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Borgo Berga, il Moloch dai piedi d’argilla

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L’ecomostro di Borgo Berga, dove alloggia, tra le altre bellezze innaturali, anche il nuovo Tribunale della collettività vicentina, ha la tendenza a smottare. Per le acque, le falde, l’eccessiva vicinanza al greto del fiume? Non si sa. O si saprà al momento debito. Nel frattempo il mostro è nudo. La sua nudità è raccapricciante. E giustamente, al di là delle ferite ecologiche e dei danni irreversibili inferti ad uno storico quartiere della città, vien da chiedersi chi avrà il fegato di andare a sistemarsi in quella ridente valle di cemento. Nel frattempo il comune di Variati espone una coscienza fragile: il direttore del dipartimento, Bortoli, replica alle obiezioni sulla carenza di verde con affermazioni che rivelano un evidente complesso di colpa: complesso che, date le dimensioni del mostro, durerà a lungo negli anni. Grande mostro, grande colpa. E purtroppo per i vicentini: grande danno

CIRO ASPROSO

AVENDO ESORDITO SU Quaderni Vicentini con un servizio dedicato al Moloch di Borgo Berga non mi sarei aspettato, già al secondo numero, di dover tornare sull’argomento.
Se lo faccio non è solo per dar conto di un nuovo esposto di Legambiente Veneto e del Comitato antiabusi, o per l’avvio in Commissione territorio di una procedura d’indagine sulla regolarità dell’iter autorizzativo. A muovere il mio interesse è soprattutto una foto, inquietante e al tempo stesso rivelatrice, che ritrae l’ecomostro in tutta la sua aberrante nudità. Che sia per colpa delle piogge torrenziali o, per effetto di un assestamento del terreno (come vorrebbe l’A.D. di Sviluppo Cotorossi), poco importa. Quel che colpisce è la precarietà, la caducità di quello scheletro incompleto non ancora appesantito dalla sua armatura di vetro e cemento, ma già così vulnerabile. Gli indizi visivi sono di una forza evocativa impressionante: il terrapieno franato sembra cedere sotto un peso insopportabile, i pochi alberi scarni sono in equilibrio precario e sembrano privi di radici. L’elemento naturale è soccombente ma al tempo stesso in procinto di prendersi la sua rivincita. Insomma, il mostro ha i piedi d’argilla.

Verde pubblico a Borgo Berga? 19 mila mq, ma non si vede

Un’immagine ben lontana dai rendering patinati della campagna pubblicitaria, dove a risaltare non è il grigio del cemento ma il colore brillante del verde pubblico e delle attrezzature collettive.
In quel caso si tratta di un’illustrazione virtuale, ma l’effetto ottico è garantito e si ha come l’impressione che gli edifici siano inglobati in un bellissimo parco urbano.
Già, c’è una bella differenza tra la percezione della realtà e la realtà stessa, ed è esattamente quel che accade quando si tocca il tema degli standard urbanistici.
Sulla carta il verde pubblico previsto dalla convenzione di Borgo Berga ammonta a 19 mila mq, più altri 11 mila mq di spazi collettivi e percorsi ciclopedonali, ma quante di queste aree sono realmente fruibili dai cittadini?

Secondo il direttore Antonio Bortoli il verde del Moloch può essere verticale

La domanda non è peregrina, tanto più se si considera che una buona parte di opere pubbliche ricade sulle casse del Comune, sia come contributo alle opere di costruzione, sia mediante lo scomputo degli oneri urbanistici. Questo stesso quesito è stato posto dai consiglieri Dovigo e Ferrarin al direttore del Dipartimento Territorio, architetto Antonio Bortoli, nella prima riunione della commissione comunale.
La replica è di quelle che lasciano basiti: “… non è scritto da nessuna parte che il verde deve essere orizzontale…”. Una risposta levantina, ma per nulla convincente, con la quale si è tentato di aggirare il problema.
È pur vero che in anni recenti, complici non pochi archistar, si è fatto strada il concetto di “verde verticale”: giardini pensili e pareti coltivate. Tuttavia, questo ha un senso qualora vada a sommarsi alle dotazioni previste per legge, ma non quando si rivela uno scaltro surrogato per gli spazi pubblici mancanti.

Dove sono a Borgo Berga i 18 mq per abitante previsti dalla legge? In parete?

Diversamente, si tratta di standard urbanistici virtuali e non usufruibili. Cosa ben diversa da quanto prescrive il Decreto Ministeriale n. 1444 del 2 aprile ’68, il quale stabilisce che gli spazi pubblici sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante, insediato o da insediare, la dotazione minima, inderogabile, di 18 mq e – come specificato al punto c) – tali
spazi devono essere “effettivamente utilizzabili”.
In seguito avremo senz’altro occasione di tornare ad occuparci di questa porzione di città, per intanto lanciamo una richiesta ai tecnici del Comune e ai promotori immobiliari:
– senza imbrago e corda fissa, chi vorrà avventurarsi sui ripidi pendii franosi del nuovo quartiere di Borgo Berga?