tribunale - quadernivicentini.it - QV
UN MOLOCH BRUTTO E CATTIVO NEL TEMPIO DELLA LEGALITÀ
5 dicembre 2013
ederle - quadernivicentini.it - QV
Dal Molin story, figlia di Ederle. Ponzio Pilato? Abita qui
7 dicembre 2013

LA GRANDE SPECULAZIONE CHE IGNORA LA CITTÀ

mappa_porta - quadernivicentini.it - QV

Curiosa la responsabilità parallela, ma con funzioni e tematiche diverse, realizzata dai due sindaci dell’Affare Nuovo Tribunale di Borgo Berga. Hüllweck ha pulito dai detriti amministrativi antichi e ha ridato dignità costruttiva alla vecchia area del vecchio Cotorossi, Variati ha discusso con il Genio Civile e con Maltauro & C. per consentire che il conto economico dell’impresa non subisse un infarto irreparabile. I volumi sono stati rispettati, anzi forse accresciuti. L’attuale sindaco è consapevole che l’edificio è un Mostro (così l’ha definito), rispolverando l’antica arte astratta della parola dei vecchi democristiani. E la città? È un fantasma

PINO DATO

NON È VERO CHE LA BELLEZZA non va d’accordo – il più delle volte – con le regole tecniche, ovvero le leggi. Nella maggior parte dei casi è la bruttezza che entra in conflitto con la normativa, con la legge, con il buon senso estetico di noi cittadini del mondo. Non sto facendo filosofia a buon mercato. E mi spiego meglio. E’ vero che ci sono anche leggi scadenti, magari perché incomplete. Ma non ci possono essere leggi diaboliche, soprattutto per un aspetto della vita collettiva, quello della città vivibile.
Dobbiamo insomma escludere che, quando le leggi riguardano tre valori teoricamente desiderati da tutti, vale a dire: 1. Armonia degli edifici, 2. Sicurezza, 3. Confort di vita dei quartieri di una città, ci possa essere un conflitto con leggi esistenti. Infatti, non c’è.
Non c’è una legge cattiva che dice: guardate, cari vicentini, se avete da sistemare un nuovo tribunale (è un diritto-dovere-necessità) fatelo pure malissimo, ché io ve lo consento, fatelo a pochi metri dagli argini dei fiumi anche se questi esondano spesso, fatelo con edifici altissimi a ridosso di un colle simbolo della città anche se così fate un macello estetico, togliete aree di superficie pubblica per far posto a manufatti di cemento anche se per la gente è un danno, mettete un supermercato-mostro perché non ne avete abbastanza in giro o nei pressi.
E così via con zollette di zucchero di questa portata.
Una legge del genere non c’è. E’ vero: ci sono leggi non cattive che però non pongono principi abbastanza chiari e particolareggiati. Stanno sulle generali. Si fidano dello spirito degli uomini. Ma sbagliano. Stare sulle generali per chi, come l’italica gente, l’italica vicentina gente, è maestra nello sfruculiare (dal De Mauro: stuzzicare, scherzare, infastidire) nel rapporto semantico tra le parole quando si tratta di fare il brutto guadagnandoci sopra molti soldi, è un clamoroso errore.

A proposito dei costruttori di certi incubi collettivi

Come mai, infatti, il brutto porta tanti soldi mentre il bello li porta di rado? Come mai i costruttori di questi incubi collettivi come il mostro di Tribunale Civile e Penale di Borgo Berga, sono bravi a costruire profitti facendo il brutto e così bravi, anche dopo, a giustificare sia il brutto che i profitti? A confermare questo assioma davvero puntuale c’è stato, nella stolida vicenda del Tribunale nuovo, un intervento del dottor Paolo Dosa, amministratore delegato della società proprietaria del mostro, la Sviluppo Cotorossi, il quale, a una domanda del cronista del ‘Giornale di Vicenza’, così formulata: “Ma non potevate costruire meno volumi di quelli autorizzati?”, così rispondeva: “Il conto economico non avrebbe retto”. Aspetto un attimo a raccontare il seguito (che mi ha molto colpito), perché domanda e risposta iniziali di questo dialogo surreale meritano un primo commento.
Se vogliamo, la domanda del GdV può sembrare ingenua, quasi infantile. Infatti, chi tra imprenditori di questa vaglia (e sottolineo: di questa vaglia) costruirebbe il 30 o 40% in meno di quanto autorizzato per rispettare l’esigenza del “bello e del giusto”? Ingenuità sovrana. Eppure questa apparente ingenuità era controbilanciata, nel cronista che la esprimeva, da un rispetto altissimo, quasi regale, per le attitudini potenziali di chi aveva di fronte. O voleva prenderlo per i fondelli (e sinceramente lo escludo) oppure lo giudicava (giudicava l’azienda di cui un altro nume della vicentinità, Maltauro, era proprietario) dotato di etica talmente nobile da poter anche dare concretezza ad una risposta tutt’altro che ovvia, se non opposta, alla bellissima, ingenua domanda.
Dosa, insomma, era in teoria accreditato di una risposta tipo: “Sì, è vero, avremmo potuto farlo e siamo costernati che vicende imprevedibili ce l’abbiano impedito”. Il nostro amministratore delegato ha invece riportato il cronista sulla terra con una semplice esposizione numerica: “Il conto economico non avrebbe retto”. Geniale, il dottor Dosa. Ha trattato il conto economico come una persona. E come una persona che, se non sta attenta, può subire l’infarto. Quasi un omicidio se, a non stare attento che ciò avvenga, è un CEO (in lingua umana, amministratore delegato).

