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La Signora Scivolò sul Mose

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LA SIGNORA SCIVOLO’ SUL MOSE
AMALIA SARTORI, ANNUS HORRIBILIS

PINO DATO

LE CRONACHE DELL’ULTIMA GOLA PROFONDA dell’italico tradizionale vizio a delinquere di fronte alle Grandi Opere e al settore pubblico in genere – il Mose di Venezia – ci dicono che Amalia Sartori, detta Lia, vicentina della più sveglia provincia che si conosca, Thiene e dintorni, era brava non tanto a incassare in sé (a incassare son bravi tutti) quanto a farlo con regolarità e metodo. Regolarità, metodo e organizzazione sono le doti dei grandi manager. Vado più in là: sono le doti dei grandi uomini (e delle grandi donne).
Giovanni Mazzacurati, 82 anni suonati, ingegnere, presidente del consorzio Nuova Venezia, dominus incontrastato dell’impresa Mose, e padrone assoluto di tutti i contatti e di tutti i favori, così racconta ai magistrati della procura di Venezia che conducono l’indagine, Stefano Ancilotto, Paola Tonini, Stefano Buccini: “La Lia Sartori l’ho conosciuta molti anni fa, diciamo all’inizio del rapporto con la Regione Veneto per il Mose. Il denaro me lo ha sempre chiesto lei, quando aveva bisogno di fondi.” Alle tre, dice la Lia, chiamata con rispetto dai suoi amici, la Signora. Al solito posto?, chiede Mazzacurati . “Al solito posto” risponde la Signora.
I militi della Guardia di Finanza registrano, allertati dai magistrati, l’intercettazione dell’appuntamento rituale. L’informativa della Finanza dice: “Dalle 15.35 alle 15.45”. Dieci minuti e via. ‘La Repubblica’ titolerà: “Dieci minuti per una mazzetta.”
La sequenza è significativa. Non tanto per la mazzetta in sé, l’ennesima (50 mila euro). Quanto per il rituale. E per quello che il rituale rivela brillantemente. Registrano la gola profonda del Mazzacurati (un cognome da letteratura, mi viene in mente il nostro Parise, ma anche Piero Chiara) che dice alla Sartori: “Buongiorno signora, eccomi qua. Siamo pronti. Ho
tardato un pochino. Ci possiamo vedere il 6 al solito posto alle tre e mezza?”. “Al solito posto va benissimo” risponde laconica la Signora.

SOLITO POSTO, SOLITA MAZZETTA, 50 MILA, stesse persone che se la scambiano, Mazzacurati e Sartori. Al massimo cinque minuti di ritardo. Neanche un caffè. Così si fa tra persone serie.
L’autorevolezza della Signora è nota. Una che ha cominciato la propria carriera quando un certo Bernini era ministro, che ha conosciuto e lanciato a Vicenza il concittadino (thienese) Pandolfo, che ha fatto cadere il democristiano Cremonese dalla carica di presidente del Consiglio regionale (parliamo degli anni ’80 dello scorso secolo), che è passata senza colpo ferire dalla sinistra socialista che faceva capo a Riccardo Lombardi a De Michelis, che è passata indenne da Tangentopoli, che ha preso al volo il treno per Forza Italia, che ha intuito che l’agente di commercio Giancarlo Galan aveva stoffa e lo ha lanciato a fare l’uomo del Veneto per tutte le stagioni, cosa volete che sia un Mazzacurati qualsiasi? Uno con il quale non è il caso di stare neanche a berci un caffè.
La potenza della Signora si è sviluppata lungo tutte le stagioni possibili e immaginabili con una sicurezza e attraverso automatismi talmente collaudati da costituire un unicum, pur nel ricchissimo sottobosco politico italiano. La capacità di inserirsi e di trasmettere, di raccogliere messaggi e di elaborarli, di conoscere e conservare rapporti, chiuderli e aprirli, mantenere una specie di terminale per ogni esigenza, propria e altrui, resta inimitabile.
Lia Sartori tiene banco da almeno un trentennio. La sua capacità di inserirsi ovunque ci siano progetti è collaudata e di altissimo livello. Nessuno è come lei. Se ha nemici, le stanno alla larga. Gli amici li prende e li butta, a proprio gusto.
È moralmente discutibile, la Signora? Niente affatto. A essere moralmente discutibili sono gli altri. I suoi compagni, i suoi amici interessati, quelli che vogliono tenersela buona e non la perdono d’occhio, magari offrendole incarichi, nomine e prebende.

