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UN MOLOCH BRUTTO E CATTIVO NEL TEMPIO DELLA LEGALITÀ
5 dicembre 2013

Acqua padrona, Vicenza dimentica

Alluvione VI - quadernivicentini.it - QV

ACQUA PADRONA, VICENZA DIMENTICA

Dopo tre anni dall’oltraggio dell’1 novembre 2010 nessuna opera idraulica importante è stata eseguita per ragioni varie che coinvolgono non solo i soliti PP (Politicanti Pescicani) ma anche la gente comune che più che preoccupata e interessata, sembra, da troppo tempo, rassegnata, turlupinata com’è stata per 40 anni dai notabili del famoso vecchio sistema, che purtroppo continua sotto altre spoglie. Il metodo del fumo negli occhi è sempre in auge e poi gli occhi vi si abituano: primo fumogeno, i soldi. Buttàti qua e là, a casaccio, dai cosiddetti “responsabili” della Regione, giusto per fare un po’ di teatrino, narcotizzare gli spiriti più svegli e tacitare un po’ la rabbia (ma solo occasionale) del popolo votante

GIOVANNI BALDISSEROTTO

E noi le rinfreschiamo la memoria

DALLA LETTURA DEI QUOTIDIANI che dalle nostre parti (Vicenza, Veneto) vanno per la maggiore ogniqualvolta m’imbatto in qualche sparuto articolo sugli “iniziandi” lavori di costruzione del Bacino di Caldogno, articolo scritto una volta da Tizio, un’altra da Caio e infine, una terza, da Sempronio, rimango esterrefatto per tutti gli errori e le imprecisioni che questi resoconti contengono. Non me la sento, però, di puntare il dito accusatorio contro i giornalisti. Per due ragioni. La prima è che la materia idraulica è una delle poche cose offerte in pasto alla pubblica opinione (vicentina e no) che conserva un’ essenza specialistica alla quale i giornalisti non possono attingere con disinvoltura, la seconda (legata alla prima) è che questi giornalisti non si rendono conto dell’enorme importanza che riveste un Bacino Idraulico, e dell’enorme influenza che possiede una certa informazione o una nota inventata o sballata presso il grande pubblico su questo delicatissimo argomento.
Non è difficile immaginare che mentre sbagliare il progetto di un fabbricato o di una strada o di un ponte è un fatto grave ma non irreparabile, sbagliare i conti di un Bacino Idraulico è un misfatto letale (v. Caldogno). I giornali sono giustificati solo in parte dal fatto che da 85 anni questi serbatoi di piena o casse di espansione, a seconda di come si preferisce chiamarli, non sono più stati realizzati nel Vicentino e neanche, per la verità, altrove. Ma in questo caso più che in altri – data la rilevanza diretta e indiretta verso tutti i cittadini di queste opere – la non conoscenza è particolarmente pericolosa.
Ci vorrebbe un po’ di umiltà per ammettere che per tutti c’è sempre una prima volta, ma si sa che questi sono tempi un po’ “drogati”: affollati di laureati più o meno “brevi”, mentre la tecnica e la scienza idraulica sono saperi che non interessano quasi più a nessuno.
Qualche lingua maliziosa insinua però che mentre le strade, i supermercati, i capannoni e le casette-in-batteria con annessa taverna seminterrata con caminetto per la braciolata con gli amici di fine settimana portano voti ai soliti pescicani della cattiva politica, i fiumi e gli argini che li contengono e quindi i bacini, fino al 2010, erano in pratica degli illustri sconosciuti o quasi persino agli addetti ai lavori in quanto all’Università si insegnava poco o nulla su tale argomento.
Ciò è tanto più vero se si pensa che molti comuni rilasciarono concessioni edilizie “a gogó” per costruzioni da edificarsi persino in aree golenali o peggio, come il Comune di Genova, che addirittura allargò alcune strade del centro distribuendo tombini su tratti anche estesi del torrente Bisagno e di altri suoi affluenti minori. Le conseguenze? Tutti le ricorderanno: in seguito allo straripamento e alla sovrapressione che si instaurò in quei tombotti in occasione dello spaventoso evento alluvionale del 2011, l’acqua invase con violenza strade, case, piazze e porticati.