I conti economici? “Non si ammazzano così, come i cavalli”

Più avanti il bravo cronista del GdV ha avuto anche una reazione d’orgoglio e gli ha chiesto: “Ma il conto economico non ci sarebbe più stato, con meno volumi, o il guadagno sarebbe stato inferiore?”
“No, no” si è affrettato a rispondere Dosa, “sarebbe proprio morto”.
E i conti economici, avrà certo pensato, non si ammazzano così (come i cavalli…) se producono tanti utili. Questa è la logica dichiarata del nuovo tribunale di Borgo Berga. È purtroppo inutile che partiti di opposizione, comitati anti abusi, Legambiente, si sbraccino e denuncino. Il mostro è nato. Lo ha voluto il conto economico. Punto e basta.
Hanno pensato alla città Hüllweck, e poi Variati, e poi la società di Maltauro e Dosa? No, hanno pensato al conto economico. Hüllweck e Variati, è vero, avrebbero dovuto invece pensare alla città, è un dovere imprescindibile in chi è sindaco. Che cosa importa loro dell’infarto del conto economico della Sviluppo Cotorossi? Nulla. Non hanno né debiti né crediti morali nei suoi confronti.
Ma capire cosa sarebbe successo ad uno dei quartieri più antichi e più significativi della città di Vicenza, quello sì avrebbe dovuto essere un imperativo morale dell’ex sindaco Hüllweck che, invece, nel 2004, si è affrettato a firmare un bel contratto con la società Finvi del suo amico Berlusconi, ha riadattato alle nuove esigenze speculative il piano regolatore con tutti i territori dell’area adiacente al vecchio Cotorossi, si è saputo far rilasciare l’ok dalla Regione e ha consentito che il profitto privato facesse il suo corso. Un corso tortuoso, come sempre in questi casi, perché, chissà perché, il brutto (degli edifici) e il troppo (dei profitti) non sempre si accordano con la legge e con le responsabilità individuali.
E allora i casi sono due: o si fanno perdere le tracce con tanti passaggi (che sembra il titic titoc del Barcellona) o ci si arma di tecnicismi alla buona – un po’ qua e un po’ là – e si passa il Rubicone. Per il caso del Tribunale di Borgo Berga sono state fatte entrambe le cose.
La prima, regista Hüllweck, la seconda regista Variati.

Hüllweck ha tolto tutte le erbacce dal vecchio Cotorossi

Hüllweck ha fatto in fondo la cosa più semplice, quella che gli amministratori delegati sanno fare a meraviglia. Ha creato il clima. Ha tolto tutte le erbacce che circondavano il vecchio stabile del vecchio Cotorossi, e relativi terreni, che erano stati acquistati da tempo immemore (anni 90) da una società del suo amico e testimone di seconde nozze Silvio Berlusconi, e gli ha dato dignità edificatoria. Lo ha rivalorizzato.
Il Ministero di Grazia e Giustizia, a suo tempo appannaggio dei suoi amici di schieramento politico, gli ha dato una mano decisiva dichiarando urbi et orbi: “Il nuovo Tribunale di cui la città ha bisogno, se vuole i nostri finanziamenti, o a Borgo Berga o niente”.
Hüllweck, insomma, ha fatto l’operatore ecologico (una volta si chiamavano spazzini) della sede del tribunale a futura memoria. Ha fatto da starter. Poi, il corso tortuoso di cui parlavo prima è andato avanti per conto suo. Non occorrono manuali perché il corso si snodi. L’unica differenza è nella sua tortuosità: qualcuno lo è di più, qualcun altro di meno.

Chi è Pangallo? Anche Tronchetti Provera? Siamo seri!

