Bacino Caldogno - quadernivicentini.it - QV
Il bacino di Caldogno
12 gennaio 2014
cucina obbedienza - quadernivicentini.it - QV
Che cos’è la cucina?
26 gennaio 2014

A proposito di acqua contaminata

acqua asiago - quadernivicentini.it - QV

A PROPOSITO DI ACQUA CONTAMINATA QUANDO, DOVE, COME, PERCHÉ

Non solo Bertesina. Nanoinquinanti in molti acquedotti del Vicentino: valle dell’Agno, fino al Veronese (perfluoroalchilici), Tezze sul Brenta per almeno 10 km (cromo esavalente), Schio fino a Vicenza (petrolio-trielina), da Schiavon a sotto S.Piero in Gù (trielina) + altre minori. Un caso Dupont (Usa) alla vicentina (tra Lonigo e Alonte). L’acqua di Asiago. La logica dell’accumulo quantitativo. Operiamo per sconfiggere le cause (nascoste) di tante malattie o per tranquillizzarci e lasciare che le cose vadano come devono andare (salvaguardia di imprenditori che inquinano, dei cacciatori, dei comuni cittadini senza coscienza pubblica)?

GIANNI PADRIN

NON SE NE PARLA A SUFFICIENZA, ma quanto si sa dei “veleni nascosti” nell’acqua da bere dei vari acquedotti del Veneto e del Vicentino? I microinquinanti cancerogenici che possono finire in falda o nelle sorgenti sono un’infinità (30.000, per fare un numero), ma si possono riassumere i più importanti e probabili in 200-500. Si possono dividere in: metalli pesanti, anticrittogamici, erbicidi, idrocarburi e loro derivati; poi detersivi e loro addizioni di altri prodotti pessimi e ancora, in questi più recenti anni, si aggiungono droghe e antibiotici no-cancer, ma sicuramente no-buoni.
Le categorie di utilizzatori di queste sostanze sono moltissime, proprio per l’enorme diversificazione delle fabbriche e laboratori presenti diffusamente oggi nel territorio; in diversa concentrazione finiscono ad imbuto, nei punti di approvvigionamento delle acque dei nostri rubinetti.
Dichiara il direttore di Acque Vicentine, l’ente pubblico che gestisce e risponde per questa delicata funzione, Angelo Guzzo: “Abbiamo prelevato 928 campioni in un anno, con controllo di 76 sostanze su 30 previste per legge”. Perfetto. Ma questi si devono intendere come esami standard. Ma non si indicano le sostanze. Fare in grande estensione e con alta frequenza questi esami costa molto. Io penso però che a cadenza di 2-3 mesi, o 6 mesi per certe sostanze, può non essere doveroso, ma obbligatorio per il fornitore. Il costo alto, se spalmato su una miriade di utenti, in un anno, è quindi basso, se non irrisorio, rispetto ai costi standard per un’azienda di prelievo e distribuzione di acqua in acquedotto. Eventualmente è meglio diminuire gli esami a sostanze definibili normali, presenti normalmente in tutte le acque del mondo.

Gli scarichi tessili e meccanici dell’Alto Vicentino degli anni ’60

Ma andiamo per ordine. I campanelli d’allarme sono stati tanti e li vedremo più avanti. Intanto l’Ulss 6 conferma che non ci sono rischi sanitari. Nel senso che i rilievi fatti sono molto lontani dagli indici di tossicità in grado di creare rischi per la salute. Potenziali effetti cancerogeni si verificano infatti solo in caso di concentrazioni molto più alte di quella riscon-
trata nell’acquedotto vicentino.
Il cloruro di vinile monomero (cvm) è stato riscontrato. Questo cloruro è un gas che ha origine dalla degradazione del percloroetilene. Prime ipotesi: la provenienza sarebbe rintracciabile negli scarichi degli anni ’60 di industrie tessili e meccaniche dell’Alto Vicentino. La degradazione è avvenuta nel corso dei decenni nelle falde più profonde, a circa 180 metri di profondità in assenza di ossigeno, dando così origine al cvm.
“Siamo molto distanti dagli indici di tossicità” dicono coloro che vendono o controllano le acque; ma cosa significa la parola tossicità? Che non si muore subito? Certamente. Che non si muore a tempi medi? Altrettanto. Ma se si muore di cancro a tempi lunghi? Non vuol dire che non è tossico. Quindi dire che si può bere senza problemi è molto ardito, se non grave.

