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Il bacino di Caldogno

Bacino Caldogno - quadernivicentini.it - QV

IL BACINO DI CALDOGNO UN’INDAGINE AL DI SOTTO DI MILLE SOSPETTI

Il bacino di Caldogno sarà il primo bacino idraulico concepito in provincia di Vicenza dopo ben 85 anni. Prima di questo: il bacino di Montebello del 1928. La sua approvazione solleva preoccupazioni tecniche e ambientali di non poco rilievo. La fase propagandistica è ormai terminata, parte quella dell’inizio lavori. Ma il progetto, di competenza regionale, è cominciato con il piede sbagliato: molte incompetenze, molto dilettantismo. E il comune di Vicenza (il più interessato alla buona riuscita dell’opera) non sembra avere alcuna voce in capitolo. Vediamo perché

GIOVANNI BALDISSEROTTO

 IL BACINO DI CALDOGNO È STATO il primo bacino idraulico concepito e attuato in provincia di Vicenza dopo ben 85 anni. Prima di questo: il bacino di Montebello del 1928. La sua importanza, considerati i recenti avvenimenti conseguiti all’insavio potere dell’acqua a Vicenza, è palese. Ma parlarne è importante e urgente anche per altri motivi: al primo posto i moltissimi errori commessi dai progettisti (privati) della Regione, più che altro per palese inesperienza. Vicenza, come comune e provincia, non ne ha colpa perché tuttora il business degli appalti idraulici è manovrato dall’alto (Regione controllata dal centro destra).
I problemi di primo acchito, e direi a vista d’occhio, sono questi:
1. Rischio altissimo di sospensione dei lavori in corso d’opera a causa dell’impraticabilità del campo in conseguenza dell’eccessiva altezza delle falde;
2. La capacità della “bacinella” è esigua e il sistema errato delle paratoie di presa ci metteranno in ginocchio ancora per parecchi mesi (quella zona è super-satura d’acqua e prevedo che il collaudo, se mai ci sarà, avverrà nel 2017, non prima; come dire: 10 anni dopo la data documentata di approvazione al via del progetto definitivo.
3. I costi consuntivi che, vista la pezza (?) legalizzata chiamata “Appalto integrato” andranno alle stelle e saranno molto presto fuori controllo (nuovi prezzi a non finire con grande gioia della coppia Schiavo/Marangoni).

La “bacinella” va monitorata. Ma l’impressione è che i lavori non finiranno prima del 2017

In data 20 dicembre il Comitato contro le alluvioni ha richiesto alla Regione/sezione difesa del suolo, il dovuto accesso agli atti e dalle prime indiscrezioni il sottoscritto si troverà nella spiacevole situazione di fare le pulci al progetto dell’ing. Gaetano Marangoni, figlio del potente sempiterno padre Nazario. Con l’occasione va anche detto che se nell’aprile del 2015 alla Regione arriveranno altri amministratori (di destra o di sinistra) sarà bene che i lavori eseguiti fino a quella data siano i minimi necessari (a mia stima non saranno più di 1/3 ) di modo che il controllo contabile dei lavori che resteranno da fare possa cadere sotto la supervisione dei nuovi governanti. Vale sempre la regola che lavoro fatto si paga e quello non ancora fatto non si paga ma sicuramente si contratta.
L’impressione è che i lavori di Caldogno non finiranno – per queste ed altre ragioni – prima del 2017 e questo grande timore nasce dalla circostanza che il progetto è nato male, è stato finora condotto peggio e potrebbe finire malissimo se non saranno sostituite le paratoie con i sifoni, tali e quali quelli installati da 85 anni a Montebello che hanno sempre offerto e sempre offriranno prestazioni perfette, essendo il principio del loro funzionamento fondato su una legge fisica e non certo su un aggeggio elettromeccanico inventato dall’Homo Technologicus.
La vigilanza, a questo punto, è fondamentale. La bacinella va monitorata ogni giorno cercando di convincere il sistema politico-affaristico che dovranno essere cambiate le inutili e orrende paratoie: è questo il nocciolo del problema, il possibile, visti gli atti e visto il probabile sviluppo dei lavori, sventramento del bacino.
E la Cassandra non c’entra (c’entrano i numeri).