Interventi di piccolo cabotaggio, di basso profilo

Per quanto riguarda Vicenza una simile bestialità non fu mai compiuta, anche se per la verità il nostro è disgraziatamente tuttora l’unico capoluogo del Veneto Euganeo ad andare sott’acqua di tanto in tanto. E i motivi, seppure non appariscenti, esistono, ma sono ignorati persino dai cosiddetti tecnici della Protezione Civile, esclusi “forse” i funzionari del locale Genio Civile, ieri dipendenti dai Lavori Pubblici, oggi dalla Regione.
Ciò nonostante, incredibilmente, nessuno di questi specialisti finora ha ritenuto opportuno analizzare e approfondire la natura di queste cause, andando a fondo del gravissimo problema e quindi nessuno, in pratica, ha mai mosso un dito o si è dato la briga di proporre nei tempi e modi dovuti una decisione radicale sacrosanta, preferendo operare con interventi di piccolo cabotaggio ovvero di basso profilo.
Forse, più che di una questione tecnica di conoscenza specifica, si tratta di coraggio o passione civica (il famoso Bene Collettivo tanto “verbalizzato” ma in realtà scomparso da qualche decennio) che mancano totalmente, e da sempre, in questa benestante, sonnacchiosa e opulenta città di provincia. E cosi, ogni tanto, andiamo più o meno “sotto”, tutti insieme allegramente, con i rituali e postumi pianti dei coccodrilli di turno!!
Qual è dunque lo scandalo?

Le murature rigide a valle del ponte Diaz

E’ che dopo tre anni “solamente” dall’oltraggio dell’1 novembre 2010 nessuna opera idraulica importante è stata eseguita per ragioni varie che coinvolgono non solo i soliti PP (Politicanti Pescicani) ma anche la gente comune che più che preoccupata e interessata, sembra, da troppo tempo, rassegnata, turlupinata com’è stata per 40 anni dai notabili del famoso vecchio sistema, che purtroppo continua sotto altre spoglie. Il metodo del fumo negli occhi continua e poi gli occhi vi si abituano: primo fumogeno, i soldi. Buttati qua e là, a casaccio, dai cosiddetti “responsabili “ della Regione giusto per fare un po’ di teatrino, narcotizzare gli spiriti più svegli e tacitare un po’ la rabbia (ma solo occasionale) del popolo votante. Valga in tema un esempio fra tutti, esempio tanto importante quanto inutile e costoso.
Quale? Quello delle murature in cls armato che si stanno erigendo a valle del ponte Diaz in riva destra e sinistra idraulica del nostro fiume cittadino ove si stanno spendendo e spandendo soldi di tutti nel costruire quelle poderose quanto “inutili” strutture in cemento armato. Scrivo inutili perché solo uno sciocco di passaggio o uno pseudo-tecnico possono pensare che quei rigidi manufatti, calcolati come se fossero muri di sostegno di terrapieni – in realtà sono delle “minidighe” che si prolungano continue per ettometri – e che vere dighe non sono nemmeno perché non devono opporsi a spinte idrostatiche (acque ferme) ma a spinte idrodinamiche incontrollabili (fiume in piena) di acque in moto vorticoso e turbolento che solleciteranno detti sbarramenti in tutte le direzioni con intensità e direzioni variabili, ivi compresi i terreni su cui poggiano. E temo che ben poco varranno le eseguite palificazioni che àncorano tali batoli al sottosuolo perché dette murature non sono soggette a carichi verticali concentrati ma a spinte orizzontali od oblique di acque in moto. Ed essendo l’acqua un fluido incomprimibile, essa si infiltrerà con naturalezza e senza alcuna pietà sotto le fondazioni, potendo in teoria sfondare il tutto e causare, molto prevedibilmente, dopo alcune piene importanti, l’ovvio scalzamento da sottospinta e il conseguente “svergolamento” delle soprastanti murature. Un tecnico onesto e modesto, molto meno presuntuoso dei geometri del locale Genio Civile, può immaginare tutto questo disastro anche se dotato di scarsa esperienza e non può non indignarsi pensando che le strutture in genere devono durare a lungo e non solo per qualche anno: soprattutto se sono sbarramenti fluviali.
Ma se le minidighe (come la logica dice) non reggessero, qualora ciò succedesse fra tre, cinque o dieci anni, chi saranno stati i gli Ir-responsabili?
I Travet del 27 purtroppo rivestiti dal manto del Potere che inebria e che tutto e tutti sottovaluta o peggio i PP ( i Politicanti Pescicani che nel frattempo potrebbero essere cambiati….il 2015 è vicino… ) che comunque, come quasi sempre è accaduto in questo anomalo Paese (ricordare sempre il Vajont), se la caveranno abbastanza a buon mercato dopo anni di processi e ricorsi vari?