Perché il Legislatore equipara gli inquinatori a dei rubagalline? Per semplice (e storica) complicità

Le concentrazioni di molti di questi cancerogenici non sono nemmeno in lista, sia perché relativamente nuovi, sia perché non passati al vaglio dei legislatori, spesso azionisti o legati ai produttori e grandi distributori di acqua, che prendono tangenti o regalie o voti o premi di scambio con le lobby e/o multinazionali. Parliamo di reati.
C’è una buona regola: chiedere all’oste se il vino è buono, è come tirarsi la zappa sui piedi. Gli altri elementi “normati” spesso sono in concentrazione molto alta, ma il legislatore e anche quelli del settore, non sembrano interessarsene. Questo è un grave errore. Hanno equiparato gli inquinatori a dei “rubagalline” e quindi i loro reati sono totalmente depenalizzati.
Bisogna considerare (per esempio) che una sostanza come l’ammoniaca, nell’organismo viene tollerata e poi espulsa anche a concentrazioni elevate, mentre un microinquinante a concentrazioni di un miliardesimo, non viene espulso, ma si accumula nelle cellule e/o all’interno del nucleo. Questo comporta che, giorno per giorno, mese per mese, ed anno per anno, decennio dopo decennio, queste sostanze formano un “marasma di accumulo” che distrugge il genoma originale cellulare, creando malattie varie gravi e nuove, che stanno aumentando in numero e quantità.
Quindi se la normativa prevede di non superare (esempio) i 100 nanogrammi per litro, non significa che il composto non sia pericoloso, proprio perché questo si accumula continuamente. Il problema aumenta moltissimo quando quei 200 composti cancerogenici si sommano insieme, con lo stesso effetto finale, aumentato di 200.
Cento per duecento = 20.000 nanogrammi = 20 microgrammi. Parliamo quindi di una normale somma di quantità e non di qualità, addizionabili in quanto tutti cancerogenici. Per questo io penso che la normativa italiana ed europea sia troppo “largheggiante”, quando invece dovrebbe avere il limite inferiore a 1 solo nanogrammo/litro per qualsiasi microinquinante di questo tipo.
Provate a pensare di togliere dalla nostra caraffa trasparente da litro, tutta l’acqua H 2 O, i sali e i soluti che non sono cancerogenici: non ne rimane che un quasi niente. Quel quasi niente però, ogni giorno lo introitiamo sommandolo: proviamo quindi a sommare quel quasi niente per 365 giorni/anno per 50 anni. È come bere pochissimo veleno, ma potentissimo ogni giorno. Il dato diventa più impressionante quando ci mettiamo 200 sostanze.

Il saturnismo degli antichi romani il Pcb dei contemporanei cittadini di Brescia e il Cvm di Quinto Vicentino