La tabella che potete leggere nella pagina successiva è il quadro economico del bacino di Caldogno, allestito dallo studio Beta, in ciò incaricato direttamente dalla Regione Veneto. L’importo sul quale si giocherà l’asta è di 24,8 milioni di euro (salvo successivo e già prevedibile appalto integrato). La parte B è il costo fisso che l’Amministrazione sosterrà comunque o sta già sostenendo. Osservazioni:
1. Gli onorari concessi allo studio Beta & C. (B5, B6, B7 + IVA) superano 1,5 milioni di Euro.
2. L’IVA oggi è al 22%, pertanto l’importo lieviterà di circa 250 mila euro.
3. Il conto tondo finale è un po’ strano. Prima si è fatto il conto tondo e poi si sono adeguati i parziali con i centesimi?

Dalla località Siberia di Caldogno al Ponte della Paura (o degli Angeli Distratti)

Una digressione forse utile. Tutti sanno che un’alluvione, se vogliamo, con i mezzi attuali di conoscenza, è più o meno un po’ telefonata. Ma un bacino che si apre d’improvviso non è la stessa cosa. È una specie di Vajont in sedicesimo.
Questa è la strana storia di un’importante, anche se modesta nelle sue dimensioni, Opera Idraulica, che per un malvagio sortilegio con il trascorrere del tempo (dal 2007 al probabile se non sicuro 2017 ….10 anni !!) si sgonfiò da una capacità di tutto rispetto di mc. 5.300.000 ad una bacinella di soli mc. 3.300.000. È la strana storia del serbatoio di piena finalizzato alla mitigazione delle intumescenze del torrente Leogra/Timonchio sito in località Siberia di Caldogno (alias: come passare tragicamente da una tregua dell’onda piatta di massima piena transitante sotto al Ponte della Paura, storicamente quello degli Angeli distratti, della durata di 27.000 secondi ad una di soli 16.000 secondi, ovvero in chiaro da circa 8 ore a circa 4.5 ore al massimo).

Il progetto definitivo avallato dal V.I.A. E le intoccabili risorgive dell’area di Caldogno?

ALFA (prima lettera dell’alfabeto greco moderno): tutta questa raccontazione, come direbbe l’aulico Vendola, inizia la sera del 13 dicembre 2012, 14 mesi or sono più o meno, in quel di Caldogno-Oratorio parrocchiale, sito davvero anomalo per un evento del tutto laico, ove il team dei cosiddetti tecnici progettisti del bacino di Caldogno situato in località nota con l’agghiacciante nome di Siberia, incaricati “ad personam” [ndr: senza alcuna gara d’appalto] dalla Regione Veneto, ossia da noi e pure da noi pagati (giusto per non dimenticare), aveva dato appuntamento sia all’Amministrazione Comunale che al folto e disarmato pubblico solo allora messo al corrente dell’importante evento, per visionare ai fini della V.I.A. [ndr: Valutazione Impatto Ambientale] il progetto definitivo datato novembre 2012 ed elaborato da un certo Studio privato, di ingegneria civile targato Betastudio & C.,capoteam di una terna di altri studi altrettanto privati, con sede della squadra in località Ponte San Nicolò di Padova.
Enormi furono la mia sorpresa e il mio sconcerto di ex “addetto ai lavori” quando mi trovai di fronte quella prestigiosa “brain-storm” composta da un Alto funzionario tecnico della Regione Veneto [pure pagato da noi] tale ing. Dorigo Marco di Venezia, dal co-progettista titolare del Betastudio, tale ingegner edile Enrico Frank ed infine, gaudium magnum, da un cattedrattico dell’ Università di Padova, tale Ingegner idraulico Andrea Rinaldo, ordinario del corso di Costruzioni Idrauliche nella suddetta Università. Va però precisato che il professor Rinaldo era stato colà invitato dall’amico super-esperto freatico sig. Lorenzo Altissimo, “solamente” per intrattenerci by/slides sulle traslazioni delle numerosissime falde
della zona, come noto ricchissima di intoccabili risorgive [ndr: mai visto o sentito dire che un Bacino Idraulico sia stato realizzato in una zona ricchissima di sorgenti ma, come si sa, nella vita c’è sempre una prima volta per tutto].

Perché si sono dimenticati i professori dell’Università di Padova, unici veri specialisti di una simile opera?