IL SUO CURRICULUM È IMPRESSIONANTE. Nel partito socialista è eletta in Regione per due legislature negli anni’80. In Regione c’è il Centro sinistra, presidente Bernini [Carlo Bernini (1936-2011). Democristiano di lungo corso. Prima della corrente di Fanfani, poi di quella di Bisaglia. Dal 1980 al 1989 Presidente della Regione Veneto. Eletto al Senato nel 1987, rieletto nel 1992. In governi Andreotti è due volte Ministro dei Trasporti. Nel 1992 si ritira dalla politica, in seguito al coinvolgimento personale in Tangentopoli per tangenti ricevute per pilotare l’assegnazione degli appalti per la costruzione della bretella autostradale di Tessera e l’ampliamento dell’autostrada A4 tra Venezia e Padova. Dopo un lungo periodo di inattività, nel 2008, entra a far parte del Popolo delle Libertà.] . La Lia (allora non era ancora la Signora) è assessore ai trasporti. Nel 1986 privatizzano l’aeroporto Marco Polo di Venezia, e la Sartori, come assessore ai trasporti, ne è il primo presidente (per quasi due anni): esperienza utile quando il Save sarà oggetto, negli anni successivi, di una battaglia politica che non si è ancora conclusa. Nel 1992 diventa presidente della Regione Veneto. Sostituisce Cremonese, arrestato per Mani Pulite. Crolla il suo referente politico De Michelis travolto da Tangentopoli e lei, con un fiuto degno di un cocker spanish, lascia la nave socialista fra le lacrime e passa a Forza Italia.
In Consiglio Regionale lavora ad hoc i 18 consiglieri ex Dc espulsi dalla Rosy Bindi (senza stile, l’errore madre della Bindi) e li fa votare per un governo che raccoglie tutte le minoranze. Entreranno nel ’94 in Forza Italia. Nel 1999 diventa parlamentare europeo. Sarà riconfermata nel 2004 e nel 2009. Non lo sarà quest’anno, 2014.
È stata vicepresidente della delegazione per i rapporti con la NATO e membro delle delegazioni per i rapporti con il Mercosur, l’America Latina e Israele. Ha ricoperto, nel gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo, la carica di vicepresidente della delegazione di Forza Italia. Fino al giugno 2008 è stata coordinatrice delle donne del Partito Popolare Europeo all’interno della commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere e, fino al marzo 2007, membro della commissione trasporti e turismo. Alle elezioni amministrative del 2008 si candidò per il centrodestra alla carica di sindaco di Vicenza. Al primo turno è stata votata da quasi il 40% degli aventi diritto, mentre al turno di ballottaggio è stata rimontata e battuta dal candidato di centrosinistra Achille Variati. Nel 2009 è stata rieletta al Parlamento Europeo. Nel 2011 è stata nominata presidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo. È stata inoltre membro delle commissioni su: Mercato interno e protezione dei consumatori, Crisi finanziaria, economica e sociale, Commissione speciale per l’attuazione della strategia di Lisbona, Commissione temporanea sul cambiamento climatico.
Insomma, una vita spesa per la Cosa Pubblica. Con un attentissimo occhio di riguardo alle esigenze del Privato. Capacità di relazionare e relazionarsi. Sa tacere quando necessario. Si impone anche con il silenzio. Più che altro, perché conosce i difetti degli uomini. Ed è questo il suo segreto: conoscere gli enormi, ridicoli, infantili difetti degli omuncoli che l’hanno sempre circondata.

UNO DICE: MA COME HA FATTO, UNA COSì, con tutti quegli incarichi internazionali ed europei, a mantenere ben oleata la griglia di potere che serve in una regione come il Veneto, in una provincia come Vicenza, e addirittura a incontrarsi con un Mazzacurati qualsiasi per ritirare una mazzetta da 50 mila euro? Domanda legittima. Potrei aggiungerne un’altra, di domanda: per chi ha attraversato la Regione Veneto nel modo che sappiamo, che è stata presidente di Save, che ha visto tutti gli intrecci legali e illegali su Pedemontane, Tangenziali, A4, Plessi Ospedalieri (si chiamano così), project financing, e quant’altro, che ha visto cadere teste eccellenti, com’è che va a ritirare lei stessa una misera tangente di 50 mila euro? Qui la risposta ce l’ho e vale anche per Maltauro – lui, Amministratore Delegato di una delle più grandi imprese di costruzione d’Italia – che consegna di persona un’altra mazzetta (a Milano) e che perciò ha sorpreso i più. Qualcuno ha detto: non poteva mandare un impiegato? Lo stesso varrebbe per la Signora: non poteva mandare una segretaria da Mazzacurati? La risposta, appunto, è comune: l’impiegato si manda se il denaro è pulito, se è sporco, fosse anche un euro, si va di persona. E qui parliamo di denaro sporco.
Comunque, brava è brava. Chi è bravo, in questo mondo di ladri, è un Giano bifronte: da una parte va ai convegni sulla parità delle donne, dall’altra raccoglie mazzette, crea amicizie, rinforza relazioni.