Ricordo la malattia detta saturnismo, che vari ricchi romani avevano, per la presenza del solo piombo, rilasciato nanomericamente dalle parti finali delle condutture, ma che si accumulava nel corpo, tanto che in molti scheletri se ne sono trovate tracce consistenti. Provate a pensare al Poli cloruro bifenile (Pcb) di Brescia e di quante migliaia di persone moriranno nei prossimi decenni a sud della città e lungo il corso del fiume, per 1 solo composto rilasciato dalla Monsanto
(vedere Report o leggere Poli Cloruro Bifenile Wikipedia).
Mi sovvien quindi una domanda. L’acqua del sindaco è ancora “buona”? Ci si deve porre allora delle domande. Chi ci vende l’acqua è pagato profumatamente anche per vedere cosa vende, informandosi e dirigendo ordini ai sottoposti, in merito al gravissimo problema. Chi dice che la concentrazione del monomero di cloruro di Vinile (cvm) è basso, è in ma-
lafede, a meno che non sappia cosa dice.
Ricordo che il cvm è diventato famoso a Marghera proprio per la sua cancerogenicità, inquinando tutto e tutti, compresa la Laguna, dove non si può pescare, raccogliere vongole e cozze. Io direi anche fuori dalle bocche di porto per almeno 10 km.
L’ultima notizia arriva da Quinto Vicentino. È stato reperito in un pozzo un campione con un dosaggio di cvm monomero pari a 13,64 anziché a uno (1). Non basta, almeno come segnale?

Basta ossigenare l’acqua con quei soffioni come fatto nelle vasche di Bertesina? Forse non basta.

Speravo ardentemente molti anni fa, che i tecnici sapessero/facessero il loro giusto lavoro, ma sono rimasto deluso. C’è però un’attenuante per questi tecnici, analisti e sanitari; effettivamente quel monomero non ci doveva essere, e specialmente a quella profondità, 180 metri significa falda profonda. Come l’hanno inquinata, da dove e chi? Una colpa sicura ce l’ha il legislatore, cioè quel marasma di signori del parlamento che hanno continuamente votato e continuano a votare leggi deresponsabilizzanti e “legittimanti” gli inquinatori, abbassando i limiti e togliendo anni di galera alle leggi che dovevano punirli (PdL, Lega, Pd, UdC e Idv, insieme da 20 anni). Quando la conoscenza medico-scientifica aumentava, al posto di ridurre i limiti, questi signori del parlamento li aumentavano.
Oltre certi limiti, si uccide. Questo lo sanno tutti. Compresi quegli imprenditori che hanno compiuto quei reati, pensando di essere più bravi e più furbi. Mi piacerebbe che lo sapessero i loro figli o nipoti…
I responsabili dicono: “Non c’è statistica e/o casistica o studi in merito”. Questo significa che il tale elemento non è cancerogenico solo perché nessuno l’ha studiato ? Però si sa benissimo che, non solo è pericoloso, ma fa molto male, ed è un veleno.
Basterà ossigenare l’acqua con quei soffioni nelle vasche del pozzo di Bertesina? I tecnici dicono di sì. Io non mi fiderei, visti i precedenti.
“E’ un gas molto volatile, che sparisce presto”.
Il sistema di insufflazione-gorgogliamento adottato è ottimo, peccato che avvenga in camera chiusa, mentre dovrebbe essere in camera aperta e ventilatissima e per tanto tempo. Di monomero comunque ne dovrebbe rimanere a “sufficienza” per dire no, non basta a renderla sicura.
Vincenzo Cordiano, medico dell’Associazione medici per l’ambiente, mette in guardia contro facili rassicurazioni: “Dal punto di vista medico, per queste sostanze non c’è un limite al di sotto del quali si possa dire che siano assolutamente sicure.”
Le stesse osservazioni si possono fare per i pozzi/fontanelle superficiali senza o con etichette rotte di NON POTABILE o di pozzi per alimentazione animale.In questa situazione (parliamo di microgrammi, non nanogrammi) di insicurezza totale di ciò che beviamo, uno come me che ha sempre bevuto l’Acqua del Sindaco, cosa dovrebbe fare? Fidarsi ancora dei sindaci che dicono: tutto OK, non c’è pericolo? Andarsi a comprare le bottiglie. Ma quali? Quelle di plastica che rilasciano il monomero di PET, ma nessuno lo dice, perchè la lobby degli “acquari in bottiglia” comanda, o quella del vetro che però costa di più? O devo andare alle casette dell’acqua (ma da dove arriva)?