Le opere idrauliche ‘importanti’ sono tutte da eseguire

Come bisognava invece operare in alternativa, ammesso che esistessero gli spazi necessari per porre in opera diverse tecnologie? Semplice: bastava opporre alle incontrollabili spinte dell’elemento liquido degli sbarramenti flessibili e adattabili alle particolari circostanze. In ogni caso, giammai rigidi, perché un fiume in piena non è né una scarpata né un capannone né un bacino di raccolta di acque ad uso irriguo.
Forse sarà l’ultimo non proprio modesto caso di dissipazione di risorse pubbliche, cui peraltro ci siamo (quasi) abituati.
Ma ora basta con le polemiche e le insinuazioni velenose e piuttosto cerchiamo di vedere le cose con gli occhi degli Uomini di Buona Volontà, ossia di come si presenta oggi la situazione globale delle difese idrauliche, in tempi di piena, sul territorio a nord del Ponte della Paura !!..
Niente. Tutte le opere idrauliche importanti sono tuttora da eseguire perché, a parte le murature della Mutua sopra citate, qualche rialzo e ringrosso arginale, qualche pompetta installata qua e là, qualche repellente male eseguito, ovvero qualche inutile scogliera sparsa e altre “fritture” del genere, nulla di veramente radicale e risolutivo è stato finora compiuto in quella zona di territorio ad elevato rischio idraulico che va da Ponte Diaz in Vicenza a Ponte Timonchio in Marano/Schio.
Quali le cause secondo il presidente regionale Zaia che nel 2015 esaurirà il suo mandato dopo 5 anni di saggia ed illuminata gestione? La Burocrazia (disastrosa e reale presenza, è vero, ma anche molto comoda da tirar fuori ogni volta che la sedia traballa) e la mancanza dei soldi necessari (sempre tanti in questo genere di costruzioni). Soldi che, però, guarda caso, per una strada quasi inutile o un ponte “strallato di ultima generazione” [Il ponte “strallato” di ultima generazione è un ponte in acciaio sul modello dei ponti sospesi, tipo Golden Gate a San Francisco. Belli da vedere, ma con impatto ambientale assurdo. Un ponte del genere puà andar bene a Rotterdam. A Colzé di Montegalda non serve. O serve per altri fini.] (come quello per esempio sul Bacchiglione a Colzè di Montegalda lungo la Pirubi sud), roba da megalomani italioti, saltano fuori come per miracolo mariano. Esiste, e non so perché, pensieri maliziosi a parte, una certa megalomania idiota nello spendere e spandere Fondi Pubblici, forse indotta dalla devastante mentalità della società dei consumi, non so, o forse perché penso da anni che il Sistema Italia sia un Sistema Economico/sociale drogato e deforme.
Mi risulta sempre irritante fare il paragone tra l’Italia in periodico bagnomaria e l’Olanda, terra dai mille fiumi e canali navigabili anche in mezzo a campi di frumento, e in molte sue parti giacente addirittura al di sotto del livello del mare, ove ogni metro quadrato di suolo è curatissimo. Nel nostro ex Bel Paese le Opere Idro/fluviali indispensabili si realizzano (se si realizzano) dopo anni di attesa, di ansia e di disastri annunciati, in un rapporto temporale di 1:10 o giù di lì.
Non ci siamo…forse perché l’Italia è un Paese ove la gente dimentica molto presto tutto ciò che attiene alla vita sociale – credo si chiami amnesia collettiva – mentre in Olanda il Pubblico Ufficiale che sgarra in servizio, bene certo non finisce (un po’ come ai tempi gloriosi della nostra Serenissima).