Dicevo che alla presentazione di questo “super-team” rimasi seriamente interdetto perché nella mia congenita purezza e ingenuità, nonostante l’età avanzata, ero certo che i tecnici incaricati di redigere questo primo bacino idraulico in zona dopo ben 85 anni di assoluto digiuno in fatto di Opere Idrauliche preposte per la difesa del nostro Territorio, non fossero dei qualsiasi ingegneri privati (una specie di frittura mista fatta di civili edili e idraulici) ma fossero dei docenti noti e titolati, Ordinari di Costruzioni Idrauliche della I.C.E.A [Ingegneria Civile Edile Ambientale] di Padova, come, ad esempio, i professori ingegneri Luigi Da Deppo, Andrea Rinaldo, Paolo Salandin e altri, in quanto unici specialisti in zona all’altezza di progettare una così importante Opera Idraulica.
Il quesito che mi rodeva dentro era: “Come aveva potuto la Regione-Stato affidare un simile impegno, piuttosto complesso, ad una terna di privati professionisti-dilettanti in proposito?”

Le 19 ore di cui si è parlato per riempire il bacino sono una balla cosmica

L’atroce dubbio si dissolse la mattina del giorno dopo quando lessi sul locale quotidiano l’articolo a firma di Paolo Mutterle che titolava: “Il Bacino è l’unica soluzione e non pregiudica la falda” [ndr: mica vero ma tanto nessuno capisce nulla di casse di espansione], e in particolare quando fui colpito come da un pugno sullo stomaco dal ritaglio siglato “La cifra” nel quale il bravo cronista aveva scambiato, a mio sapere di ex, lucciole per lanterne, laddove riportava, forse distrattamente, voglio sperare, che il tempo di riempimento del suddetto bacino sarebbe stato di 19 ore, secondo una simulazione [appunto] ossia una fiction inventata dai suddetti “dilettanti-professionisti” regionali.
Questa, per dirla in chiaro a voi pazienti ed interessati lettori era una iperballa cosmica degna del miglior Mel Brooks. E mi spiego.
Tale numero (19) più consono ad un’estrazione del Lotto che alle risultanze della solita simulazione su modello idraulico, non tornava assolutamente, nel senso che tale valutazione non aveva nulla a che vedere con un calcolo numerico simulato.
Infatti i miei dubbi sparirono quando, un mese dopo, avendo ottenuto l’accesso agli atti presso l’U.T. del Comune ove per legge era depositata copia del progetto, ebbi la certezza che tale tempo era stato iper-dilatato al solo scopo di tranquillizzare il paziente ed osservante Protoberico abitante di Vicenza-bassa, in quanto nessuna piena sul ponte è finora mai durata, a quota + 600 cm., oltre le 19 ore…!!
E subito dopo il mio sconcerto si trasformò in rabbia allorché mi venne in mente che per conoscere il tempo di riempimento di un lavabo non è affatto necessario essere ingegneri perché anche in quinta elemetare mi ricordo che la signora maestra ci faceva spesso quel genere di problemini. Essi suonavano pressapoco così : “Calcolare in quanto tempo si riempie un lavandino del volume di litri (dmc) 20 se il rubinetto versa in continuità lt/ secondo 0.10.” Altro che simulazione. Risposta: 20 litri diviso 0.10 litri ogni secondo risultavano 200 secondi, ossia circa 3 minuti e 20 secondi. Tutto qua.

Con i conteggi corretti (che potrebbe fare anche un bimbo) le ore di riempimento sono 5