Le cave riempite di rifiuti nel Vicentino, i buchi del bacino di Trissino, i progetti di Caldogno

In quello che i francesi chiamano il cahier des doléances, aggiungiamo le cave riempite di rifiuti nell’alto e medio Vicentino, come a Sarcedo o di quella che vogliono fare a Vianelle di Marano o del riempimento dei buchi che hanno fatto là dove vogliono “produrre” il bacino di Trissino (sul ghiaione grosso, dove l’acqua si trova da sola la via d’uscita, scavandosi una galleria, e finendo ad inondare la contrada sottostante?), ripieno di “buoni” scarti di conceria, o degli scarti di fonderia, ospedalieri e chissà cosa, in quello che vogliono fare a Caldogno, dove hanno scavato le argille i “Capiterlini vari” (dove l’acqua viene su da sotto, prima di riempirlo da sopra, diminuendo di molto i 3,8 milioni di metri cubi previsti dai progettisti di Beta Studio Altieri (Lia Sartori-Galan-Berlusconi). Chissà come mai le varie cave semplici, pulite e ampie, di alcune decine di milioni di metri cubi, non vengono utilizzate come bacini?
Quindi, se l’acquedotto non è sicuro, l’acqua che fuoriesce dagli acquedotti la dobbiamo pagare meno, in quanto di qualità inferiore. Non va bene forse neanche per uso lavaggio, per il minestrone o la pastasciutta ? Non è utilizzabile neanche per dar da bere agli animali, che poi ci mangiamo, quindi daremo acqua in bottiglia anche ai maiali, vacche da latte, tori da carne, polli e anatroccoli…? A me piacerebbe che tutto questo fosse una fantasia, invece…
Avevo sospettato già qualche decennio fa che andavamo a finire così, conoscendo da dove arrivano le acque di falda e come si formano, che è molto più complicato del solito schemino semplificato che si vede in certe assemblee, quando si parla di acqua.

L’acido perfluoro octanoico prodotto a Trissino e il caso Dupont, che pagò 300 milioni di dollari per evitare una class action

Ringrazio quella classe di imprenditori, cacciatori, borghesi, persone “normali” che non hanno pensato o pensano sul loro futuro, ma “ragionano” solo sul presente, per i schei a tutti i costi, o a quelli che buttando tutto giù per lo scarico, non vedendo l’inquinante, non pensano a dove andrà a sparire miracolosamente.
Sperare che qualsiasi inquinante, passato per costosi filtri al carbone attivo, trasformi il petrolio blu inquinato, in acqua miracolosa, mi sa che è pura utopia.Quanti cittadini sono interessati al problema ? 5.000, 50.000, 500.000?
Si parla di nanogrammi per litro, per quell’acido perfluoro octanoico prodotto da quell’azienda di Trissino. Serve a impermeabilizzare i tessuti ed è finito già nei guai negli Usa. La multinazionale Dupont nel 2004 per evitare la class action di 60 mila abitanti ha pagato oltre 300 milioni di dollari e ha promesso che entro il 2015 non lo userà più.

Limiti di sicurezza: la Germania se li è fissati da sola. Ad Acque del Chiampo chieste spiegazioni