Il dettaglio del “non fatto” (e che si poteva serenamente fare)

Ed ora, brevemente, entriamo nel dettaglio del “non-fatto” :
1. Nessun espurgo o dragaggio degli alvei superintasati di torrenti o fiumi, e nessun disboscamento di alberi e savane che si sono disordintamente sviluppate in questi decenni (capofila l’Astico) nei greti sempre più abbandonati dei diversi corpi idrici, forse a causa del fatto che dovrebbe intervenire la Forestale visto che si tratta di specie vegetali ed arboree da Bacini montani. A questo proposito ho letto qualche giorno fa la performance tecnica di un geometra del locale Genio Civile che suggeriva, rispondendo alla domanda di un Consigliere comunale , di rialzare gli argini anziché espurgare gli alvei, il che in altri termini è come voler fare la pipì contro vento, cosi ci si asciuga prima…Un pietoso velo, sig.geometra Travet.
2. “Nessuna” costruzione di arginelli golenali (longitudinali) lungo Timonchio, Leogra, Orolo e Bacchiglione a sud della città perché forse “servono solo per le prime espansioni” e forse perchè la loro costruzione non è “costosissima” (si noti che essendo tali rilevati di modeste dimensioni, 2 metri di altezza circa max , e trattandosi di opere di primo presidio a protezione immediata di aree a volte anche intensamente abitate non danno luogo ad espropri, come invece avviene per un Bacino.
3. Bacini idraulici midi e mini? Zero. E precisamente :
– Caldogno (3.8 mln di mc). Unico serbatorio già finanziato obtorto collo dato che lo stiamo aspettando fin dal 1966 (vota Dc e dimentica);
– Marola di Torri (2.0 mln di mc) non ancora finanziato e non si sa perché, trattandosi di cifra molto contenuta e con i Fondi Strutturali Europei di Sviluppo Regionale che stanno a guardare. Fatto scandaloso, da Rivoluzione con la R maiuscola. …ma mai in Italia,Paese della pizza e del mandolino!
– Diaz (1.20 mln di mc) da tempo progettato e neppure esso finanziato nonostante la cifra ancora più modesta. Ma sappiamo bene che il prototipo vicentino è paziente, obbediente e osservante, e Zaia & C. vivono in riva al Sile o sui Colli Euganei.