LA SIGNORA È BRAVA AD ASSISTERE l’evolversi dei progetti dove c’è tanto denaro pubblico che scorre (meglio se autorizzato dal CIPE) quando ancora non li facevano chiamare, per riempirsi la bocca, project financing. Sa stare con eleganza e disinvoltura in tutti i salotti che contano. La sua base preferita resta Vicenza. E Thiene. A Vicenza si lega di imperitura amicizia con Irene Gemmo, della Gemmo spa di Arcugnano, storica azienda vicentina di impiantistica elettrica. Dal 2006 al 2009 la Gemmo sarà presidente di Veneto Sviluppo spa, una finanziaria al 51% controllata dalla Regione Veneto, quando a capo della stessa era il suo pupillo Galan. Tutto quadra con Lia Sartori. Lei è lì proprio per questo. Oggi ha 67 anni ma non li dimostra. Con l’ingegner Altieri, capo dell’omonimo studio di progettazione, è vero amore. Ne è la compagna, nella vita e nella politica, nella vita e nel lavoro. L’aria è una. Non ci sono tante arie. L’ossigeno è sempre quello.
Ad un certo punto (l’anno non lo so) la Signora si accorge che esiste un settore nel quale, intervenire (come direbbe Razzi) “è bello”. La sanità. Sanità è bello. Qui si aprono voragini di cose belle. La sanità veneta è una voragine di project financing. Le finanziarie sfilano davanti agli occhi che sembrano majorettes. E i tamburi per chi li suonano le majorettes? Per la Signora e i suoi amici. È la politica, bellezza.
Scrive Renzo Mazzaro [Renzo Mazzaro, I padroni del Veneto, Editori Laterza, Bari, 2012. Pagina 197 e seguenti.] : “Il suo campo è la sanità, scelta non casuale: per farla funzionare servono nel Veneto oltre 7 miliardi l’anno, due terzi del bilancio regionale. A deciderli come spenderli, dove e a beneficio di chi, sono i 23 direttori generali delle Usl, nominati da Giancarlo Galan. Nelle scelte del presidente le indicazioni di Lia Sartori sono determinanti. È un’invasione di campo nota a tutti.”
Mazzaro scrive questo due anni fa, nel pieno di tutte le scelte importanti. E lo fa di rimbalzo ad una dichiarazione pubblica resa dal consigliere regionale veneto Raffaele Grazia, che disse esattamente così: “È Lia Sartori che sceglie i direttori generali, ma anche i primari, stabilisce dove si fanno gli ospedali e poi li progetta o li fa progettare dallo studio Altieri. E tutti tacciono.”
Stavolta la Signora non sta zitta. Si ribella e fa causa a Grazia davanti al tribunale di Bassano. Gli chiede 100 mila euro (due mazzettine) ma perde la causa. Scrive Mazzaro: “La sentenza arriva il 18 febbraio 2011 a firma del giudice Margherita Brunello ma stabilisce che non c’è nessun danno da rifondere perché ‘Raffaele Grazia si è limitato a denunciare un conflitto di interessi, non ha adombrato illegittimità nella nomina dei direttori generali ma rapporto di subalternità, esercitando il diritto di dissenso su un tema di rilevanza pubblica’.”

IN EFFETTI IL CONFLITTO DI INTERESSI è allocuzione poco di moda nel partito della Signora, ma resta il fatto che se le coincidenze sollevano dubbi, il reato non è automatico.
Il costume italiano non l’ha inventato la Sartori. Al massimo, lo ha reinterpretato. Con qualche miasmo di vicentinità accentuata.
Come nel caso dell’ormai famoso (alle cronache politiche) polo unico di Santorso, dove troviamo in gioiosa unione nella Summano Sanità spa, creata alla bisogna, sia lo Studio Altieri, che Gemmo spa, che Mantovani spa di Piergiorgio Baita (arrestato per il Mose) e la Palladio Finanziaria di Roberto Meneguzzo (anche lui arrestato per il Mose). Coincidenze. Amici. Che male c’è?

C’È UNA TEORIA SULLA SIGNORA. Che a Vicenza non goda di elevata popolarità perché è riuscita a perdere nel 2008 con venti punti di vantaggio al ballottaggio per la sedia di sindaco contro Variati. Sul punto avrei qualche dubbio. La sconfitta fu effetto di poca cura elettorale, questo è certo, ma al primo turno aveva ottenuto il 40 %. Non era poco neanche allora.
In realtà è Vicenza la sua piazza. È vero che non ha avuto tempo di lavorarsi la base elettorale come avrebbe dovuto, ma solo un mostro può coltivare impegni regionali a largo spettro, impegni parlamentari europei (tre successivi), opere pubbliche di alto spessore (Sanità, Mose, Pedemontana eccetera) sulle quali smentire tutte le malelingue e in più curarsi il proprio collegio elettorale. A Vicenza non si sono dimenticati di lei. Servi o padroni che fossero, le hanno offerto, per restare all’attualità, la presidenza delle Settimane Musicali dell’Olimpico e la presidenza nientemeno che del prestigioso CISA (Centro Internazionale Andrea Palladio di Studi di Architettura). È vero che al CISA gli sponsor sono Altieri e Gemmo. Ma anche questa è una coincidenza. Oppure è un vizio (innocente).
Da entrambe queste nomine, la Signora, con correttezza, si è subito dimessa dopo il fulmine del Mose. Sa muoversi bene anche sotto choc, malgrado la mole. E non è detto che la sua stella sia tramontata. Per una così, ci vuole altro che un Mazzacurati qualsiasi. Certo, il 2014 lo ricorderà per un pezzo. Annus horribilis. La tegola più grossa all’inizio anno (la morte di un figlio, quanto di peggio possa capitare). La mancata conferma a Bruxelles. Il Mose. Ma un anno passa presto. Poi, si vedrà.