Ma il problema è proprio quello dei valori di sicurezza. Che non ci sono in Europa e quindi in Italia. La Germania li ha fissati da sola: 100 nanogrammi litro. Nel caso della Dupont si parlava di 400 nanogrammi/litro. Qui nel Basso Vicentino nell ́acquedotto si parla di 2000/2500 nanogrammi per litro. E nei pozzi privati addirittura di 16 mila/19 mila. Ad Acque del Chiampo, la società che vende l’acqua ai valligiani fino alla pianura, i proprietari dei pozzi privati situati tra Lonigo e Alonte hanno chiesto spiegazioni. Erano stati trovati valori fuori norma di Pfoa, sostanza usata per fare il Goretex e accusata di essere tossica e cancerogena, e i proprietari dei pozzi si erano preoccupati. Poi hanno saputo che la concentrazione trovata nelle falde dietro casa sarebbe ancora più elevata.
Dopo 25 anni è stata pubblicata una lettera dove un’analista scrive ad un collega, spiegandogli la pericolosità. Il dottor Vincenzo Cordiano, presidente dei Medici per l’ambiente -Isde di Vicenza: “Sono sei le malattie legate all’inquinamento da perfluoro: cancro alla vescica e alle vie urinarie, patologie della tiroide e cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemia e colite ulcerosa.”
L’accusa è precisa, non deflette: “Ora l’acquedotto, dice Acque del Chiampo, è stato risanato e il Pfoa è pari a zero. E i pozzi privati saranno chiusi, almeno quelli che hanno fatto le analisi. Ma gli altri? E soprattutto, cosa succederà con l’acqua usata per irrigare i campi e gli orti, per abbeverare gli animali da allevamento, che poi mangiano anche i foraggi irrigati con quell’acqua a rischio? Un rischio che ha convinto l’Unione Europea a inserire il Pfoa tra le sostanze ad alta pericolosità e da monitorare. E i guai nascono dall’assunzione della sostanza nell’acqua ma soprattutto con la dieta, dicono le ricerche mediche. Perché l’inquinamento da Pfoa interessa l’intera catena alimentare: l’acqua contaminata finisce sugli ortaggi che mangiamo o sull’erba da foraggio che diventa carne, latte e uova e di nuovo ce li mangiamo. Tutto da dimostrare ancora che la presenza dell’acido perfluoro octanoico nel Basso Vicentino abbia provocato danni. Ma va dimostrato anche il contrario. E visto che ci vogliono anche 8 anni prima che la quantità di Pfoa ingerita e depositata nei tessuti si dimezzi, servirebbe un’indagine sulla popolazione. La risposta alle domande si fa con i dati e la trasparenza.”
Sperare di rimanere incontaminati, quando noi siamo gli inquinatori, è forse pura utopia. O vogliamo solo vivere per tranquillizzarci (e morire tranquilli)?

L’acqua di Asiago

Un esempio semplice per capire meglio il rapporto che esiste fra l’uomo e le acque, si vede perfettamente nell’Altopiano di Asiago. Le acque che cadono per pioggia sul terreno sono essenzialmente pure e finiscono tutte per carsismo 1 km più in basso, dove vengono pompate in su per rifornire gli acquedotti dei 7 Comuni. Ma cosa arriva ad Oliero? La maggior parte di acqua che cade sulle rocce e sui boschi arriva pura e penetra fra le crepe altrettanto pura (a parte un po’ di corpus colata, calcare e sostanze organiche). Una piccola parte però, cade sull’asfalto sporco di benzenici delle auto, del piombo sparato dai cacciatori, dei prodotti chimici usati e buttati dappertutto, delle fognature perdenti e dei depuratori che non depurano, delle discariche disperdenti (tutte), dei diserbanti per “uccidere l’erba maligna” dai marciapiedi (perché troppo difficile usare il badile). Quindi questi inquinanti, anche se percentualmente infinitesimi sulla quantità totale, sono un’inquinante continuo.
Ne consegue che sull’Altopiano il rapporto è perfetto: l’uomo inquina e quindi si beve la sua acqua inquinata. Non che sia molto diverso anche per quelli di pianura; i più fortunati sono quelli che abitano in alto e che bevono acqua di sorgente, solo che poi mangiano e bevono anche prodotti non locali inquinati, provenienti dalla pianura. Quella pianura che è inquinata di cromo esavalente, Pvc, perfluoroalchilici, idrocarburi generici, trielina, percolato di discariche generiche Rsu, percolato di discariche “pesanti”. Quelle che erano larghe macchie di leopardo nella carta geografica provinciale, oggi hanno riempito la pianura e si sovrappongono una sull’altra. Quali sono i pozzi e le sorgenti ancora buone? Le prospettive sono molto dure e devono far pensare che idioti stili di vita abbiamo percorso e cosa stiamo dando ai nostri figli.