su uno scivolo. Anche il Ghelpack, per alcuni tratti, scorre su biancone ed è quindi a vista, per altri invece sulla pietra detta “ammonite”, di colore rosso/rosato, molto porosa e friabile (il famoso marmo di Asiago!), quindi piena di inghiottitoi, dove l’acqua prima scorre e poi come per incanto…sparisce! La certezza dell’affluenza del Ghelpack nell’Astico e anche nell’Oliero, è stata testata attraverso traccianti gettati nel suo letto in zona “4 strade/Kaberlaba”: l’acqua colorata per arrivare alle falde del massiccio impiega dalle 12 alle 24 ore, percorrendo cunicoli sotterranei inesplorati, formatisi in migliaia di anni.
Ho citato solo due degli strati rocciosi di cui è composto il territorio che, se tagliato a fette assomiglierebbe ad una millefoglie: scaglia rossa (spessore dai 70 ai 150 mt./carsicabilità buona); biancone (dai 30 ai 300 mt./carsicabilità scarsa); rosso ammonitico (dai 10 ai 30 mt./carsicabilità eccellente); calcari grigi (dai 200 ai 500 mt./carsicabilità eccellente); dolomia principale (dai 500 ai 900 mt./carsicabilità buona). Il termine carsismo proviene dal vocabolo indoeuropeo kras, ovvero roccia.

Un gigante gruviera. Due gli elementi del processo carsico: calcare e acqua. Alta piovosità: oltre 2000 mm. annui

L’acqua meteorica si arricchisce di anidride carbonica assorbendola dall’atmosfera ma anche dal terreno; l’acido carbonico diventa così bicarbonato di calcio, molto solubile e più l’acqua è acida più rapidamente scioglie la roccia. Laddove c’era solo una dolina, a forza di assorbire acqua, può accadere che la volta si sfondi (dolina di sfondamento) ed essa diventi una grotta o un inghiottitoio. Forse un giorno lontano il massiccio non ci sarà più, letteralmente disciolto dal bicarbonato…
Ho sempre immaginato il mio territorio come un enorme colino, che lascia filtrare tutta l’acqua e la neve delle frequenti precipitazioni, senza trattenerne neanche un po’: un gruviera gigante, in pratica!

Un lago sotterraneo profondo cento metri alla base dell’Altopiano

Ma l’acqua dove finisce? Attraverso le fratture della roccia, gli orridi, le fenditure verticali e orizzontali, confluisce a formare il lago sotterraneo che sta alla base dell’ Altopiano, profondo oltre 100 metri, su cui l’Altopiano praticamente galleggia. Esso alimenta le sorgenti dell’Oliero: il Covol dei veci e il Covol dei siori; mentre le sorgenti della Bigonda del Calgeron che pur si immergono sotto l’Altopiano, provengono dall’area trentina e insieme dissetano la nostra provincia ma anche quella di Padova.
Sono tutte sorgenti valchiusane, ovvero sifoni le cui acque scorrono al di sotto del livello di uscita e sotto il livello del mare. Il Subiolo che nasce nella grotta dell’Elefante bianco (di cui ha la forma) ha un duplice primato: è il fiume più corto d’Italia (battendo il veronese Aril: 175 mt.) e rientra al contempo nell’Oliero, bacino imbrifero più grande d’Europa! L’Oliero è stato palestra di roccia ipogea dello speleosub campione del mondo di profondità, il lecchese Gigi Casati (proprio qui anni fa, per un malfunzionamento dell’attrezzatura, per un pelo non ci rimetteva le penne…), che ha esplorato ad oggi, oltre 9 km di canali e laghi sotterranei collegati fra loro, mentre il restante reticolo di 42 km è ancora inesplorato, per difficoltà di accesso e collegamento.

Le cavità carsiche sommitali dell’Altopiano ad oggi esplorate sono 2562. Alcune di esse contengono ghiaccio perenne

L’orrido più profondo è quello di Malga Fossetta, ai piedi del Monte Ortigara: – 974 mt! I maggiori in ordine di profondità sono: il Vludermaus Kuvela in Val Galmarara (- 600 mt.); il Giacominerlock (- 508 mt.); l’abisso Degobar a Campomulo (- 501 mt.); l’abisso del Nido sul M. Chiesa (- 466 mt.); l’Abri Sassi e l’Obelix a Lusiana (-400 mt.), ancora in fase esplorativa. Voragini in continuo divenire in realtà, perché il fenomeno carsico non si arresta mai. Il ghiaccio perenne viene alimentato dalle abbondanti piogge e nevicate e nemmeno l’estate più torrida riesce a eroderlo completamente.
Con i miei occhi ho avuto modo di vederlo, sfumato di verde/azzurro, sul primo gradino sfalsato del “Buso del Sieson” a meno 46 mt. (profondità totale accertata 96 mt.), in località Campolongo.
In un territorio quasi privo di fonti di approvvigionamento idrico, anche il ghiaccio faceva la sua parte. Gli orti andavano irrigati, gli animali e gli umani andavano dissetati, quindi molto ingegnosamente con pulegge corde e botti, i più ardimentosi si calavano fino a raggiungere il ghiaccio e lo asportavano col piccone.
Fuori aspettava un carro, a far la ronda con abitazioni e stalle. Questo è quanto riporta la tabella a fianco dell’orrido, luogo che consiglio di visitare. E con un brivido in corpo per l’abbraccio gelido del Sieson, termino il mio primo tratto di cammino sull’Altopiano.