Questo, di Borgo Berga, partito dal sindaco poeta e dalla Finvi, è stato relativamente semplice. Scrive Cappelletti, senatore del M5S, nella sua denuncia: “La Finvi ha venduto alla Finmatica. La Finmatica, poco dopo, vende ad un gruppo di imprenditori rappresentati da un certo signor Pangallo.” E chi è Pangallo? Un operatore ecologico del corso del profitto. Andiamo avanti: “Pangallo vende poi alla Pirelli Real Estate di Tronchetti Provera”.
Qui mi fermo. Anche qui Tronchetti Provera? E a cena, dove sono andati Pangallo e Tronchetti Provera, dopo la firma? Azzardo: alla Cova di Lonigo. Che fantasia questi amministratori. Ma non finisce qui. Tronchetti Provera non compra per tenere e per fare. Compra per vendere. E a chi se non a vicentini con le mani in pasta, che su costruzioni e sindaci locali conoscono vita, morte e miracoli? Si costituisce, nel frattempo, la Società Sviluppo Cotorossi, capitale sociale diviso fra Maltauro (socio di maggioranza) e la Codelfa (società piemontese).
E la Sviluppo Cotorossi compra e fa. Chiama per il progetto esecutivo del mostro due architetti portoghesi, Gonçalo Byrne e Joao Nuñes, e comincia a lavorarsi i tecnici della nuova amministrazione, stavolta di centro sinistra, guidata dal nuovo sindaco Variati. Anche per evitare l’infarto del conto economico (della Sviluppo Cotorossi) il nuovo tribunale, in men che non si dica, è cosa fatta.

Variati a squarciagola: “È un mostro!”

Che la patata bollente sia passata, per restare alle responsabilità dei sindaci, da Hüllweck a Variati, è fuor di dubbio. Ma qui il problema si sposta. Il poeta ha fatto il pesce-pilota del corso tortuoso. E Variati che fa? Come da suo carattere, in primo luogo, si defila. Da buon democristiano evita risposte azzardate che un giorno potrebbero essere usate contro di lui medesimo. Fa però un errore macroscopico: si fa fotografare, sorridente, all’inaugurazione del Tribunale (le cui inadeguatezze sul piano operativo rimandiamo ad altro numero) insieme al suo predecessore, al pesce-pilota. Non era obbligato. Le inaugurazioni servono solo a far pubblicità a chi inaugura. Se vai a tagliare un nastro accanto al tuo “nemico” politico e sei pure sorridente, agli occhi di chi ti vota sei complice. Poteva mandarci Bulgarini. O un tecnico del Dipartimento Territorio.
Cerca di rimediare dicendo a squarciagola: “È un mostro”. E lasciando ai tecnici (ad esempio Antonio Bertoli, direttore del Dipartimento Territorio del Comune) il compito di spiegare: “Non potevamo far nulla. Era già tutto definito nei minimi dettagli in un piano particolareggiato approvato anche dalla Regione nonostante non fosse conforme al Piano Regolatore” (“Nuova Vicenza” del 9 ottobre 2013).
Bravo Bertoli. Ci dai tante notizie in poche parole. La più importante è questa: il piano particolareggiato che stabilisce distanze e volumi, sia pur approvato dalla Regione (assoluzione del peccato) era illegittimo. Non male come notizia. Ma, di fatto, dove hanno peccato Variati e i suoi?

I peccati del Comune

Primo punto: l’area è inquinata, anche gravemente, per i residui lasciati dal Cotonificio Rossi. Un comune che si rispetti, se sa questo, ferma tutto. Negozia con i proprietari, esige interventi drastici, impone soluzioni pubbliche. Non l’ha neanche minimamente ipotizzato. Ha finto di ignorare.
Colpevolezza doppia.
Poi c’è il nodo (che le cause in corso faranno senza dubbio emergere) del ruolo del Genio Civile di Vicenza e dei suoi rapporti con Variati & C. Qui siamo in una nebulosa. Infatti, come affermano tutte le fonti, nel 2009 il Genio Civile, che deve dare il proprio consenso alla costruzione dei manufatti in rapporto all’esistente struttura idrografica (Bacchiglione e Retrone) segnala, come scrive “L’Espresso”, che a Borgo Berga si sta costruendo “in aderenza al ciglio e quindi in contrasto al disposto dell’articolo 96 del Regio Decreto 523/1904″. Si dovrebbe, in base alla legge, costruire almeno a dieci metri dal ciglio del fiume. Lì siamo molto più vicini. Un anno dopo, e qui comincia la vera nebulosa, il Genio Civile dà il suo assenso. Come mai c’è voluto un anno per darlo? Hanno discusso, evidentemente. Dunque, tutti sanno. E di cosa hanno discusso al punto da far cambiare idea a un ente così tecnico e così poco propenso, di solito, ad usare il linguaggio della politica?

