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La Calà del Sasso

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LA CALÀ DEL SASSO

La Calà è la più lunga scala in pietra naturale mai costruita dall’uomo. È dotata di 4444 gradoni affiancati da un cunettone in pietra, atto allo scivolamento del legname. I lavori di costruzione di questo straordinario manufatto sono iniziati per volontà del nobile milanese Gian Galeazzo Visconti. Le gerle (portate da uomini e donne) trasportavano verso valle lamponi, fragole, erbe, derivati del latte, legno, e riportavano su sale, tabacco, farina, pasta, riso. Il progetto Calà nacque per contrastare lo strapotere di Gallio che esigeva dazi per le merci che transitavano da Asiago. Per merito di Calà nacque a Valstagna un nuovo mestiere: lo zattiere, colui che costruiva la zattera e la caricava di prodotti

BEPPA RIGONI

LA CALÀ, DALL’ALTOPIANO A VALSTAGNA, è una delle più antiche opere costruite dall’uomo sull’Altopiano, seconda in ordine di importanza storica solo ai Graffiti della Val d’Assa, al villaggio Preistorico del Bostel e al Riparo Dalmeri, ma prima in assoluto per il valore commerciale e sociale che rappresentò per oltre 500 anni.
Null’altro in zona può testimoniare più efficacemente l’antropizzazione dell’area. I lavori di costruzione iniziarono ai primi del 1300, per volontà del nobile milanese Gian Galeazzo Visconti (casata che governava l’Altopiano dopo Ezzelini e Scaligeri; solo nel 1403 esso passò sotto la giurisdizione della Serenissima). Il progetto “CALÀ” nacque per contrastare lo strapotere che il Comune di Gallio aveva assunto quale porta obbligata per la pianura attraverso la Val Frenzela (da Freya – divinità celtica), verso la valle del Brenta e della fortuna che aveva il Comune di Foza di essere posizionato sopra la Valvecchia: i due comuni cui Asiago, per commerciare, doveva pagare dazio. Se sotto le varie Signorie la Calà fu utilizzata soprattutto per trasportare legname da costruzione e da ardere assieme a carbone, pelli, carni e altri prodotti quali ortaggi, suffruttici, miele e derivati dal latte, sotto la Repubblica Veneta, fu il legname (a fusto intero sfrondato) il prodotto più gettonato. Gli abeti, alti anche 90 metri, servivano per gli alberi delle navi e le parti rigide; i larici, data la naturale flessibilità e la sostanza isolante naturalmente contenuta (trementina), per il fasciame; mentre per i remi si utilizzava il nobile faggio. (…esiste tuttora il toponimo: “col dei remi”).

La Calà e il suo utilizzo

La Calà, a tutt’oggi la più lunga scala in pietra naturale costruita dall’uomo al mondo, è composta da gradoni (4444!) ad affiancare un cunettone in pietra, atto allo scivolamento del legname: servivano anche 10 uomini per far scendere un tronco agganciato con arpioni e corde alla spalla del portantino! Apposite aperture in tornante nei muretti di contenimento, consentivano di far fuoriuscire e ruotare il tronco per proseguire la discesa. Fondo scivolosissimo, umido sempre, “sgalmare” (zoccoli) ai piedi, percorso da farsi anche due volte al dì (per un totale di 17.776 gradini!): più di uno ci ha lasciato la pelle!
Anche le donne avevano il loro da fare con la gerla sulla schiena a portar prodotti in giù (lamponi, fragole, erbe, derivati dal latte, oggetti lavorati in legno) e a riportarne in su (sale, tabacco, farina, pasta, riso). A Valstagna era infatti nato in riva al fiume un mercato, divenuto molto importante per l’economia della vallata, perchè faceva da collettore anche per tutti i prodotti della Valsugana provenienti da nord: dal Trentino, al bellunese, al Cansiglio.

Valstagna, porto dell’Altopiano. La banchina dei carbonai (altopianesi) a Venezia

I valstagnesi da sempre noti per la loro creatività nel procacciarsi la pagnotta, si inventarono così un nuovo mestiere: lo  zattiere, colui che velocemente attaccava un tronco all’altro con “clamare”, corde e spuntoni di nocciolo, costruendo la zattera e caricandola di prodotti – dove il mezzo di trasporto era il trasporto stesso– , facendola poi fluitare attraverso Bassano e Padova (porto del Bassanello), fino a Venezia, dove l’Altopiano aveva il suo attracco personale: la “banchina dei carbonai”, tuttora esistente. L’operazione Calà fu costosa, non si sa con certezza chi cofinanziò l’impresa la cui costruzione durò molti anni, ma si sa di certo che tutti i comunardi si tassarono e misero le loro braccia a disposizione.
Altrettanto costosa fu la sua manutenzione, a solo carico dei montanari, come da accordi intercorsi con i vari Dòmini dell’epoca. L’attività della Calà sostenne l’economia di quella parte di popolazione che ne usufruì direttamente (gli abitanti di Sasso a monte e di Valstagna a valle) ma che beneficiò tutti: migliaia di persone per oltre 500 anni, togliendole dalla miseria di una terra magra…

La Calà oggi

Nel 1956, quando fu ultimata la carrozzabile da Asiago a Sasso, la Calà andò in completo declino e solo nel 1998 la Comunità Montana dei 7 Comuni avviò un lavoro di ripristino che oggi, dopo soli 16 anni, mo- stra grandi segni di degrado.
La valle in cui la Calà corre è una gola stretta, impervia e in caso di forti precipitazioni, diviene un fiume in piena, travolgendo e trasportando con sé tutto ciò che trova. Di nuovo, ci sono smottamenti dei muretti di contenimento; di nuovo sono scese slavine portando con sé alberi e pietre e c’è in particolare una grande frana (lunga oltre 30 mt.) che a metà percorso ha sepolto completamente il fondo. Anche alcuni agganci della ferrata sono fuoriusciti dalla loro sede. Le molte cascate di ghiaccio sono propedeutiche alle crepe che si formano nella roccia, pronta a staccarsi al successivo disgelo. Il costo per il ripristino da parte della Comunità Montana, al tempo fu di lire 454.945.423, ma erano ancora anni di vacche grasse… Come potrà oggi la Calà essere salvata dall’abbandono e messa in sicurezza per il viandante (a scopo esclusivamente turistico) visto che, se vi transita, lo fa a suo rischio e pericolo?