E veniamo ora in pratica allo specifico problema molto importante ovviamente per la Vicenza del Ponte Angeli. Se la portata massima ipotizzata [dal momento che, irresponsabilmente, fin dai tempi del Genio LL.PP. non è mai stata realizzata a monte alcuna stazione di misura delle portate] dal team dei cervelloni regionali (ripeto: ipotizzata) è stata fissata in mc/sec 400, ma potrebbe essere stato anche altro in più o in meno [ndr: sulla base di note relazioni empiriche, come quelle di E. Scimemi, A. Forti, F. Pagliaro ovvero quella di Valentini-Miliani oppure quella di G. Marchetti nel 1955…etc] e per conseguenza, per il corollario del teorema della Conservazione della Quantità di moto, la max portata derivabile è risultata di mc/sec 220 circa, allora il calcolo è presto fatto anche da parte degli alunni dell’ Asilo Mariuccia, quello laico vicino alle Dame Inglesi.
In concreto: volume max capacitato nel Serbatoio a quota di max regolazione (di manovra) diviso per la max portata derivabile – in un’unica ondata, badate bene – otteniamo che il tempo di invasare, in sicurezza s’intende, le due casse è di circa: mc. 3.300.000 / mc-sec 220 = sec 15.000/3600 sec/ora= ore 4 e minuti 10 al massimo, altro che 19 ore.
E con ciò? E con ciò la ferale notizia che sul ponte l’onda piatta di piena durerà al più 5 ore (sempre che il torrente Igna che scende da Thiene e il piccolo ma terribile Giara/Orolo che scende da Monte Magrè di Schio col nome di Livergone, non facciano scherzi). Ma alcuni di voi, i più attenti, si chiederanno a questo punto: “ma cosa c’entrano questi torrenti con il bacino e con i tempi di riempimento sopracitati?”
Purtroppo c’entrano, eccome, perchè il sito del bacino, scelto sciaguratamente negli anni 80 da alcuni notabili Dc oggi non più tra noi, dista ben 15 km circa in via d’acqua dal Ponte degli Angeli Distratti, che è poi alla fin fine il punto critico da proteggere. Ma il grosso guaio è che lungo questa tratta confluiscono diverse portate, sia di questi corpi idrici primari che delle numerosissime rogge scolanti le campagne presenti tra Caldogno e Lobbia e quindi è per lo meno imprudente per non dire scellerato affermare che a bacino funzionante, non ancora riempito, la quota idrometrica sul Ponte della Paura si sarebbe abbassata di 80/100 cm [v.articolo del GdV]. E quindi solamente per 4 ore e 10 minuti non ci sarebbe stata di certo l’esondazione. E dopo? Dopo, cosa sarebbe successo?

Se l’acqua si dirige verso il Teatro Olimpico cosa facciamo?

Siamo al limite del falso ideologico, perchè se la prossima piena, a bacino realizzato 2017 , durerà più di 5 ore , oppure peggio, una volta che il bacino è pieno e si chiudono necessariamente le paratoie, arriva una seconda ondata in sequenza, anche se di portata minore, questa quantità d’acqua “imprevista quanto imprevedible”, si riverserà tutta intera verso Vicenza Ponte e precisamente alla volta del Teatro Olimpico [ndr: alveo stracolmo. e curva in botta del Bacchiglione nel punto]. Addio Olimpico e addio anche al famoso Tribunale.
È evidente che non si tratterebbe più di una semplice esondazione ma di una catastrofica sommersione, ben superiore alla piena massima assoluta registrata nel novembre del 1882 [vedere cartiglio a San Pietro….].
E questa onda anomala continuerebbe a valle sconquassando ulteriormente le fondazioni già non in buona salute dei diversi ponti esistenti lungo il Bacchiglione, piuttosto minate fin dal 2010.
Cosa si aspetta a rinforzarle come è stato fatto con il Ponte Pusterla?
L’onda anomala proseguirebbe per Ca’ Tosate la quale stavolta resterebbe senza case nè stalle, invaderebbe la sede dell’autostrada all’altezza del ponte subito a valle, rettificherebbe finalmente tutti gli inutili e dannosi meandri del Bacchiglione (che in antichi tempi si chiamava Retrone), compresi tra Borgo Berga e Debba. Disalveazioni ovunque, insomma, e infine la stitica strada dei due ponti collegante Debba a S.Pietro Intrigogna pure sparirebbe senza lasciare traccia.
Catastrofista? Menagramo? Dicevano la stessa cosa per qualcun altro qualche mese fa i Sardi, e oggi i Modenesi , ieri i Liguri e l’altro ieri i Maremmani.

Ballano 500 mila metri cubi. Perché?