Chi decide di che pasta è fatto il Mostro? Il Comune, of course

Questo lo dico io: hanno discusso di acqua fresca (che non è quella del Retrone). Hanno sfruculiato sui termini. Hanno giocato a nascondino con le parole di legge. Il nodo è questo: il Mostro è una cosa nuova o è il rifacimento del vecchio Cotonificio Rossi? Ora, provate a fare questa domanda ai bambini di prima elementare di qualsiasi scuoletta della regione Veneto, mostrando le foto dei fabbricati e dei terreni, prima e dopo. Vi risponderanno al 100 per cento nello stesso modo.
Cos’hanno fatto Genio Civile e Comune di Vicenza in quell’anno magico per arrivare a decidere che tutto “andava ben così, madama la marchesa”? Una cosa molto semplice, che poteva essere fatta in un pomeriggio. Se c’è voluto un anno è perché il Genio resisteva sulla sua prima affermazione di principio. Che cosa ha fatto il Comune in quei 365 giorni? Ha convinto il Genio che il Mostro non era una cosa nuova, era un rifacimento del vecchio. Così si poteva uscire dalle tenaglie del Regio Decreto (i dieci metri) e costruire dove si voleva. Il Genio poneva una durissima resistenza a questa tesi irreale (lo dimostra l’anno trascorso a discutere). Ma poi Variati e company hanno tagliato la testa al toro e hanno detto al Genio: “Siamo noi, Comune di Vicenza, a decidere se una cosa è un rifacimento di un’altra o no? Noi ci prendiamo questa responsabilità e voi dovete adeguarvi.” E così è stato.
Per questo la vicenda è acqua fresca, o se preferite, lana caprina. È questo straordinario, illuminato iter intellettuale (il dialogo serrato fra Genio Civile e Variati durato un anno) a consentire al CEO Dosa di dire, a proposito delle (ir)regolarità amministrative: “Sappiamo di avere agito con tutte le autorizzazioni e nel rispetto dei limiti che tutti gli enti coinvolti hanno posto”. Gli enti coinvolti sono il Genio Civile del direttore Carlo Silvestrin e il comune di Vicenza del sindaco Achille Variati. Disse a un giornalista di “Nuova Vicenza” Carlo Silvestrin: “È il Comune che ha l’ultima parola”. Come dire: le responsabilità, dopo un anno di discussioni sfiancanti, se le è prese lui.

I Fantasmi dell’Opera

E sono responsabilità illegali. Sia Silvestrin, che Bertoli che Dosa sanno benissimo che sono illegali. Ma giustificano e si giustificano perché, effettivamente, hanno salvato il conto economico della Sviluppo dall’infarto. Un’opera meritoria. E sapete cosa portano per coprire con una coperta cortissima l’evidente vergogna? Il fatto di aver (su iniziativa del Comune,
rimarca Silvestrin) abbattuto la copertura del fiume che era stata applicata un tempo immemore in un breve tratto dal Cotorossi. “Con la scopertura c’è stato un miglioramento idraulico” dice Silvestrin. Naturalmente anche qui si va a sfruculiare. Il miglioramento idraulico solleva il costruttore dall’osservanza della distanza dall’argine come per un miracolo di un santo? Sicuramente no, ma dirlo non costa nulla. Anzi, può servire.
Ultima perla. C’è un clamoroso last but non least. Non è uno scoop. E’ già stato scritto da “L’Espresso” nel suo famoso articolo. Solo che è stato ripreso poco o nulla, e riguarda entrambi i sindaci in questione: che possono farsi fotografare ancora insieme, ma non troppo sorridenti.
Scrive “L’Espresso”: “Andando indietro negli anni si scopre un altro avviso rimasto inascoltato. È il piano stralcio per l’assetto idrografico del bacino Brenta-Bacchiglione pubblicato nel 2004, un paio di mesi prima che Comune e privati siglassero il Piruea per Borgo Berga. All’articolo 17 si legge che «i territori compresi all’interno degli argini o delle sponde dei corpi idraulici costituenti la rete idrografica dei bacini del Brenta-Bacchiglione sono classificati nel grado di pericolosità P4 e pertanto per gli stessi valgono le corrispondenti norme previste nel presente Piano». Nel 2012, aggiunge
il settimanale, “vengono redatte le Norme tecniche di attuazione del Piano”, che determinano che le aree dell’ex Cotorossi e della sponda sinistra del Bacchiglione sono considerate “zone di attenzione” nelle quali non si possono “realizzare locali interrati o seminterrati”.
Il futuro dell’opera è legato a questa Legge inascoltata? È possibile. Anzi, auspicabile. E Vicenza, il quartiere, monte Berico, la valletta del silenzio, la villa ai Nani appena più in alto, cosa c’entrano in tutto questo? Nulla. Assolutamente nulla. Come potete vedere, lasciatemi la battuta, sono i fantasmi….dell’Opera.