Trissino: il bacino più inutile che si possa immaginare

E così anche per il triennio 2013/14/15 saremo ancora nelle condizioni di assoluta insicurezza nella quale ci trovavamo nel lontano 1966. Però, in questo quadro da Rivoluzione Francese, ci sia di grande conforto leggere sul Giornale che a breve inizieranno i lavori del bacino idraulicamente più inutile che si possa pensare, ossia quello di Trissino sull’Agno (le rotte del Guà del sec XIX…) con appalto esclusivo gestito dalla Partecipata della Regione (un certo Consorzio APV, Alta Pianura Veneta). Perché un appalto esclusivo ad un consorzio non particolarmente esperto in materia? E in base a quali regole? Soprattutto: perché c’è bisogno di un intermediario?
Bacino inutile perchè idraulicamente un doppione/bidone dell’esistente Grande Bacino Idraulico di Montebello situato a soli 5 km a valle. Ma assolutamente utilissimo per le grandi quantità di ghiaioni in natura che si potranno ricavare da quella parte di suoli non tombati a suo tempo dai rifiuti più immondi che si possano immaginare provenienti delle concerie e segherie di Arzignano e Chiampo; tout/venant [Il tout venant è un nome tecnico (francese) riferito al ghiaione sporco di argilla, materiale principe e prezioso alquanto per fare le fondazioni stradali (anche di autostrade).] certamente richiestissimo e preziosissimo per le imprese che stanno realizzando la Pedemontana. Le solite malelingue, peraltro non facenti parte della maggioranza silenziosa, insinuano che a Trissino i soldi (45 milioni di euro) sono stati registrati persino alla Corte dei Conti fin dal novembre 2012 mentre per Marola e Diaz il piatto piange. Forse perchè a Trissino come in Regione governa, per ora, la Lega Nord?

Il Bacchiglione attraversa anche Padova. Eppure…

E quindi, per tirare somme fallimentari, addizionando i diversi invasi potenziali, otteniamo un totale virtuale di mc. 6.50 mln: per quando sarà. Speriamo non a babbo morto: fra tre anni forse, se tutto va bene.
Un volume, tuttavia, del tutto insufficiente perchè il fabbisogno stimato nel 2010 era stato esattamente più del doppio (almeno 15 mln di mc).
Come dire che mancano ancora tre Bacini (ampliamento Orolo verso Castelnovo ,Timonchio in Malo, Leogra/Timonchio in Marano).
Ma tant’è. Ancora per tre anni, come minimo, Vicenza sarà con l’acqua alla gola. Ed è inutile agitarsi, perchè si va a fondo prima !!
E’ disperante e altresì irritante constatare che un baricentro idrografico critico come la città di Vicenza, assediata da ogni genere di corsi d’acqua al punto da essere chiamata storicamente Vicenza città d’acqua,sia rimasta un nodo idro/fluviale così fragile e indifeso, ad altissimo rischio dal punto di vista delle intumescenze del suo maggiore fiume, il Bacchiglione, che attraversa anche la consorella città di Padova …che peró ha saputo difendersi molto meglio al punto che in centro urbano della città del Santo più alcuna esondazione si è verificata da almeno un secolo circa. Nulla avrebbe ostacolato per la nostra Vicenza la stessa felice riuscita e la stessa sicurezza di Padova dato che il Bacchiglione non è né l’Adige né il Po, e quindi si può imputare questa indifferenza all’aggressività delle piene solamente alla imbelle natura del mite esemplare del vicentino medio e all’evidente pochezza dei funzionari del Genio Civile LL.PP. degli anni 50 e oltre che ho personalmente conosciuto bene senza averli peraltro mai stimati. Se la cosa interessa se ne potrà riparlare in un prossimo numero, mettendo in luce i veri motivi di questo incredibile immobilismo e cronica miopia indicando i rimedi radicali da adottare come fece, vale la pena di ripetersi, a suo tempo Padova che è difesa e protetta da una cintura di almeno una decina tra canali e idrovie tuttora funzionanti alla bisogna e perfettamente coordinati tra loro.

Perché Vicenza si è scelta un ruolo di retrovia nel Veneto?