OMEGA (ultima lettera del greco moderno ) : accadimento, direbbe altresì il sempre aulico Vendola, finale?
Gli articoli riuniti (consiglio sempre di leggerli entrambi e confrontarli senza pietà: è una sanissima abitudine) del caro vecchio GdV locale e del più vispo Corriere del Veneto, entrambi di sabato 18 gennaio 2014 titolano: “Bacino anti-piene. Ricorso bocciato – Via libera ai lavori.
Accanto all’articolo del GdV c’è una foto agreste della zona umida delle Vegre ove atterravano gli uccelli migratori (bird/watching) con didascalia errata perché la capacità d’invaso ufficiale del Bacino di Caldogno è di mc. 3.300.000 ( v. BUR n. 55 del 2011) e non mc. 3.800.000 come dichiarato a Caldogno la sera del 13 dicembre 2012.
In proprosito ho una domanda. Ma come mai è aumentata la capacità d’invaso di 500.000 mc (+ 15 % mica poco) se la Commissione consultiva Regionale delegata alla V.I.A. del Novembre 2007 ha imposto al progetto di massima le paratoie le quali, per poter funzionare a luce piena hanno comportato un abbassamento dei nuovi argini della cassa a monte di ben tre metri rispetto alla quota sommitale di sicurezza dell’esistente (e rifatto) argine sinistro del Timonchio/Leogra?
Va ricordato poi che abbassando gli argini nuovi di tutte e due le casse la regione ha sottratto a Variati e alla sua amata Città, qualcosa come circa 2.000.000 di metri cubi di maggior invaso a tutto danno della gente che vive e lavora nelle vicinanze del Ponte. Lo sa il sindaco? Temo di no.

Come può esistere un bacino con argini di contenimento a diverse altezze (tre metri di differenza)?

Incuriosito da questa strana simulazione: si abbassano taluni argini di contenimento e la capacità netta d’invaso aumenta [ndr: altra cosa mai sentita né letta di un bacino idraulico a unica vasca con argini di contenimento di diverse altezze: è come dire che la corrente risale da valle a monte; eppure nel Timonchio non ho mai visto i salmoni, sarà forse perchè ci vedo poco] . È forse arrivato Babbo Natale?
Scrivevo che, incuriosito da questa anomala “simulazione”, mi sono recato in visita dall’ingegnere più in vista del Comune di Vicenza, Giovanni Fichera, per chiedere adeguati lumi dal momento che avevo saputo che egli aveva fatto parte della Commisione triangolare regionale che aveva stabilito l’equità dei ribassi offerti dalle tre imprese concorrenti.
Alla mia richesta di chiarimento tecnico mi sento rispondere che lui di idraulica dei bacini non ne sa nulla ( infatti è un edile) e che la sua presenza in quella terna era limitata a stabilire l’equità dei numeri in ballo. Insomma bastava un ragioniere. La mia sorpresa è enorme.
Non contento e sempre più sorpreso, proseguo l’indagine come privato cittadino che si sente preso in giro e vengo a sapere che il terzo saggio componente la fatidica triade era stato il geometra Borriero Imerio, in arte sindaco di Montecchio Precalcino, che faceva parte del consiglio d’amministrazione del Consorzio APV (Consorzio di bonifica e irrigazione Alta Pianura Veneta) il cui presidente, Antonio Nani, è stato inquisito dalla Procura di Vicenza per concussione (ed è naturalmente ancora in carica).
Il geometra Imerio è esperto di idraulica pubblica e di bacini? Devo dubitarne. Quella che ho cercato di descrivere è stata la competente terna autorizzata dalla Regione a valutare i ribassi della gara per il l Bacino di Caldogno. Ribassi che, a mio modo di intuire, sono eccessivi ( +/- 30 %. ). Ma questa è solo un’opinione.

Se non piove di brutto i lavori iniziano ad aprile. Incrociamo le dita

Ad ogni modo, e con questa incoraggiante informazione,concludo la seconda puntata di questa appassionante Saga o Sagra o Farsa.
Ai lettori di QV è giusto far sapere che in data 15 gennaio u.s. l’impresa provvisoriamente aggiudicataria ha trasmesso, con qualche giorno di anticipo , il prescritto progetto esecutivo di cantiere, insomma quello che conta veramente sul campo. Progetto esecutivo che l’ing. Marangoni Gaetano & C è stato certamente all’altezza di redigere.
Il progetto dovrà essere approvato, secondo norma, dalla Regione / Direzione difesa del suolo dal responsabile del procedimento, ingegner Tiziano Pinato, entro 60 giorni dalla data del 15 gennaio scorso. Quindi, se non ci saranno intoppi, il relativo contratto d’appalto integrato sarà sottoscritto al più tardi entro il 30 marzo ed i lavori veri e propri (ossia i primi scavi sottofalda …) dovrebbero iniziare ai primi giorni di aprile. Sempreché non cominci a piovere di brutto. Ma non c’è da preoccuparsi perché, se piove, il Consorzio Idra/Building comincerà a presentare i primi di infiniti altri successivi verbali di sospensione lavori.
Incrociamo le dita, perché un bacino idraulico è cosa serissima. Di questi tempi, tre volte seria.