Limitiamoci ora alla disamina dei tre Bacini vicentini alla ribalta, (tutti e tre di modeste capacità, un po’ in coerenza con le modeste ambizioni non solo fluviali di questa città che si è scelta un ruolo di retrovia geografico-istituzionale, ove taluni TGV internazionali nemmeno rallentano).
Come sopra citato,in pratica, a tre anni dall’alluvione del 2010 e a 47 anni dal 1966, nessuna Opera Idraulica importante è stata realizzata e questa è una realtà che le infinite chiacchiere dei professionisti della Cattiva Politica non possono negare.
Un’osservazione precisa e una sacrosanta censura, a proposito di finanziamenti ottenuti, va fatta alla Regione Veneto, da sessant’anni amministrata da partiti di centro destra, perchè si deve sapere che una parte degli stanziamenti che sono occorsi per il Bacino di Caldogno, la Regione li ha procurati (circa 4 mln di euro) reperendoli presso la UE nel capitolo FESR (Fondi Europei Strutturali Regionali) che da anni Bruxelles mette a disposizione degli Stati membri, e che l’ Italia in genere non ha mai voluto o saputo utilizzare per diversi motivi,nessuno dei quali riferibile senza indignarsi e che in questo scritto non è il caso di indagare.
La domanda cattiva ma giusta è: come mai la Regione Veneto ha saputo reperire dei fondi sul capitolo di cui sopra per Caldogno e non li ha reperiti anche per finanziare i mini bacini di Marola e Diaz del costo complessivo simile a quello di Caldogno, lasciando in tal modo Vicenza ancora una volta “macchiavellicamente” del tutto indifesa con l’acqua alla cintola?
Dispiace far nascere nella mente del paziente lettore un banale sospetto di genere partitico ma gli estremi ci sono tutti ancora una volta, come accade da 40 anni a questa parte in questo Paese che molti classificano come anormale e che per me è anzitutto amorale.

Inspiegabili concessioni

Altra “cosa tecnica” che non va sottaciuta e che non riguarda l’aspetto economico dei lavori ancora da eseguire è l’analisi dei diversi Sistemi di diversione che dovrebbero alimentare le Casse di espansione ,ovvero :
– per i Mini Bacini di Marola e Diaz l’esitazione delle acque di piena,oltre una certa quota, va attuata a mezzo di soglie sfioranti più o meno sviluppati a funzionamento naturale e quindi pienamente condivisibili.
– per il Bacino di Caldogno invece stranamente la derivazione è stata prevista avvenga a mezzo di paratoie a settore a funzionamento servocomandato da energia elettromeccanica….e questo tipo di prelievo di parte delle acque di piena del Timonchio è, a mio giudizio, pericolosissimo per diverse ragioni che qui sarebbe troppo lungo e complicato esplicitare.
Avendo personalmente da muovere altre gravi osservazioni al progetto sul Timonchio redatto del Beta Studio & C., ho ritenuto mio dovere fondare un Comitato Civico vs le alluvioni (volontario, libero e apartitico) siano esse causate dal Bacchiglione che dall’Astico/Tesina, dato che gli effetti del nodo idraulico irrisolto di Colderuga in Longare, ove confuiscono i due corsi d’acqua in condizioni digrande disparità, influisce in misura rilevante persino sulle quote idrometriche raggiunte nel 2010 sul Ponte della Paura.
Rimane per me inspiegabile, sempreché non si voglia pensare male come al solito ,come mai la gestione Galan & Sartori ( PdL) abbia affidato ancora 8 anni fa circa un progetto idraulico importante come il primo Bacino di Caldogno,“ad personam” dello Studio Beta-Altieri anziché indire una regolare gara tra Studi di Ingegneria come avebbe dovuto essere. Senza considerare che presso la vicina Università di Padova esiste da decenni una famosa e prestigiosa Facoltà di Ingegneria Idraulica con valentissimi docenti specialisti in Costruzioni Idrauliche come i proff. Da Deppo, D’Alpaos, Rinaldo ed altri.
E’ stata veramente una scelta strana quella di voler privilegiare questo studio privato, progettista anche dell’inutile Bacino di Trissino e del progetto di ampliamento del Bacino di Montebello. E infatti qualcuno si sta muovendo in pubbliche assemblee per capire iter e compensi. Ma questa, e non è la sola, è una storia tutta da verificare.

(continua)